giovedì 30 dicembre 2010

My Best Of 2010

Tra gli innumerevoli ascolti dell'anno appena passato,questi sono quelli che,in un modo o nell'altro,mi sono rimasti "più addosso" di altri.
Non sono in ordine di preferenza.

"The Promise" (box)-BRUCE SPRINGSTEEN
"The Union"-ELTON JOHN & LEON RUSSELL
""Le Noise"-NEIL YOUNG
"Rebel Within'"-HANK III
"Brothers"-BLACK KEYS
"Mulennium"-GOV'T MULE
"Next Stop Is Vietnam" (box-13 CD)-VARIOUS ARTISTS
"Live! In Chicago"-KENNY WAYNE SHEPHERD
"High Violet"-THE NATIONAL
"Walking In a New Direction"-W.I.N.D.
"Band Of Joy"-ROBERT PLANT
"The Well"-CHARLIE MUSSELWHITE
"Live At The Ryman"-JONNY LANG
"End Times"-EELS

venerdì 24 dicembre 2010

Sam Elliott



Ci sono films,assolutamente dozzinali e di grana gossa,per palati non proprio raffinati,girati con il solo scopo di regalare un paio d'ore di svago,che però ti restano incollati addosso negli anni a seguire,soltanto per qualche piccolo particolare o sfumatura che ti entra dentro e non se ne esce più.
Uno di questi particolari può essere,magari,la caratterizzazione che un determinato attore da' al suo personaggio,personaggio magari di secondo piano ma in grado di fissarsi nella tua memoria e di farti ricordare quel particolare film,appunto,proprio per la sua caratterizzazione più ancora del personaggio principale della trama e del film stesso.
Questa sensazione mi è capitato spesso di provarla,quando mi sono trovato a vedere dei movies dove,magari in una parte di secondo piano appunto,recitava Sam Elliott.

Non starò a fare la storia della vita artistica di Sam,che oltretutto è priva di capolavori da nomination all'Oscar (anche se,soprattutto nel primo film che me lo fece notare non mancarono i riconoscimenti).
Il primo film in cui notai che la caratterizzazione dei personaggi che interpretava aveva la cosidetta “marcia in più”,fu “Mask-Dietro La Maschera” di Peter Bogdanovich del 1985.Sam interpetava la parte di Gar,il biker amante della libertà compagno di Cher,che nel film era Florence la madre di Rocky Dennis il ragazzo deforme.
Gar,con quei suoi baffoni,sottolineati dalla maglietta “Moustaches Rides”,e quel suo sguardo di trequarti,non poteva rimanere inosservato e si conquistava le simpatie del pubblico (anche e soprattutto femminile,visto che incarnava in un certo qual modo il tipico maschio rude ma leale e soprattutto difficile da “acchiappare”).

Il personaggio però che,a mio avviso,ha caratterizzato con maggior forza è stato quello del mitico Wade Garrett nel film “Il Duro Del Roadhouse”(1989) dove,in un film piuttosto scontato sui buttafuori di un locale americano,il Roadhouse appunto,interpretava un buttafuori ormai sul viale del tramonto,un po' in su con gli anni ma capace,con la sua esperienza e saggezza di dare una mano al più giovane James Dalton (interpretato dal povero Patrick Swayze).
Bellissima la scena quando arriva a cavallo della sua vecchia Harley Davidson per la prima volta davanti al locale e spengendo la motocicletta si avvia all'interno del locale.
Il film presentava tra l'altro una stupenda colonna sonora ad opera di Jeff Healey e della sua Band che recitavano anche nel film come la band che si esibiva dal vivo al Roadhouse.

Anche nell'ottimo “Tombstone” di George P.Cosmatos del 1993,dei tre fratelli Earp quello che si ricorda con maggior forza è il maggiore dei tre,Virgil con i suoi enormi baffoni spioventi e la sua camminata zoppa,interpetato appunto da Sam Elliot con la solita forza del suo sguardo obliquo.



Altri film da ricordare,impreziositi dalle sue interpretazioni,sono: “Rush” (storia di droga con nel cast un carismatico Gregg Allman),il monumentale “Gettysburg” sulla battaglia di Gettysburg appunto,opera straordinaria di oltre quattro ore sulla Guerra di Secessione,”The Final Cut” dove interpreta un artificiere accusato ingiustamente di strage,”We Were Soldiers” ed il cameo sul finale dello stupendo “Il Grande Lebowsky” dei Fratelli Coen (1998) dove interpreta il cowboy narratore (Lo Straniero).




E' merito di attori,magari non star megaidolatrate,ma dal grande carisma come Sam se noi amiamo tanto il cinema,anche il cinema cosidetto di “serie B”che tante piccole perle ci ha regalato in passato e tante continuerà a regalarcene.

giovedì 23 settembre 2010

"Death Proof-A Prova Di Morte" (2007) di: Quentin Tarantino

Inutile dire che il film mi è piaciuto ed anche molto, visto che è un tipico road-movie e visto che Quentin si è letteralmente sbizzarrito nelle citazioni e nelle curiosità che abbondano nella pellicola, però è anche vero che...in qualche modo mi ha un pò lasciato l'amaro in bocca.


Mi spiego, gli ingredianti che fanno la differenza tra un film ed un film di Tarantino ci sono tutti, citazioni a valanga, ad esempio una girl del gruppo di ragazze che costituisce la prima parte del film indossa una t-shirt con scritto "L'Ultimo Buscadero" in italiano!








Oppure la papera di gomma che è posta sul cofano delle due auto guidate da Stuntman Mike (una Chevy Nova del 1971/72, che poi e lo stesso modello di quella sulla quale viaggiavano Vincent e Jules in Pulp Fiction, targata JJZ-109 stessa targa dellaFord Mustang del 1968 guidata da Steve McQueen nel film “Bullitt”) è la stessa papera vista sul cofano del camion di "Convoy-Trincea d'asfalto" di Sam Peckinpah, la canottiera originale indossata da Kurt Russell nel film “Grosso Guaio a Chinatown” è appesa su una parete del Texas Chili Parlor. Richiami ai suoi films precedenti (la suoneria di un cellulare è il tema fischiettato di "Kill Bill");colonna sonora,al solito,straordinaria,molto anni 70 (con brani di T.Rex,Willy De Ville,Pacific Gas & Electric,The Coasters,ecc.).


Richiamo agli anni 70 anche nel tipo di pellicola, con sgranature , righe, colore che a tratti se ne va lasciando il posto a momenti di bianco e nero.
Ci sono i lunghi dialoghi, che in alcuni tratti sono di una lunghezza imbarazzante che servono però a preparare a vampate di inaudita violenza. Memorabile e sensualissima la scena della lap dance che Arlene/Butterfly fa a beneficio di Stuntman Mike...insomma c'è tutto quello che uno si aspetta dal cinema Tarantiniano.






Però nonostante tutto si esce con un filo di insoddisfazione ed il motivo credo sia principalmente che, negli Stati Uniti il film era uscito accoppiato ad un altro film "Panet Of Terror" di Robert Rodriguez ed intervallato da alcuni fake trailers, tutto per rimandare ad un tipo di B-Movies (due al prezzo di uno) in voga negli USA negli anni'70 e '80. Infatti il titolo originale avrebbe dovuto essere "Grindhouse". Il titolo si riferiva appunto a quei cinema (spesso capannoni improvvisati chiamati appunto Grindhouses) che negli anni 70, con il prezzo di un solo biglietto, proiettavano film b-movie uno dopo l'altro.
La durata del film era di circa tre ore. Alla sua uscita negli Stati Uniti però, gli incassi non sono stati entusiasmanti (un vero e proprio flop) tanto che è stato deciso di dividerli e di "allungarli" entrambi, dato che la durata dell'episodio di Tarantino era di soli 70 minuti circa.
Tutto questo ha certamente nuociuto al risultato finale.
Resta comunque un film che tutti gli appassionati del genere non possono lasciarsi scappare.

martedì 21 settembre 2010

"1997:FUGA DA NEW YORK" (1981) di: John Carpenter

Film fantastico e geniale privo di qualsiasi raffinatezza. La più grande metropoli del mondo estrinseca in questo film tutte le sue potenzialità negative e Carpenter non cede alla tentazione di fare la morale; i buoni si distinguono dai cattivi solo per non essere finiti nel carcere di massima sicurezza. Alla fine i cattivi sono vinti ma anche l'eroe negativo vince sul sistema.

Jena Plissken (Snake nell'originale) è il personaggio chiave, in lui c'è l'irriducibilità dell'eroe dall'anima fortemente individualista.



Carpenter inventa e arreda la metropoli (e tutto girato a basso budget) ultradegradata con allucinata fantasia e i personaggi (primi fra tutti il tassista Ernest Borgine, il presidente viscido Donald Pleasence e il "Duca" Isaac Hayes) assumono un rilievo da fumetto di grande qualità.




lunedì 20 settembre 2010

"L'ultimo Buscadero"(1972) di: Sam Peckinpah con Steve McQueen


Grande film del regista di San Joaquin Valley in California, amante dei "perdenti"degli emarginati, regista che ha sempre pensato che se in questo mondo non ti allinei o ti arrendi...finirai col restare solo, ma arrendendoti perderai la tua indipendenza di essere umano. Quindi un regista che sta dichiaratamente con i solitari.
Questo grande film ne è un esempio, un western contemporaneo recitato magistralmente da un Grande Steve McQueen,ex campione di rodeo oramai in disarmo.
Il senso di malinconia e disillusione non sono mai stati così forti come in questo film di Peckinpah.
Altamente cosigliato.

martedì 20 luglio 2010

Tina Vaughan (incontro con Tina,la nipote di Stevie Ray)


Durante l'ultima serata del Pistoia Blues 2010, mentre si stava esibendo sul palco il Grande Jimmie Vaughan,con il suo eterno e bellissimo Texas-Blues, scendo nei camerini per andare a prendere Lou Ann Barton, leggendaria cantante di Fort Worth, Texas,che nel 1970 fu parte del Triple Threat Revue, comprendente W. C. Clark e Stevie Ray Vaughan e successivamente fu uno dei membri fondatori dei celeberrimi Double Trouble, sempre in compagnia di Stevie Ray.
Al momento di salire sul palco, mi accorgo che ci ha seguito una ragazza molto carina e con un viso dolcissimo ed un sorriso smagliante; Lou Ann sale sul palco ed io rimango con questa ragazza sulle scalette laterali del palco stesso. La ragazza ogni volta che incrocio il suo sguardo mi sorride,cosi' io, per rompere il leggero imbarazzo, butto lì un "...Great voice Lou Ann", lei accondiscende con un sorriso ancora più grande, al che io, di getto, le dico in inglese "....molti anni fa in questo stesso Festival ho avuto occasione di conoscere ed ascoltare il Grande chitarrista che suonava nella prima formazione in cui ha militato Lou Ann, il più grande di tutti...Stevie Ray Vaughan!"...Lei mi guarda, immediatamente le si inumidiscono gli occhi, mi abbraccia e mi dice "...Thanks for remember...Stevie Ray was my uncle...Jimi is my father!".Immediatamente mi è venuta la pelle d'oca alta un dito! Lei era Tina, la nipote di Stevie Ray Vaughan e la figlia di Jimmie Vaughan...
Le ho mostrato il mio braccio, che pareva una racchetta da ping-pong,lei lo ha accarezzato, le ho preso il volto tra le mani, a questo punto anche io con gli occhi lucidi e, guardandoci negli occhi, abbiamo capito che entrambi stavamo vivendo un momento magico, grazie anche alla "forza" della Musica e delle emozioni che il suo Grande Zio ci ha lasciato...

‎...credo che in fondo sia tutta questione di "CUORE" e quando due persone che hanno questo organo (e che non gli serve solo a pompare sangue ma anche sentimento) si incontrano...accadono queste cose!
Tina sicuramente HA un grande cuore e queste sono "piccole magie" che possono accadere dietro le quinte di un concerto...

lunedì 31 maggio 2010

The Cleopatras-"Things Get Better" (2010)

C'era un periodo (i mitici Sixties) in cui bastava che una canzone ti restasse in testa perchè "l'ambaradan" fosse già a metà dell'opera e l'autore del brano entrasse a tutto diritto nella tua personale lista degli Artisti da tenere d'occhio.

Penso ad innumerevoli casi , il Phil Spector-Sound ne è un esempio perfetto , il suono della Tamla Motown di Detroit è un altro esempio illuminante. Brani immediatamente memorizzabili ed estremamente orecchiabili erano la loro prerogativa.

Con l'avvento del primo Punk americano degli anni settanta la cosa si è ripetuta ed i Ramones sono un altro esempio che conferma questa regola . Canzoni brevi , incisive , con riffs che ti entrano in testa e non se ne escono più . Se a tutto questo si aggiunge una carica tutta femminile ed una ottima vena compositiva otterrete un nome : The Cleopatras!

Quintetto di ragazze italianissime che si rifà ad un suono datato ma mai vecchio.

Da poco è uscito il loro nuovo album dal titolo “Things Get Better” per la label “Area Pirata”.

10 brani al fulmicotone , tutte loro composizioni ad eccezione del tributo all'iguana Iggy Pop “Real Wild Child”

Su tutte la trascinantissima “T-Boy” dal tiro micidiale e dagli stacchi prepotenti , l'iniziale “Sizes” che,una volta ascoltata,ti si ficca in testa come un chiodo (anzi una bulletta!) per non uscirne più , lo strumentale “The Asp” brano di cui sono arciconvinto che se Tarantino arrivasse , per qualche caso del destino , ad ascoltarlo , lo piazzerebbe sicuramente in qualche scena di un suo prossimo film , magari con Steve Buscemi ; l'altro tormentone “Freaky Freaky” che non sfigurerebbe assolutamente nella programmazione di qualche Radio un po' più Rock-oriented” , Masculine” sberleffo irriverente e il breve finale jazzy di “A Good Girl's Song”.

Il loro Garage/Surf/Punk non passa assolutamente inosservato : Runaways , Pandoras , Bangles , tracce di Ramones ed una spruzzatina di B-52's , queste sono alcune delle influenze che ho personalmente riscontrato nel loro suono che , da loro centrifugato e frullato , ha dato origine al disco che vi consiglio caldamente di ascoltare.

Se per caso dovessero passare dalle vostre parti per un concerto,vi consiglio di non lasciarvi sfuggire l'opportunità di andare a vederle ; dal vivo sono trascinanti,irriverenti e...sexy!
Things Get Better with The Cleopatras!

martedì 27 aprile 2010

Lynyrd Skynyrd-Milano "Palasharp" 3 June 2009

Partiamo da Firenze alla volta di Milano in 5 (per poi trovare molti altri Amici li sul posto).
All'arrivo il colpo d'occhio è incredibile;migliaia di confederati si sono ritrovati di fronte al Palasharp per l'appuntamento con una delle Leggende del Southern Rock e la cosa va al di la delle mie aspettative vista la crisi che attanaglia il nostro Paese e visto che venivamo da un lungo ponte ed era appunto giorno lavorativo.
Moltissime le Rebel flags e quasi tutti con indosso magliette della celebre Band.

Dopo una breve attesa entriamo all'interno della struttura ed il colpo d'occhio è stupendo:c'è il quasi esaurito e,ripeto,non mi aspettavo assolutamente un risultato del genere.

Mi aspettavo molto da questo set,era in fondo la prima volta che vedevo la Band in azione avendo "bucato" la data del 1997 per motivi di lavoro,e quando si sono spente le luci ed una musica degli Ac/Dc (?) ha preceduto l'ingresso della Band sul palco ho avuto un lungo brivido...

La nuovissima line-up prevede:
Johnny Van Zant - lead vocals
Gary Rossington - lead & rhythm guitars (unico membro originale supersite)
Rickey Medlocke - lead & rhythm guitars, backing vocals
Mark Matejka - lead & rhythm guitars, backing vocals
Peter Keys - keyboards
Robert Kearns - bass, backing vocals
Michael Cartellone - drums
Dale Krantz-Rossington - backing vocals
Carol Chase - backing vocals

L'inizio delle danze è la classica "Workin'For MCA" seguita da "Ain't The One" e,già da subito,mi accorgo che quelle che erano le mie paure stanno purtroppo diventando realtà;la Band dopo la scomparsa di Billy Powell ha perso quasi completamente quelle caratteristiche Southern che me la facevano tanto amare,non c'è più quella irriverenza,quella sfacciataggine quel "gusto" tipicamente sudista che faceva dei Lynyrd una Band al di fuori delle "regole".
Si,daccordo,sono già tanti anni che non è più la stessa cosa ma i dischi degli ultimi 15 anni contenevano delle vere e proprie perle (come non citare le stupende ballate "The Last Rebel","Tomorrow's Goodbye","Never Too Late"o le più recenti "Red White And Blue","Life's Lessons" e "Lucky Man") ed il meraviglioso piano honky tonk di Billy ci faceva credere che la Family nonostante tutto poteva andare avanti nonostante le gravissime perdite che avrebbero azzerato chiunque altro.
Il Grande Hughie Thomasson (ex-Outlaws) era stato un fantastico sostituto dei leggendari chitarristi che lo avevano preceduto e si poteva persino sopportare la vena hard di Ricky Medlocke che era rientrato alla base dopo la parentesi Hard Rock (non li ho MAI potuti definire una Southern Band) dei Blackfoot.

Adesso però un pianista,Peter Case,addirittura imbarazzante ed il dilagante Medlocke,che sembra proprio abbia sempre peso maggiore all'interno del Gruppo,hanno indurito di molto il sound a scapito della vena Southern.
Indubbiamente un concerto divertente,il Gruppo tira fortissimo e riesce a coinvolgere il folto pubblico con un'incredibile presenza scenica ed un carisma fuori dal comune...però per un vecchio fan,un lieve sapore amarognolo in bocca resta...
Come dicevo riguardo al concerto dei Molly Hatchet del 2008,queste sono occasioni in cui bisognerebbe andar li senza troppi problemi,con addosso solo una sana voglia di divertirsi che indubbiamente viene soddisfatta,se non fosse che,le settimane che precedevano l'appuntamento mi ero messo ad ascoltare i vecchi dischi ed
a guardare vari dvd della original line-up dei 70's pre-Baton Rouge...e,beh...purtroppo non è proprio più la stessa cosa...

Questa è la scaletta della serata:

01. Workin For MCA
02. I Ain't The One
03. Saturday Night Special
04. What's Your Name
05. Simple Man
06. That's Smell
07. Whiskey Rock-A-Roller
08. Medley (Down South Jukin, Needle And The Spoon, Double Trouble, Tuesday's Gone)
09. Gimme Three Steps
10. Call Me The Breeze
11. Sweet Home Alabama
12. Freebird
Come si può vedere sono stati previlegiati i classici della Band e pensare che dopo circa un mese,sarebbe uscito il loro nuovo disco (bello tra l'altro) "God & Guns"...niente dei brani (alcuni peraltro bellissimi)degli ultimi dischi,il brano più recente che hanno fatto è datato addirittura 1977...

La mattina successiva,a volte il destino è proprio beffardo,ho ricevuto via posta dagli Stati Uniti il loro "Authorized Bootleg-Winterland-San Francisco,Ca 1976"...che differenza tra "quella" Band e quella(divertente ripeto) del concerto appena visto...

lunedì 26 aprile 2010

PISTOIA BLUES 2009-30th Anniversary Edition

E così ancora un anno è passato e siamo di nuovo qui a raccontare ricordi,emozioni e quant'altro dell'edizione appena passata.

E' stata questa un'edizione nata tra mille difficolta'...difficoltà che sono proseguite anche durante il suo svolgimento ma che non sono riuscite assolutamente ad intaccare la bellezza di un'atmosfera che si perpetua da trent'anni;un'atmosfera che solo questa celebrata e magnifica Piazza sa donare.
Come dimenticare le defezioni agli ultimi tuffi di Gary Moore,Pul Gilbert,Lauryn Hill ed a poche ore dall'inizio dell'ultima serata di Taj Mahal?
Qualsiasi altra manifestazione sarebbe caduta al tappeto senza possibilità di rialzarsi...invece no,Pistoia ha reagito presentando un cast,a mio avviso,indovinatissimo soprattutto per quanto riguarda la serata di sabato.Raramente siè avuto una serata piena zeppa di tanto gusto;ma andiamo con ordine.

VENERDI' 3 LUGLIO:
Aprono la manifestazione i RADIO HELL da Prato,il loro è un breve set (3 brani) molto energico,un Rock duro (come lo definiscono loro) dalle venature Southern,soprattutto all'interno della ballata (Sunset Of Fire) che conclude il loro tiratissimo set,bravi!
A seguire LORENZO DEL PERO alla sua seconda apparizione al Festival.Con una Band di "veterani" del movimento musicale toscano,tra le cui fila anche il bravo sassofonista Cris Pacini,Lorenzo ha prodotto un set breve ma piuttosto tirato,dando sfoggio delle sue notevoli doti chitarristiche e vocali.
GUTHRIE GOVAN è un giovane chitarrista inglese.Preferisco però non ripetere i miei giudizi su questo tipo di chitarristi che fanno della tecnica pura la loro arte.
Non mi ha entusiasmato.
ALVIN YOUNGBLOOD HART accompagnato dagli W.I.N.D. Fabio e Silver sale sul palco e già impressiona per la sua mastodontica figura.
Il primo brano (Big Mama's Door) è già un biglietto da visita di quello che sarà il suo set,roccioso e tirato il Bluesman ci dà dentro con grinta e tecnica accompagnato degnamente da quella "macchina da guerra" che è la ritmica degli W.I.N.D.,bel set da ricordare.
KAKI KING ha proposto un set diviso tra acustico ed elletrico;personalmente ho trovato che la parte elettrica del suo set sia stata,almeno a mio avviso,un po' noiosetta,al contrario del set acustico che ha confermato le sue doti indiscutibili.
JON SPENCER HEAVY TRASH è il nuovo progetto dell'eclettico Spencer.Il loro set mi ha davvero divertito,un rockabilly anfetaminico trascinante e coinvolgente.
Non hanno assolutamente fatto rimpiangere Paul Gilbert...anzi!
Finale con i CHICKENFOOT.



Personaggi assolutamente carismatici nel backstage,tipici Artisti che "la sanno lunga".
Devo dire che ero piuttosto dubbioso sulla scelta di questo supergruppo per la serata di apertura del Festival,invece devo dire che,pur non avendomi entusiasmato,sono riusciti (almeno per la prima mezz'ora del loro set) a lasciarmi a bocca aperta per la loro padronanza della scena,cosa che avrei dovuto aspettarmi visti i trascorsi dei rispettivi componenti che ricordo essere il bassista e cantante dei Van Halen,il batterista dei Red Hot Chili Peppers e Joe Satriani,per il loro incredibile "muro di suono" e,perchè no,per le loro composizioni che non sono assolutamente male,anzi si sono rivelate piuttosto piacevoli,anche se siamo pur sempre e solo nel "divertimento" e niente di più.
Non ho mai amato chitarristi dello stile di Satriani,è risaputo,però quando suona la chitarra in maniera più "rock" ed evita le solite masturbazioni musicali (vedi G3) risulta molto ma molto meno fastidioso alle mie orecchie.

Passo adesso al mio personale racconto della seconda giornata,giornata a mio avviso in cui si è riusciti a creare un ensamble di suoni e musiche che si sono integrate come gli affluenti che fluiscono in un fiume.Raramente ho percepito questa cosa in una serata del Festival,la serata di sabato è stata in questo senso spettacolare.

SABATO 4 LUGLIO

Iniziano i WALKING TREES,quartetto di ragazzi calabresi dalle profonde radici Rock-Blues con alla voce una ragazza (Teresa) dalla voce incredibile.
Il loro breve set fa capire la grinta e la tecnica del gruppo,una bella versione di "Woman Across The River" degli Allman ci fa capire che nel dna dei ragazzi si trova del Southern Rock in quantità notevoli.
Durante il cambio di palco,Teresa viene richiamata dalla presentatrice Chiara Buratti,per intrattenere il pubblico con una versione a cappella di "Mercedes Benz".
Cambio di palco effettuato e sale sul palco il fiore all'occhiello del Blues Toscano (Pistoiese doc in questo caso),la punta di diamante del chitarrismo made in Pistoia:NICK BECATTINI che questa volta si presenta con le coriste al seguito (le Nickettes).
Un concerto di Nick è per me sempre qualcosa di speciale,data l'amicizia ventennale che mi lega al chitarrista,ogni volta però rimango sbalordito dalla sua tecnica,dal suo gusto e dalla sua grinta.
Inizia con "Gotta Pay My Bill" uno slow-blues scritto da Angelo Rossi e Nick stesso e ci regala un concerto tirato e divertente con una "Shake Your Money Maker" finale che fa ballare tutta la Piazza.
Tocca all'astro nascente del Blues made in Usa:MICHAEL BURKS.
Non so voi ma a me è piaciuto da matti...per carità niente di nuovo,classico Blues ma fatto con una grinta,un tiro pazzesco!
Il trio (circa 400 kg in tre!) è rocciosissimo e snocciola Blues duri e slow con una facilità ed una naturalezza che ultimamente poche volte avevo riscontrato.
Arriviamo a quello che secondo me è stato il set che ricorderemo come quello più significativo di questa edizione:DEREK TRUCKS BAND.


Innanzitutto è doveroso ricordare la disponibilità e assoluta cortesia del ragazzo.
E' una costante che si è ripetuta con tutti gli appartenenti agli Allman che sono passati da questa Piazza (Gregg Allman,Warren Haynes e Lui),solo Dickey Betts era leggermente più riservato ma non per questo non disponibile,anzi...però si sa,Dickey è un cowboy!
Ha passato il pomeriggio girellando per la Piazza,firmando autografi e fotografandosi con tutti,davvero una bella persona.
Cosa dire della sua Musica...beh,la cosa più giusta penso me l'abbia detta Nick Becattini stesso (e se lo dice Lui...):Derek ha letteralmente inventato uno stile!
Il modo in cui usa la mano destra,quel far "ruggire" la chitarra (come dico io) sono unici...set m-e-m-o-r-a-b-i-l-e!

Tocca alla bellissima e dolcissima Joss Stone,accompagnata da una Big Band di bianco vestita,con tre coriste,Joss ci delizia con una voce stupenda che già dall'iniziale "Super Duper Love" ci fa capire che la ragazza ha un indiscutibile talento e,soprattutto dal vivo,non cede alle lusinghe dello star system,badando al sodo e regalando ala Piazza una performance di assoluta classe.

Passo adesso a darvi le mie impressions su quella che a mio avviso (e so di attirare stupore in queste mie considerazioni) considero la più debole delle tre serate,nonchè una delle più deboli degli ultimi anni.

DOMENICA 5 LUGLIO:

Il colpo d'occhio della Piazza non fa ben sperare,ha appena smesso di piovere,cartelli alle transenne annunciano la defezione di Taj Mahal (che si farà sentire...e come se si farà sentire...) ed in più,cosa assolutamente inedita per una serata delle tre canoniche,la platea conta un gran numero di sedie numerate .
Iniziano i SOUTHLANDS da Pavia,autori tra l'altro di un bel cd (recensito positivamente anche dal "Buscadero") "The Morning Sky".
Propongono una Musica molto "Americana" con influenze dei Grandi tipo John Hiatt,John Mellencamp e perchè no,Springsteen.
La loro non è una Musica molto immediata bensì un sound che cresce con gli ascolti e i soli tre pezzi che purtroppo hanno a disposizione non riescono sicuramente a farsi apprezzare appieno dalla platea invero non numerosissima.
A seguire un altro chitarrista,conosciutissimo ed apprezzatissimo a Pistoia: Emiliano Degl'Innocenti che con la sua Emiblues Band accompagna il bravo Sidney Selby,in arte GUITAR CRUSHER.
Amo molto questo Artista,una specie di Beautiful Loser del Blues,uno di quei personaggi che hanno sfiorato il successo nei 60's per poi non afferrarlo,complice anche il fatto di essersi sposato e trasferito in Germania.
Bellissimo il suo modo di prepararsi per il concerto in modo di offrire al suo pubblico una bella immagine di se,via quindi con scarpe di vernice,camicia bianca con cravattino texano e pantalone rigorosamente nero come il cappello.
Bellissima e molto intensa la sua voce dalle venature molto Soul.
Bel set,trascinante!
Tocca a ROBERTO CIOTTI che propone un lungo set unplugged;che dire,Roberto è uno che la sa lunga e la sua più che trentennale carriera parla chiaro,le sue composizioni non sono mai banali,però alla lunga,ho trovato il suo set leggermente noioso.
Avrei apprezzato molto un suo intermezzo unplugged nel contesto di un concerto elettrico.
E' poi la volta del "professore" Larry Carlton,lo definisco così perchè questa è l'immagine che mi dà,quella cioè di un professore della seicorde.
Niente da dire,professionista ineccepibile,chitarrista pauroso...però anche qui,a livello compositivo,un po' di noia verso la fine del set comincia a farsi largo nelle mie emozioni...
Ricordo che quando venne assieme a Steve Lukather nel 2001 ed iniziarono il loro set con "The Pump" dell'inarrivabile Jeff Beck,mi entusiasmò molto di più.
Per finire la PFM. Li avevo visti l'ultima volta due anni fa nell'ambito del Pop Eye Festival di La Spezia in una serata al fulmicotone.
In quella occasione proposero una prima parte dedicata alla loro carriera ed una seconda dedicata al tributo a De Andre'.Furono stupefacenti,con un'energia che trasudava da ogni nota.
Ricordo che buona parte del concerto la vidi dal palco e da li potevo notare l'energia che Franz Di Cioccio trasmetteva a tutti gli altri,ricordo che a partire dal 1972 ho visto la Band in azione una ventina di volte e quindi parlo da "esperto" di esibizioni live del Gruppo...bene,questa volta li ho trovati piuttosto stanchi e non eccezionalmente motivati.
Dopo un inizio col botto (21th Century Schizoid Man),non ho trovato azzeccato piazzare la lunga e articolata "Out Of The Roundabout" ad inizio concerto che ha decisamente freddato l'atmosfera...atmosfera che,personalmente,ho trovato piuttosto tiepidina per ben tre quarti del loro set e che poi si è riscaldata nel finale.
Insomma,per dirla con franchezza,una delle loro peggiori esibizioni a cui ho assistito (parere ovviamente personale).

Per concludere una buona (assolutamente non memorabile) edizione,con una punta molto elevata per quanto riguarda la serata di sabato ed una,a mio avviso,piuttosto fiacca (domenica).

L'appuntamento è per la prossima edizione del nostro amato Festival nella nostra amata Piazza per l'edizione numero 31!

PISTOIA BLUES 2008

E così è partito!
E' iniziato ieri,venerdì 11 Luglio 2008 il ventinovesimo Pistoia Blues.
E' iniziato con la grinta Rock Blues dei Rocktrain Slaves di Bologna,una delle Bands vincitrici del concorso "Obbiettivo Bluesin'", per nulla intimiditi dalla "Storia" del Festival e di questa meravigliosa Piazza così pregna di note che sono rimaste incastonate nelle mattonelle del palazzo comunale e sulla facciata del bellissimo battistero in ventinove anni di Good Vibrations.
A seguire i bravi Bantha da Roma...e poi,via con il Festival dei Grandi!



Watermelon Slim,che dire,persona di una simpatia e di una comunicativa fuori dalla norma.
In completino aragosta,sul colletto spicca una bella spilla con la dicitura "Vietnam Veteran Against The War".

Lui che riempie di mille complimenti la mia Fruz "...bella...bellissima segnorina...",sul palco,dove fa bella mostra di se accanto a lui una bandierina italiana, un autentico trascinatore,impossibile star fermi.
Prima di andarsene mi abbraccia ed in italiano mi dice "...grazie per tua ospitalità,molto gentile...saluta operai..." (sicuramente per "operai" intendeva i miei ragazzi della sicurezza).

Gli Hot Tuna...per descrivere il loro set,basterebbe dire che sono stati come......un sogno!
Sono riusciti con le loro magiche chitarre acustiche e le voci straordinarie a catapultarci in quell'epoca meravigliosa che furono gli anni settanta della costa californiana.
Kasady e Kaukonen,assolutamente disponibilissimi,si sono concessi a tutti senza nessun problema.

Poi è la volta di Johnny Winter,il texano sta molto meglio dell'ultima volta che è salito sul palco di Pistoia (aveva problemi per i postumi di una frattura all'anca),anche se oramai è quasi completamente cieco,però gran tiro ed una "Hideaway" e una "Red House" (Jimi docet) da brividi lungo la schiena!
Sopra il palco,alla sinistra di Winter,c'è un tipo dietro gli amplificatori,che non riesce a star fermo;baffoni spioventi e cowboy-hat in testa,sigaretta all'angolo della bocca...no,decisamente non riesce a trattenersi,impugna una chitarra e sale sulla scena di fianco a Johnny Winter ed è così che per un paio di brani,un sogno diveiene realtà:Johnny Winter,il mitico albino texano duetta con Dickey Betts,uno dei due chitarristi della leggenda Allman Brothers (l'altro,un tempo,agli inizi era un certo Duane Allman...)
magie di questo Festival,magie di questa meravigliosa Piazza...
Per finire...quello che a mio avviso è stato il punto assolutamente più alto dell'edizione numero 29:Dickey Betts & The Great Southern!
Chi ama il mitico suono della Bands sudiste come gli Allmans non sarà certamente rimasto deluso;una autentica orgia chitarristica con le chitarre di Betts (in forma strepitosa),del figlio Duane (eccellente) e di Andy Aledort (con cowboy's hat),una ritmica favolosa con i due batteristi Franki Lombardi e Jasmes Varnado (il suo assolo è stato uno degli assoli di batteria più strabilianti che io ricordi) ed il bassista Pedro Arevalo.,alle tastiere e voce Mike Kach (unico neo a mio avviso,la voce che cercava di ricalcare un po' troppo quella dell'inarrivabile Gregg Allman).
"Where It All Begins","One Way Out",una fantascientifica "In Memory Of Elizabeth Reed" con inserito un passaggio di "Third Stone From The Sun" (non c'è niente da fare Hendrix E' in questa Piazza!),"Ramblin' Man"...
Inutile dire che per me,che amo Gli Allman Brothers come una delle Bands migliori della Storia della nostra Musica,il concerto di Dickey Betts e della sua congrega di fuorilegge,è stato un set memorabile.


Una giornata decisamente molto meno appassionante della prima (a livello di quello che abbiamo visto sul palco),ma con alcune esibizioni decisamente da ricordare,questa seconda giornata del Festival.

Sicuramente una delle esibizioni da ricordare è quella,brevissima,della Band che ha aperto i battenti di questa seconda giornata.Una delle Band vincitrici del concorso "Obbiettivo Bluesin'" : i Confusion Quintet.
Vengono da Prato e propongono un grintosissimo Funky-Fusion (definito da Fabio Drusin degli W.I.N.D.:Smooth-Prog-Jazz...),tutti vestiti con delle belle camicie arancioni,il quintetto ha trascinato gli ancora pochi presenti (avevamo aperto i cancelli da poco) con 10 minuti da ricordare:bravi!

Molto bravi anche i Cigarbalblues,anche loro da Prato, con il loro Rock-Blues,che mi hanno portato i saluti del Brother Fabione Treves.

Il Festival vero e proprio è partito con un set che mi ha davvero colpito per l'energia e la grinta profuse,quello di Commander Cody.
Non mi aspettavo,e la cosa mi ha fatto davvero piacere,di trovarlo così in tono.Un vero e proprio concentrato di grinta,energia e voglia di fare Musica!

A seguire i supercollaudati Nine Belowe Zero,autori del più classico (e trascinante) Blues inglese,con il leggendario (e disponibilissimo) bassista Jerry McAvoy,bassista che ha acompagnato il Grande Rory Gallagher nell'arco di quasi tutta la sua carriera.

Tommy Emmanuel ha stupito la Piazza con il suo fingerpickin' ispirato dal Maestro Chet Atkins.
Da solo sul palco,di fronte ad un pubblico che ricordo era li soprattutto per vedere i Deep Purple,che non sono propriamente dei raffinati suonatori in punta di dita,ha letteralmente catturato la Piazza con il suo set: mitico!

...A questo punto iniziano le dolenti note...
Andy Timmons...Davvero fastidioso (alle mie orecchie) il suo suono,ridondante e gonfio,nella peggiore tradizione dei chitarristi che non amo...e mi fermo qui...

E' poi la volta di una delle Bands più celebrate nella Storia del Rock e la Piazza,finalmente piena,dimostrava che il pubblico non si è dimenticato di questo marchio...appunto,un marchio,perchè di questo ormai si tratta.
Niente da dire sulla ritmica dei veterani Glover e Paice che sono tutt'ora un bel "treno",Glover tra l'altro fa sempre la sua grande figura sul palco,con le sue tipiche movenze del bassista Rock anni settanta,niente da dire nemmeno sul sostituto dell'inarrivabile Jon Lord,il nuovo Don Airey,dall'ottimo tocco di Hammond;però io continuo a sostenere che Steve Morse c'entri come il cavolo a merenda e trovo Ian Gillan ormai sinceramente...imbarazzante!



Da sotto il palco riuscivo a vedere la smorfia di fatica del suo volto che si contraeva a ricercare la sua voce che è purtroppo un ricordo lontano...

Inutile stare a ricordare la scaletta del concerto che ha pescato a piene mani dall'immenso repertorio di classici della Band a cui il pubblico (molti giovani alla ricerca del Mito) ha tributato applausi a non finire...


Le previsioni del tempo,per la terza ed ultima giornata, ci avevano fatto temere il peggio,infatti al mattino un sonoro acquazzone ci aveva fatto capire che le intenzioni di Giove Pluvio non erano delle migliori...poi fortunatamente è intervenuto il Dio del Blues ed ha fatto si che i nuvoloni fossero spazzati via da un bel sole estivo.
Sole estivo che ha fatto si che tutti i numerossissimi presenti (circa 8.000 persone) abbiano potuto gustarsi in tranquillità (senza ombrelli) una giornata del Festival che sicuramente rimarrà nella Storia di questa fantastica kermesse toscana.

Aprono le danze i bravi Saro And The Blues Revolution da Livorno che con i due pezzi proposti (anche una bella cover di "Walking The Dog") fanno capire che il Blues in Toscana è una cosa seria.

Il primo Artista in cartellone è John Lee Hooker Jr...ed una volta tanto un figlio d'arte non è...solo un figlio di un grande (in questo caso grandissimo) padre!

John Lee Jr.è un consumato animale da palcoscenico che conosce tutti i trucchi,ed anche qualcuno in più,per catturare la Piazza gremita che certamente non è li per lui...dal palco ho avuto l'opportunità di vedere il pubblico divertirsi un sacco e ballare al ritmo del suo trascinantissimo Blues.
Apro qui una piccola parentesi per dire che questo interagire tra generi (Hooker e Kravitz) diversi,non può che fare un gran bene alla causa del Blues (che in questo momento qui da noi non versa in condizioni di salute eccellente per quel che riguarda le attenzioni della grande massa della gente).
Quanti ragazzi,che prima di ieri non avevano sentito una sola nota di Blues,oggi stesso saranno quantomeno incuriositi da questo genere così bello e affascinante? Io penso in molti...

Cambio di palco piuttosto lungo ed appare un bellissimo pianoforte in plexiglass trasparente tutto bordato in oro,come la batteria anc'essa con pregevoli finiture in oro...ed è il momento del set che,credo,abbia sbalordito anche i più scettici (ed erano molti)...Lenny Kravitz dal vivo è una vera e propria bomba!!!
Tutti rimasti a bocca aperta ad ammirare Lenny che si è dato completamente allla folla in delirio.
Rock,Funky,Soul...addirittura un lungo intermezzo con pregevoli fraseggi jazzati di una Band con i controfiocchi (i fiati in questo genere di Musica sono la classica ciliegina sulla torta).
Lenny che scede in platea e sale in piedi dritto sulle transenne (con me che mi sono quasi sfasciato un ginocchio per aiutarlo a star su!) come un messia ed il pubblico completamente in delirio in un'orgia di Funky.



Davvero un grande spettacolo che mette a tacere tutti i prevenuti su questo grosso Artista (davvero).
"Bring It On","Field Of Joy","Love Revolution","It Ain't Over 'Till It's Over",il million seller "I'll Be Waiting" fino al finale con la classica "Are You Gonna Go My Way" sono alcuni dei brani che hanno fatto da menù di questo supertrascinantissimo concerto.

...Peccato davvero per chi non c'era...quanta differenza dalla sera precedente con i Deep Purple dello sfiatato Gillan (e spero davvero che fosse soltanto un calo di voce temporaneo)...

E così è terminata anche questa bella edizione del Pistoia Blues con alcune esibizioni da tenersi strettissime nello scrigno dei ricordi personali (per me soprattutto Dickey Betts,Lenny Kravitz,Watermelon Slim e John Lee Hooker Jr.) ed altre da dimenticare (su tutti l'inascoltabile Andy Timmons ed in parte gli obsoleti Purple).

L'appuntamento è per la prossima edizione...l'edizione del trentennale!

PISTOIA BLUES 2007

I miei ricordi legati alla manifestazione Pistoia Blues sono molteplici.Inizierò trascrivendo integralmente i miei racconti di alcune edizioni del Festival toscano,iniziando proprio con l'edizione 2007.

E così finalmente è partito!
E' partito il più bel Festival italiano della stagione.
E' partito con Gregg Allman che già dal primo pomeriggio gironzolava per la Piazza e per le stradine adiacenti firmando autografi e,addirittura,dicendo di essere emozionato (?!)di suonare qui (lo giuro,non è uno scherzo,lo ha detto alla conferenza stampa!).
E' partito con Jeff Beck (uno dei più Grandi chitarristi della Storia della Musica),che ha fatto un soundcheck di circa mezz'ora sotto il sole (praticamente un piccolo concerto) per i pochi fortunati che si trovavano a transitare per la Piazza assolata e non ancora chiusa al pubblico.
E'partito con Patti Smith assolutamente disponibile e serena che dispensava strette di mano e sorrisi a chiunque.
E' partito con l'incontro con i numerosi Amici e aficionados del Festival che ogni anno,a dispetto di chi sindacalizza periodicamente sulle scelte del cast da parte degli organizzatori della manifestazione stessa,si ritrovano per vivere questo evento di tre giorni di immersione totale nelle "good vibrations".
E' partito con i Neraluce,vincitori,tra gli altri,del concorso "Obbiettivo Bluesin'" che ogni anno porta alla luce interessanti novità del panorama musicale nostrano,che con la loro simpatia hanno acceso l'interruttore della Musica di questo Festival.
...In mezzo...tanta,tantissima Musica,grande Musica!
Un sacco di immagini,come quello di una bellissima ragazza in prima fila,aggrappata alla transenna,che piange mentre Jeff Beck suona una "A Day In The Life" di Beatlesiana memoria,in una Piazza ammutolita...gli occhi spalancati di un'altra giovane ragazzina,mentre incredula incrocia Gregg Allman e si fa una foto assieme a lui,oppure un'altra ancora mentre stringe la mano di Kim Wilson dei Fabulous Thunderbirds...Kim and the T-Birds,incredibili! Disponibilissimi e bravi che hanno letteralmente incendiato la Piazza con il loro Rock-Blues al fulmicotone,sull'onda del loro recente "Painted On" e con addosso una carica pazzesca!
Insomma,giornata indimenticabile,terminata alle due di notte con una visita inaspettata e graditissima: Nico Di Palo,il grande chitarrista dei New Trolls,venuto per omaggiare il suo idolo Jeff Beck e che si sofferma a parlare amichevolmente con me ed alcuni Amici,di un passato mai troppo lontano...

Seconda,incredibile giornata,in un'atmosfera fantastica ed estremamente "friendly" fra pubblico ed Artisti che si sono esibiti.
Aprono le danze gli W.I.N.D. dell'Amico Fabio Drusin,subito dopo le esibizioni delle Bands emergenti e caricano "L'artiglieria pesante",come nella loro recente esibizione di Castel S.Pietro a cui ho assistito e forse ancor di più!Penso che l'atmosfera stessa del Festival carichi particolarmente il combo,dato che tutte le volte (e sono alla loro terza esibizione al Pistoia Blues),l'impressione è che suonino meglio e più carichi della volta precedente.
A seguire il giovanissimo chitarrista Eric Steckel che ha lasciato tutti quanti a bocca aperta per i suoi incredibili fraseggi...il ragazzo ha certamente talento,come era facilmente intuibile dai suoi dischi.
Personaggio estremamente simpatico,sempre sorridente (mi ha dato l'idea di un Valentino Rossi in miniatura,se mi passate questa somiglianza),dopo il suo set,è sceso dal palco per firmare autografi a tutte le persone delle prime file,dispensando sorrisi e strette di mano,stupito per il successo che la Piazza gli ha tributato.
Poi è la volta di "The British Legend":Mr.John Mayall. In formissima,capelli cortissimi,tirato e grintosissimo,ha offerto un set che mi ha lasciato davvero stupito (me che l'ho visto ben nove volte in varie fasi della sua lunga carriera).
Anche Lui quest'anno estremamente disponibile,ha rivisitato i suoi mille classici mischiati a brani dei suoi ultimi lavori;gran bel set Sig.Mayall!
Infine,a chiusura di un'ottima giornata,quello che personalmente considero,uno dei set in assoluto più belli della Storia immensa di questa manifestazione: quello di Gregg Allman & Friends.
Personaggio dotato di un carisma fuori dal comune,è come circondato da un alone di maestosità e,guardandolo,ti viene da pensare a tutto quello che può aver passato nella sua incredibile vita di "midnight Rider"...
Apre con un trio di brani da infarto "I'm No Angel","Just Before The Bullets Fly" e "House Of Blues"...e la Piazza è già tutta sua!
Lo accompagnano Musicisti dal curriculum "pesante" ed una menzione particolare voglio farla per il chitarrista Mark McGee e per Bruce Katz alle tastiere.
Dopo una "Melissa" che ci ha sciolti tutti come dei gelati sotto il sole di Ferragosto,il picco è stato il finale con "Midnight Rider","Whipping Post" e gli encore "Dreans","Sweet Feeling" e "Statesboro Blues".Un mio caro Amico, Ernesto De Pascale (giornalista stimato e compagno di mille e mille concerti),mi ha ripetuto per ben due volte,che non mi aveva visto così eccitato ad un concerto da tempo...la magia del vecchio Gregg!

Andy J.Forest & Washboard Chaz,coinvolgenti al massimo,hanno l'onore di aprire la terza ed ultima giornata con il loro sound di New Orleans che ha trascinato il pubblico presente.
Un buon ritorno quello di Andy che oggi vive negli Stati Uniti ma che in passato è stato una presenza fissa al Festival,di cui è stato anche il presentatore ufficiale per alcune edizioni.
Danny Bryant,secondo me,è stato la rivelazione di questa edizione del Festival.
Una chitarra,la sua,dal suono caldo e coinvolgente,un set intenso e vissuto...non so perchè (anzi lo so benissimo) ma ho sempre subito il fascino del suono dei chitarristi di Blues inglesi.A mio avviso,il perfetto tratto di unione tra la grande tradizione di questi ultimi ed il futuro di questa giovane speranza.
Con mamma,moglie,padre (al basso!) ed amici al seguito,questa piccola carovana girerà l'Europa fino a Dicembre e spero vivamente di avere l'occasione di vederlo ancora.
Thanks Danny per la tua semplicità,simpatia e bravura.
Cambio di programma dovuto a motivi di salute (ma anche ai gravi ritardi di Bonamassa) di Joe Cocker,quindi inversione delle ultime due esibizioni.
Entra in scena il Leone di Sheffield: Mr.Joe Cocker!
Lo avevo visto almeno cinque volte negli ultimi vent'anni ed in vari stati di forma.
Questa volta l'ho trovato bene,a dispetto dei piccoli problemi di salute che hanno causato l'anticipo della sue esibizione,anche se un po' ingrassato.
Solito ottimo concerto con gran spolvero dei suoi classici e di brani minori del suo immenso repertorio.Per quelli che non l'avevano mai visto in precedenza (e credo che ce ne fossero molti in Piazza,viste le molte facce di giovanissimi nelle prime file),sicuramente un ottimo concerto;il vecchio Joe tira ancora,eccome!
Poi...come in tutte le cose,potevo anche aspettarmi una delusione;a me si è materializzata alla chiusura di questa splendida edizione del Festival.
Mi aspettavo molto dall'esibizione di Joe Bonamassa,ero stato uno tra quelli che avevano esultato leggendo il suo nome in cartellone,ebbene...non mi è piaciuto!
Voglio dire,gran tecnica,grinta da vendere...poi...nient'altro!
Un concerto che non mi ha comunicato assolutamente nulla e che,in alcuni momenti,mi ha ricordato il Jeff Healey (con tutto il rispetto per il Jeff Healey meraviglioso degli inizi) delle prove più fracassone.
Niente più di un Rock (pericolosamente vicino ai territori dell'Hard) ad alto tasso di ottani e,se permettete,quando cerco questo genere di emozioni mi rivolgo verso altri Artisti del genere ben più titolati di lui.
Figura a mio avviso anche piuttosto antipatica sul palco,con quel suo richiedere continuamente l'applauso con la mano all'orecchio,tipico delle Rockstar.
Penso che di chitarristi americani bianchi di Blues di questo livello ce ne siano a tonnellate (premetto sempre che questo è il mio personalissimo parere e che i suoi dischi,soprattutto il primo ed i live,mi erano piaciuti parecchio).
Taccio poi sull'arroganza e la mancata disponibilità di Joe nel backstage,quando si rifiutava di posticipare la sua esibizione per permettere di anticipare quella di Cocker che,ricordo,necessitava di cure mediche.
Comunque a parte questa piccola delusione,che può starci nell'ambito dell'intera manifestazione,complessivamente è stato un ottima edizione del Festival,con alcune esibizioni (su tutte quella di Gregg Allman),degne di entrare nella Storia e nei ricordi di questo Festival,giunto quest'anno al suo ventottesimo capitolo.

venerdì 23 aprile 2010

Nick Becattini

Ho,da sempre,nel campo musicale,avuto un debole per i chitarristi.Ritengo,se mi è possibile un azzardato paragone,il chitarrista un po' come il vecchio “numero 10” delle squadre di calcio (penso ai vari Platini,Maradona,Baggio),quei particolari giocatori che,senza un ruolo ben definito,erano capaci,con una magia,di farti capire il perchè del tuo amore verso il gioco del pallone.

Era da tanto tempo che avevo intenzione di scrivere qualcosa su un chitarrista nostrano,oltretutto un Amico,un Amico vero,che ritengo,senza timore di smentita,uno dei talenti più cristallini e puri,nonchè meno apprezzati,a discapito del suo reale valore,che la nostra Terra può vantare.
Questo chitarrista si chiama Nick Becattini,Nick Becattini da Pistoia.
Non starò a fare qui la disamina della sua,pur pregevole,discografia;mi incentrerò maggiormente sulle emozioni che il suono della sua chitarra ha,da sempre,generato in me,ma per fare questo bisogna analizzare anche la persona.
Persona,a detta di molti,soprattutto da chi lo conosce in maniera superficiale e occasionale,dal carattere per così dire difficile,spigoloso.
Molto schivo e non amante della “mondanità”,Nick preferisce starsene al calore della sua splendida Famiglia e ad insegnare la sua prestigiosa Arte a numerosi allievi che,giustamente,lo venerano come un Dio,salvo ogni tanto,metter su una Band (spesso con i controfiocchi),incidere un disco e fare qualche concerto.La promozione,il marketing,lo show-business sono cose a lui sconosciute.
Se lo incontrate,magari dopo un suo concerto,e andate a fargli i complimenti,niente di più semplice che lo vediate schernirsi,quasi a minimizzare i complimenti che gli state facendo.Ho toccato più volte con mano questo suo aspetto.
A volte,dentro di me,mi sono pure arrabbiato per questa sua mancanza di giusta “arroganza” che molti suoi colleghi molto ma molto meno dotati di lui hanno;eppure alcuni di loro sono spesso più considerati,forse perchè ricorrono a trucchi ed espedienti come spaccare le chitarre sul palco,vestirsi come emuli di Jimi Hendrix,o forse semplicemente perchè sono maggiormente spinti da certa stampa musicale con gli occhi volti solo verso il “fenomeno” del momento (quanti piccoli fenomeni di dodici-quindici anni abbiamo visto nascere e venir celebrati come i “nuovi Stevie Ray”,per poi scomparire al compimento della maggiore età?).
Poi ho capito che questo è,volenti o nolenti,il suo carattere ed è così che bisogna accettarlo ed apprezzarlo perchè è anche in forza del suo carattere se la Musica che produce è di così alto spessore.

Noi siamo un insieme di sensazioni,emozioni,carattere,stimoli e le cose che facciamo,nel caso specifico di Nick la sua Musica,non possono prescindere da questo insieme di cose.
Eppure Nick possiede quel “qualcosa” in più che solo i più grandi hanno;quel tocco che solo i palati fini possono apprezzare.
Vi giuro,nella mia carriera ho avuto modo di avvicinare praticamente TUTTI i più grandi nomi della seicorde (meno purtroppo il più Grande di tutti),eppure non sono molti quelli che sono riusciti a farmi venire il famoso nodo in gola,quella sensazione bellissima che si avvicina pericolosamente alla commozione...ebbene Nick c'è riuscito e più di una volta.Ogni volta che dal vivo esegue “Suffering People” ad esempio,quando parte con quel suo assolo verso la fine della canzone,riesce ad inumidirmi gli occhi;oppure nella sua “Pistoia Blues” autentico atto d'amore verso un Festival della sua città che ha avuto il pregio,trent'anni fa,di gettare i semi per quella che sarebbe diventata una delle regioni più Blues d'Italia,oppure ancora nella rilettura magistrale di “Five Long Years”,contenuta nel suo bel CD “Uffizi Blues”,o quando,durante un suo concerto,i volumi si abbassano e il suono della chitarra si fa leggero leggero quasi ad ampli spenti,territori questi dove la stragrande maggioranza dei suoi colleghi si smarrisce...ecco è qui che la grandezza di Nick Becattini esce fuori prepotentemente,è qui che lui è in grado di prenderti per mano e trasportarti sulle corde della sua guitar,dove pochi,pochissimi altri riescono a portarti...luoghi fantastici,credetemi...io ci sono stato molte volte grazie a lui.
Il solo rimpianto è che se fosse nato in un Paese diverso,un Paese magari dove gli Artisti vengono apprezzati e considerati per quello che realmente valgono,il nostro Nicola si sarebbe tolto forse qualche soddisfazione in più ma tant'è;noi siamo qui,piccolo esercito irriducibile,ad attendere che lui “abbia ancora voglia” di farci provare nuove sensazioni.

lunedì 19 aprile 2010

UNA MAGICA PIAZZA

Questo è un racconto che scrissi alcuni anni fa,a proposito di una Piazza,per gli amanti del Blues "LA" Piazza per eccellenza: Piazza Del Duomo a Pistoia,il luogo dove da più di trent'anni si perpetua la magia di un Festival Meraviglioso,il Pistoia Blues Festival.

(scritto il 19/3/2007 alle 00:23)

"Ieri qua in Toscana era una giornata bellissima con un clima quasi estivo;era già da un pò che ci pensavo e,dopo pranzo,sono saltato sulla mia fida Harley Davidson (ebbene si,oltre che un amante del Blues e del rock sono pure un motociclista,anzi un "Biker") ed ho percorso la quindicina di chilometri che mi separano da Pistoia.
Ho parcheggiato la moto e mi sono incamminato verso il centro della città,lungo la strada dove,durante i fatidici tre giorni,viene allestito il mercatino...camminando fra i ragazzi intenti a"fare le vasche",cioè a camminare avanti e indietro lungo il centro cittadino (cosa che è sempre successa e credo succeda in ogni città d'Italia) ,qualche mamma con figli al seguito e qualche signore con il cane al guinzaglio,niente mi rimandava ai tre giorni di Luglio...
Mi sono fermato lungo la strada a bere un caffè in un bar...ed anche li niente!Una ragazza stanca e un pò scocciata mi ha servito un caffè (peraltro ottimo) mentre con la testa stava da tutt'altra parte ma che non stava certamente (visto il tipo) pensando a chi avrebbe suonato la prossima estate al Blues...un pò disilluso sono entrato nella Piazza e mi sono andato a sedere sui gradini del palazzo comunale...sono stato un pò li,assorto nei miei pensieri,quando all'improvviso....nell'aria si sono chiaramente distinte le note di una chitarra..un'intro di un blues lento e sofferto..non credevo alle mie orecchie;è la chitarra di Stevie Ray..incredibile...dopo poche battute se ne aggiunge un'altra più giocosa e scanzonata,si ma è lui è il babbo di tutti, B.B...il magico suono della Lucille di B.B.King!..e via via tutti gli altri,i fraseggi nervosi di Albert Collins,il suono pulito e tecnico di Robert Cray,i riff incredibili del "Colonel" Steve Cropper,le note lunghissime di Mr.Buddy Guy,le svisate di Jeff Healey e la slide di Roy Rogers,la velocità incredibile di Alvin Lee ed il sapore latino della chitarra di Carlos Santana...insomma nell'arco di pochi minuti erano tutti li e ne potevo vedere i loro volti sorridenti,potevo vedere le loro mani che scivolavano sulle corde delle loro chitarre!
L'unica cosa che non capivo era che tutto intorno la gente sembrava non accorgersi di niente..le mamme continuavano a sgridare i figlioletti,più in la una giovane coppia si baciava e i cani continuavano la loro missione consistente nell'annusare ogni angolo...
piano piano il blues è sfumato...ed io mi son reso conto di essere stato il solo a sentirlo...però chissà perchè ma ero certo che se qualche amico,appassionato di Blues,fosse stato li con me...certamente lo avrebbe sentito!!
Mentre mi incamminavo verso la moto,mi sono voltato un attimo verso la Piazza ed ho pensato che è vero...c'è della magia in quel luogo...e sono certo che la prossima estate verrà incrementata da nuove emozioni."

sabato 17 aprile 2010

I tre "RE"..., Blues Boy,Albert & Freddy

Una cosa singolare che mi ha da sempre affascinato è che tre dei miei chitarristi Blues preferiti portassero lo stesso nome.
Sono tre colossi della Musica Del Diavolo,tre nomi da cui nessuno amante di questa Musica può prescindere,eppure sono tre Artisti (tutti e tre chitarristi) dalle notevoli differenze stilistiche.
Mi piace fare un piccolo punto su ognuno di loro (ignorando come sempre faccio "uichipedia"...troppo facile,oggi son tutti bravissimi a fare un copia-incolla e non molti amano spremere le meningi come una volta,magari facendo qualche ricerca su vecchi libri e vecchie riviste del settore,cosa questa molto molto più affascinante e,penso si noti per chi legge,con molto più cuore dentro).

B.B.KING

Da Itta Bena,Mississippi,questo è,volenti o nolenti,l'uomo che ha portato la chitarra solista dove nessuno prima di Lui aveva mai osato,è sicuramente une delle maggiori influenze per i chitarristi che più amiamo,cugino del Grande (in tutti i sensi) Bukka White,è il chitarrista di colore più famoso presso il pubblico bianco,la sua collaborazione (tour e brano nell'album "Rattle And Hum") con gli U2 gli aprirono ulteriormente il mercato dei fans del Rock e da allora la sua popolarità già grande divenne immensa.
Con la sua fida Lucille ha regalato autentiche perle soprattutto dal vivo.
Io che l'ho visto molte volte in concerto e con cui spesso sono stato a contatto,posso garantire sulla sua umanità,sulla sua estrema educazione e sulla sua squisita gentilezza...un vero signore.

ALBERT KING

Da Indianola,Mississippi,imponente,statuario,con la pipa perennemente accesa in bocca e la sua Gibson Flying V impugnata da mancino penzoloni sul petto,questo Maestro del Blues ha rappresentato per decenni il prototipo del Bluesman moderno,con il suono irruento e violento della chitarra contrapposto alla sua calda voce molto compassata.
E' stato una influenza molto pesante per un'infinità di chitarristi moderni (come Clapton,Stevie Ray,Robert Cray,Son Seals,Jimmy Johnson).
Il suo stile è riconoscibilissimo con uso quasi esasperato di acuti e corde tirate allo spasimo,molto vicino alle sue origini rurali.
Personalmente sono riuscito a vederlo in concerto una sola volta,ma non dimenticherò mai quella esperienza.

FREDDIE KING

Da Gilmer,Texas,"The Texas Cannonball" come veniva soprannominato,dalla taglia colossale,"...non posso suonare la slide,le mia dita sono troppo grosse per il bottleneck" diceva spesso,era una vera e propria forza della natura,molto influenzato da T-Bone Walker e da B.B.King di cui divorava i dischi fin da ragazzino,nei primi anni '60 divenne creatore di riff chitarristici che sono entrati nella Storia comune del Blues.
Il suo è un suono più "fisico" (se riesco a rendere l'idea) rispetto a quello degli altri due Maestri,con lunghe note cariche e aggressive che accompagnavano una voce che,soprattutto negli ultimi anni,si era fatta più scura e roca.
Dei tre è l'unico che,purtroppo,non sono mai riuscito a vedere dal vivo.


Inutile dire che i tre "RE" sono tre Maestri del genere,se non li conoscete a fondo (ma dubito di questo),studiateli a fondo,ritroverete note che conoscevate già suonate da altri chitarristi fenomenali molto più noti di loro...però indubbiamente loro allievi.

Jeff Beck


Era da un po’ che volevo mettere un “punto” sulla straordinaria carriera di Jeff Beck; è arrivato il momento!
Sperimentatore,esploratore sonoro, ricercatore,inventore; questi sono alcuni aggettivi che ben si adattano al nostro e che ancora oggi, alla tenera età di 66 anni, possono definirlo perfettamente.
Una sola curiosità tecnica serve a chiarire il personaggio:pensate che l’uso del “feedback” da parte sua risale almeno a tre-quattro anni prima che Jimi Hendix ne facesse uso (Jimi che ha sempre definito Beck come una delle sue principali influenze!).
Chitarrista dotato di una tecnica particolarissima in grado di mettere in imbarazzo qualsiasi dei suoi titolati colleghi, Jeff non ha però mai brillato a livello compositivo; la sua firma su brani è piuttosto rara e preferisce invece proporre brani famosi di altri.
Beck ha però in questo caso una qualità non comune, dateli cioè un brano, bello o brutto che sia e lui lo trasformerà in qualcosa di travolgente!
Non ha mai dato importanza a classifiche o a graduatorie meritocratiche, per lui è sempre contato molto il suo estro del momento, lo considero forse il chitarrista “più libero” in assoluto!
Provate un attimo a pensare alla sua altalenante (a livello di successo) carriera:
Fu chiamato a sostituire Eric Clapton negli Yardbirds,quando questi erano un ottimo gruppo blues e, con la sua tecnica innovativa, per l’epoca, li portò ad essere un gruppo dal successo planetario, salvo poi abbandonarli all’apice (poco dopo la loro apparizione nel film “Blow Up).
Nel primo disco a suo nome “Truth” in un brano (Beck’s Bolero) si trovò a registrare con,rispettivamente alla batteria Keith Moon, al basso John Paul Jones ed alla ritmica Jimmy Page; era un momento in cui sembrava che Moon stesse per abbandonare gli Who e forse sarebbe stato facile per Beck convincerlo,assieme agli altri due,a restare in pianta stabile in un supergruppo di questo tipo ma, complice il suo spigoloso carattere menefreghista, lasciò cadere la cosa.
Sappiamo tutti come finì la cosa: Page e Jones si misero alla ricerca di un cantante e di un batterista e…formarono i Led Zeppelin!
Sempre sul finire degli anni 60 incise, quasi per gioco, un paio di sigoli; il primo “Hi-Ho Silver Lightning”(sempre con Jones al basso) ed il secondo “Love Is Blue”(brano classico del’68 ) che ebbero un immediato successo da classifica. Beck,immediatamente, quando avrebbe potuto facilmente cavalcare l’onda del facile successo commerciale, li definisce brani stupidi e, nel caso del secondo, sdolcinati,abbandonando così quella strada.
Prima metà degli anni’70:Mick Taylor decide di abbandonare i Rolling Stones, questi misero al primo posto della lista il nome di Jeff Beck come sostituto.
Jeff partecipa ad un paio di sessions assieme alla Band (esiste un bel bootleg “Reggae’n Roll With Jeff Beck”) e poi…non si fa più vedere!
Sull’onda dei sempre più numerosi supergruppi, si unisce a Tim Bogert e Carmine Appice e forma il power-trio Beck,Bogert & Apice,pubblica due LP (di cui il secondo, doppio dal vivo registrato in Japan) dal cui primo viene tratto il singolo “Superstition”(ancora una cover,questa volta di Stenie Wonder),ed altro Top da classifica…ed altra fine prematura della band!
Riassumendo: avrebbe potuto diventare il leader dei Led Zeppelin, avrebbe potuto diventare l’alter ego di Keith Richard nei Rolling (cosa che ha fatto, con pieno successo, Ron Wood che, ricordiamolo, nella sua band qualche anno prima suonava il basso!), avrebbe potuto diventare un Artista di cassetta con brani da classifica; niente di tutto questo.

Il suo carattere spigoloso e solitario lo porta a preferire la sua mansione di terreno nel Sussex, dove è nato, ed il suo garage dove rimette a posto le sue auto (preferibilmente Corvette d’epoca) e, quando gli va, riprende la sua fida stratocaster, incide una manciata di brani strumentali e parte per un tour.
Impossibile catalogarlo (per questo mi fanno letteralmente ridere i commenti di chi ancora si chiede se suona blues o no, il suo blues attuale lo trovate in Blues”spaziali” quali “Brush With The Blues” o “JB’s Blues”, questo è..),vi rimando comunque a quello che scrissi giorni addietro su un forum in risposta ad un altro intervento e cioè: ”…Ti dico solo che l'ultima volta che suonò a Pistoia nel 2001 iniziò proprio con la canzone che tu citi "Where Were You", successivamente attaccò una "Earthquake" a volume impressionante che stese letteralmente tutti; terminato il brano si avvicinò lentamente al bordo del palco guardando il pubblico allibito negli occhi ed allargò le braccia, come dire...eccomi qua..sono JEFF BECK!
Vi giuro ragazzi,che avevo la pelle d'oca alta un dito!"
L'ultima volta che lo vidi (Pistoia Blues 2007) ci regalò una versione stupenda di "A Day In The Life" dei Beatles che lasciò sognare tutta la Piazza; vale la pena di vederlo dal vivo, credetemi, ve lo dice uno che lo visto ben quattro volte in azione.
A mio personalissimo giudizio: sicuramente uno dei migliori chitarristi viventi.

Toscana terra di Blues, Roberto Uggiosi si affaccia al mercato discografico con il suo nuovo disco "D'Istinto"


Toscana terra di Blues...e non solo!

Da sempre la mia regione, la Toscana,è una regione all'avanguardia per quanto riguarda il genere musicale che tutti noi amiamo; basta pensare innanzitutto al Festival che da trentuno anni si svolge a Pistoia ed ai piccoli Festivals sparsi qui e la nella Regione durante i mesi estivi; basta pensare anche ai numerosi pub e locali dove settimanalmente si svolgono calde ed infuocate jam sessions che vedono i principali Artisti della Regione incrociare i loro strumenti tesi a creare brani che scaldano a dovere i lunghi mesi invernali nell'attesa di quella che sarà la stagione, l'Estate appunto,che vedrà arrivare da ogni parte d'Italia appassionati della Musica del Diavolo.
Basta pensare anche al gran numero di Musicisti presenti in questa regione,dal Grande Nick Becattini a Sergio Montaleni chitarrista di gran classe, a Leo Boni che anni fa pubblicò un ottimo disco "Crocicchio", il poderoso vocalist Jacopo Meille che da un po' è stato preso in forze dalla storica formazione inglese di Hard Rock Tygers Of Pan Tang, Emiliano Degl'Innocenti che con la sua Emiblues ha collaborato spesso con il Grande Guitar Crusher, la storica Chicago Blue Revue, la scena di Livorno e Pisa con i suoi Mimmo Mollica, Alex Leoni, Andy Paoli, Saro Buscemi, Matt Biondi, il Grande sassofonista Cris Pacini, l'ottimo chitarrista pratese Mr.Banana, di cui è attesa la pubblicazione a breve della prima prova da solista ed il naturalizzato pistoiese Joe Sintoni, di cui parlai pochi giorni fa a proposito di una mia Song of the day.
Moltissimi altri, che non ho citato e con cui mi scuso, compongono questo particolare e speciale mosaico musicale che mi rende orgoglioso di vivere in una Terra così ricca "Bluesamente" parlando!
Da ieri un altro Musicista ha incastrato un'altra piccola gemma in questo, già ricco, diadema: Roberto Uggiosi e la sua Stay Free Band.
Molti ricorderanno nella Stay Free Band, il Gruppo che tre anni fa durante il Pistoia Blues 2007, al Teatro Bolognini, rese omaggio al Grande Jimi Hendrix durante la manifestazione.
Prorio ieri sera,il caro Amico Roberto mi ha omaggiato della sua prima opera appena uscita; un bel cd intitolato "D'ISTINTO".
Da stamani non faccio altro che ascoltarlo ininterrottamente.
Il cd comprende 9 tracce,di cui 7 sono covers e due sono proprie composizioni.
Il disco si apre con una rilettura di un brano di Hendrix (Up From The Sky), rivisto dal Roberto in maniera molto personale, l'altro brano coverizzato del Mancino di Seattle è una delle mie canzoni preferite di Hendrix,vale a dire "Electric Ladyland" e la resa del brano nelle mani di Roberto è quantomeno affascinante.
L'unico vero e proprio Blues presente è una tirata versione di un classico di Albert Collins "Crazy About My Baby".
Particolare emozione mi danno le due versioni, molto diverse tra loro, di un brano che ho sempre amato molto, vale a dire "Love The One You're With" di Steve Stills; la prima piuttosto ritmata,mentre la seconda assolutamente sentita e sofferta (reputo la versione in questione la "chicca" dell'album).
Le altre due covers riguardano due bei brani di Bob Marley "Real Situation" e l'arcinota (ma rifatta in versione sontuosa) "Stir It Up".
Le due composizioni di Roberto si intitolano "Vai" dal testo carico di speranza e la ritmata "L'uomo senza braccia" dal testo che ti "fa pensare".
In definitiva un album molto ma molto interessante, con una scelta di brani assolutamente eccellente che denota la grande e profonda conoscenza musicale di Roberto, amante sia di Hendrix, sia dei Padri fondatori del Blues, sia della Musica della nostra Terra.
Ad accompagnarlo in questa avventura musicale sono tre nomi molto conosciuti e stimati dalle nostre parti (e non solo): Paolo "Peewee" Durante alle tastiere, Marco Polidori al basso e Luca Solini alla batteria.

Per chi fosse interessato al disco,che assolutamente consiglio, può contattare direttamente Roberto:

cappottopt@yahoo.it

e può consultare il sito della Band:

www.stayfreeband.com


...STAY FREE!

MOLLY HATCHET-Live@Bologna "Ke Me Meo" 06/12/08

Il "Ke Me Meo" è un piccolo locale di Argelato,vicino Bologna,molto carino ma anche molto difficile da trovare e la nebbia che stanotte avvolge la zona rende ancora più diffile la missione ma uno dei gloriosi gruppi della old school confederata chiama a raccolta le proprie truppe di fans e non si può mancare!
Della formazione originale è rimasto (ed è un ritorno il suo) il membro fondatore Dave Hlubeck accompagnato dal tastierista John Galvin che suonava nella Band dell'indimenticato primo vocalist Danny Joe Brown per poi entrare dal 1983 nei Molly Hatchet,dal poderoso bassista Tim Lindsey che ha suonato nella Rossington Band,nei gloriosi Lynyrd Skynyrd e nella Artimous Pyle Band,dal cantante Phil McCormack dalle tipiche timbriche South,il batterista Shawn Beamer e il chitarrista solista eanche lui ex-Danny Joe Brown Band Bobby Ingram.
Bikers,Cowboys e qualche metallaro si aggirano per la sala,invero non pienissima,convivendo pacificamente in attesa di quello che sarà il set che praticamente mi aspettavo,la Band sale sul palco ed attacca con un trio di brani in grado di mettere a sedere chiunque "Whiskey Man","Bounty Hunter" e "Gator Country" scaldano a dovere la platea.
Fortunatamente la "vena metal" non è la principale e,soprattutto dalla chitarra di Hlubeck trasuda quel particolarissimo gusto sudista che tanto ho amato nel passato.
Purtroppo invece l'altro chitarrista (ingram) predilige un certo stile virtuoso,molto più vicino a ipertecnici tipo Steve Vai,che nell'economia del sound della Band ci sta,a mio avviso,come il cavolo a merenda.
Va da se che queste,ritengo,siano occasioni in cui bisogna andare disposti a divertirsi senza cercare il classico pelo nell'uovo e il divertimento arriva:"Boogie No More","Dreams I'll Never See","Edge Of Sundown",Fall Of The Peacemaker" fino al tributo ai Lynyrd di "Freebird" che un volume troppo alto penalizza fino a portare il brano ai limiti della distorsione sonora.
I "confederati" sotto il palco sventolano i loro vessilli sudisti ed i musicisti non si fanno certo pregare ad afferrarli sventolandoli a loro volta e salutando il poco ma caloroso pubblico presente.

La canzone che "cambiò la mia vita"




















Ero poco più di un bambino,diciamo un ragazzetto,ed ascoltavo i dischi che un cugino più grande di me mi passava;roba "Beat" dell'epoca,il vecchio e caro Beat Italiano (Giganti,Equipe 84, i Ribelli del Grande Demetrio Stratos ecc.),più altri gruppi inglesi che per me erano già il massimo del Rock (The Rokes).
Un giorno un mio Amico coetaneo mi disse che aveva ascoltato un disco che era qualcosa di sconvolgente!

Dovete sapere che all'epoca il mezzo più diffuso per ascoltare i dischi erano i vecchi e cari 45 giri (per i più giovani i dischi in vinile "piccoli", quello col buco grande in mezzo!), ed i modi migliori per ascoltarli prima di acquistarli, erano o ascoltarli nei Juke-Box (50 lire una canzone,100 lire tre!) oppure andare nel negozietto di fiducia e chiedere alla Signora dietro il banco (solitamente molto gentile e materna; eravamo pur sempre nella seconda metà dei sixties!) di farceli ascoltare.

Per quanto riguarda il disco in questione, propesi per la seconda soluzione; entrai nel negozio e chiesi se gentilmante potevo ascoltare il 45 giri dei "CHI" (perchè chiaramente il mio Amico, preso da non so quale snobismo,si era dimenticato di tradurmi il nome del gruppo THE WHO).
La signora tirò fuori dalla bustina il vecchio 45 giri di Fausto Leali e mi piazzò sul piatto la celeberrima versione di "AAAAAAA....A...CHIIIIIII....!!!".

Chiaramentele dissi che mi ero sbagliato e dissi allora il nome del brano,che ricordavo chiamarsi "My Generation"; pazientemente lo cercò e lo mise su piatto.

Ricordo benissimo che la sensazione immediata che provai fu di un grande e colossale baccano!!!
Al primo impatto non mi piacque per niente.
Però,forse per non passare per quello che non capiva niente e non era "alla moda", decisi di comperarlo.

La Signora me lo mise nella sua brava busta e lo incartò(?!) ed io me ne tornai a casa con il 45 giri di questo gruppo che mi sembrava facessero solo un gran casino ma con in copertina quattro facce che mi affascinavano!

Erano quattro facce di veri e propri teppisti!

Ricordo che, da solo nella mia stanzetta, alzai il volume al massimo della mia "fonovaligia" (un giorno magari in un altro topic vi spiegherò cos'era),dato che i miei Genitori erano al lavoro ed ascoltai.

Improvvisamente strani brividi pervasero il mio corpo!
Non era più baccano; era MUSICA!!!
Poi QUEL titolo: LA MIA GENERAZIONE!
Fu come "sentire" di appartenere a "QUELLA" mia generazione.

Forse l'averlo ascoltato in quel negozietto, con di fronte a me quella dolce Signora un po'anziana mi aveva condizionato, mentre invece da solo nella mia cameretta avevo potuto sognare ed entrare in quella dimensione "Rock" che non mi avrebbe abbandonato più.

Successivamente vennero altri 45 giri di altri "Complessi" (li chiamavamo così) con altre facce da teppisti, gli Yardbirds con Jeff Beck (teppista per eccellenza), i Troggs, gli Hollies, senza dimenticare i vecchi Rolling Stones ma questa è un'altra storia.

W.I.N.D-"Walkin' In A New Direction", Il nuovo atteso Album dei nostrani W.I.N.D.

Ieri mattina ho ricevuto un pacchettino non atteso.
Il mittente era “Artesuono Produzioni musicali & Recording studio-Udine”...ho capito immediatamente che si trattava di qualcosa,invece,atteso da molto.
Ho scartato con impazienza l'involucro e mi è apparsa la copertina del nuovo album,anzi di uno “Sneak prewiew” di “Walking In A New Direction”(finalmente svelato il significato del nome della Band),versione promo del nuovo album dei friulani W.I.N.D.
Ho voluto aspettare un giorno intero,fatto di ascolti,prima di rendere partecipi tutti delle mie impressioni riguardo al disco,che bene o male costituisce una svolta,nella carriera di una band che ho sempre amato molto.
Dirò subito che il disco è bello,a scanso di equivoci.
Disco molto vario,”denso”,zeppo di sonorità che a noi piacciono tanto;Rock,Funky,momenti acustici intensi e persino venature di Psichedelia.
E' un album piuttosto lungo (più di 65 minuti),stranamente però scorre via che è un piacere,merito questo ovviamente del song writing,che ha il pregio di partorire songs che ti si incollano in testa per non uscirne più.
Apre le danze “Amnesia” che mette subito le cose in chiaro,come a “prendere il centro del ring”;durissima,ipnotica,con il basso (veramente favoloso in questo album) di Fabio Drusin che fa da linea guida ed allo stesso tempo,con il wha-wha,da solista.
La canzone mette addosso un'energia incredibile,la definirei “testosteronica” se mi passate il termine! Sul finale appunto,chitarra e batteria ad accompagnare le tastiere (veramente la ciliegina sulla torta in questo brano) di Glauco Vernier ed il basso di Fabio che fungono da solisti.

Secondo brano con l'accelleratore sempre a tavoletta (in barba ai limiti di velocità!):”Dejà vu with the Blues”.
Qui ci troviamo in territori molto vicini al South dei Gov't Mule,quelli dei loro brani migliori;stacchi feroci,riff ipnotici,la chitarra,nelle mani del giovane fenomeno Anthony Basso,che ci trasporta in territori esplorati da Band che amiamo definire “Jam Band” ,con l'altro nuovo (due terzi della Band sono nuovi rispetto all'ultima registrazione) Silver Bassi,poderoso drummer,che pesta sui tamburi con una precisione assoluta,pur possedendo la cosiddetta “botta” che hanno i batteristi che più ho amato.

La terza canzone è una song che riesce a farmi venire la cosiddetta “pelle d'oca”,si tratta di “My Solitude”,canzone epica,cantata con trasporto da Fabio.
Una delle caratteristiche che più mi hanno colpito in questa nuova,eccellente,line-up,è la possibilità di avere due cantanti (Fabio e Anthony) con due voci molto diverse tra loro,più Soul quella di Drusin,più Pop quella di Anthony,ma egualmente belle ed espressive.

“Wastin' My Time” è appunto cantata da Anthony Basso ed è un altro brano ad ampio respiro,uno di quei brani che dal vivo la Band porterà all'esasperazione,con duelli ed intrecci tra i vari strumenti.
Il retrogusto del brano è piuttosto Zeppeliniano con una discreta dose di buon Funky.

Ancora Funky-Rock con “Unbelieveble”,per proseguire con una stupenda ballata,”It's Too Late To Lie”,affidata alla voce,in questo caso particolarmente “sentita” di Basso.

Il brano successivo,“Demons”,è un altro brano che riporta ad atmosfere un po' “indianeggianti”,con percussioni e chitarre acustiche,molto ma molto bello.
Demons are waiting for me,canta Fabio,quasi sembra vederlo uscire dalle acque di una palude fumosa,con il volto dipinto con i colori di guerra,come il Capitano Willard,mentre aspetta di uccidere il Colonnello Kurtz in Apocalypse Now...

Super Funky,e qui vi assicuro che non riuscirete a stare fermi,in “Funky To The Bone”,brano che contiene anche gli omaggi a “Play That Funky Music” di Wild Cherry ed un accenno (quasi un cameo) a “Third Stone From The Sun”.
Concludono l'album,la drammatica “Beautiful Awareness”,il brano più breve dell'album,ed un rifacimento della loro celebre “Lucky Man” in una nuova,sontuosa versione.

...ma quando acquisterete il disco (perchè dovrete farlo,è un obbligo nei confonti della Buona Musica!),non toglietelo dal lettore dopo questa ultima traccia...c'è una sorpresa!
Dopo alcuni secondi di attesa,c'è una cosiddetta “ghost song” (una canzone non annunciata nei titoli cioè)...e che ghost song! Si tratta di una cover di una canzone meravigliosa che tutti gli amanti dei suoni dei '70 abbiamo amato: “Almost Cut My Air” di Crosby,Stills,Nash & Young,rifatta in maniera eccellente. Anthony da' il meglio di se nel cantare questa canzone ed il trasporto che il trio mette nel suonarla,fa capire l'amore totale ed il rispetto immenso che hanno verso certi suoni e certi anni!

Bel lavoro ragazzi;vi aspettiamo sui palchi della Penisola,certi che la resa dal vivo di questi brani sarà sicuramente entusiasmante,come entusiasmante è questo vostro nuovo lavoro.