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venerdì 20 gennaio 2017

Il giorno che gli Area aprirono ai Les Rockets. Bussoladomani 23 Luglio 1978.

C'è stato un periodo, nel nostro paese, in cui i grandi tours degli artisti più importanti del panorama musicale mondiale, passavano accuratamente lontano dall'Italia.
Troppi gravi problemi avvenivano ogni qualvolta arrivava un artista straniero significativo. I terribili fatti che avevano riguardato alcuni di loro nei periodi allora più recenti (Santana e Lou Reed ad esempio) avevano fatto propendere i tour managers degli artisti di rilievo del rock a fare una specie di embargo nei confronti del nostro Paese.
Fu un quinquennio piuttosto triste, quello che andò dal 1975 al 1979, per tutti gli appassionati italiani che si dovettero accontentare di assistere alle esibizioni dei soli artisti di casa nostra, anche se cose buone ce n'erano anche da noi in verità, più alcuni esponenti di generi tipo Disco Music e derivati, che non venivano minimamente toccati da questioni riguardanti gli autoriduttori.

Nella vicina, per me, Versilia, avevamo la fortuna di avere un posto dove poter assistere a concerti anche piuttosto importanti; questo posto si chiamava “Bussoladomani” ed era praticamente un tendone da circo, o tensostruttura che dir si voglia, adibito a concerti, una specie di Teatro Tenda ante litteram.
L'aveva creato quel grande imprenditore che rispondeva al nome di Sergio Bernardini, fodatore e patron della mitica “Bussola”delle Focette, luogo che aveva visto transitare sul suo palco artisti di fama internazionale (Ray Charles, Ella Fitzgerald, Shirley Bassey, Tom Jones, Wilson Pickett, Chet Baker, la nostra Mina e moltissimi altri) ma che, da un po' di anni aveva iniziato a perdere smalto.

Sul palco di “Bussoladomani” avevo già visto svariati concerti nei due anni che precedevano quell'estate del 1978, tipo: Barry White, Gloria Gaynor, Premiata Forneria Marconi, Boney M, Renato Zero, Roberta Kelly, Donna Summer, Patty Pravo e Tina Turner, però quell'appuntamento del 23 di Luglio del 1978 mi pareva piuttosto azzardato, come accoppiamento, per non andarmelo a vedere.
Si teneva infatti un doppio concerto, concerto di due gruppi che più distanti tra loro non potevano essere: i grandi, grandissimi Area di Demetrio Stratos, gruppo che avevo già visto un'infinità di volte ma che aveva da poco pubblicato un album che mi era davvero piaciuto molto “1978: Gli Dei Se Ne Vanno, Gli Arrabbiati Restano” ed un gruppo che era un po' l'ultimo grido della musica che veniva ballata in discoteca e che parevano usciti da Marte con i loro travestimenti scenici, i francesi Les Rockets.
Non avevo idea di quale fosse il gruppo che avrebbe aperto la serata ma, non appena arrivai all'interno del tendone, capii immediatamente, dalla strumentazione posizionata sulla destra, proprio sul bordo del palco, che ad aprire sarebbero stati gli Area.
Mi salì immediatamente un po' di rabbia; non ritenevo giusto infatti che una band storica come loro si trovasse costretta ad aprire per un gruppo che aveva si e no un paio di hits in classifica, uno dei quali tra l'altro era il rifacimento in chiave “space rock” (?) del celebre successo dei Canned Heat di un decennio prima, la famosissima “On The Road Again”.

Pochi preamboli e gli Area attaccarono subito, senza dire una parola, con “L'Elefante Bianco”, seguito da “Interno Con Figure e Luci”.
La formazione era quella celebre a quattro, con Demetrio al Fender Rhodes e voce, Ares Tavolazzi al basso, Patrizio Fariselli alle tastiere e Giulio Capiozzo alla batteria.
Breve introduzione di Demetrio per il brano successivo, “Il Bandito Del Deserto” che dichiarò essere ispirato alla poesia araba “Il Bandito” di Shanfara.
Brano tiratissimo che strappò persino qualche applauso al numeroso pubblico accorso alla serata più che altro per vedere i Rockets.
“Acrostico In Memoria Di Laio” che fu così introdotto: “ Laio era il padre di Edipo, che fu quello che andò con la mamma, questo è dedicato al padre, che dopo molti anni paga ed il testo è di un signore che si chiama Lacan...Acrostico In Memoria Di Laio...”
Dopo aver ringraziato Demetrio presentò il brano successivo dicendo: “...questo è un pezzo del '73, si chiama Areazione”. Bellissima e lunga versione del brano apparso sul loro album “Are(A)zione”, uscito nel 1975.
Demetrio introdusse così il brano che seguì: “Prossimo brano si chiama “Return From Workuta” che non è il titolo di un film western; Workuta è il nome di un campo da tennis vicino Stalingrado”.
Rammento che mi chiesi immediatamente cosa sarebbe arrivato di tutto questo al pubblico che stava guardando il set di questa storica band, di cui non sapeva sicuramente quasi nulla,  a bocca aperta e continuavo a chiedermi quale mente contorta poteva aver concepito un abbinamento come quello ma tant'era, gli Area stavano tenendo un ottimo concerto e forse, chissà, qualcuno dei ragazzi presenti, si sarebbe magari appassionato anche a questa strana musica; gli applausi che si prese Demetrio durante l'introduzione vocale del brano (era davvero mostruoso dal vivo) mi confortarono non poco.
Ultimo brano in programma fu “Vodka- Cola”, presentato come “un cocktail”.
Brano stupendo e perfetto, con quei coretti finali in stile anni 50, per concludere il loro set.
Circa quarantacinque minuti di set furono dunque ciò che gli Area concessero al pubblico quella sera. C'è da dire però che i concerti in quegli anni raramente superavano l'ora di durata.

Tralascio il racconto del concerto dei Rockets che furono si divertenti, con esplosioni mai viste prima, raggi laser e costumi incredibili ma che, visti dalla mia posizione appoggiato al palco, non potevano nascondere ai miei già esperti occhi di fare un largo, larghissimo uso di basi preregistrate.

venerdì 19 agosto 2011

Novembre 1972: breve incontro con Demetrio Stratos.



Racconto un piccolo aneddoto su di un grande Artista, aneddoto a me molto caro che la dice lunga sul come siano cambiati radicalmente i tempi in questi (quasi) quarant'anni.
E' un aneddoto strano, normalmente vi ho abituati a racconti vissuti in maniera piuttosto "sentita" e,per me che li racconto, anche in maniera molto profonda. Questo invece è un piccolo racconto di un episodio accadutomi tanti e tanti anni fa, per cui calatevi nella parte di un Silvanino sedicenne, sognatore e amante della Musica vera, quella che già da allora aveva segnato la mia vita.

Dunque, lo "Space Electronic" di Firenze al centro della vicenda.
Lo Space, da me già citato altre volte, era il tempio del Rock a Firenze nei primi anni '70; un vecchio garage riadattato a locale polifunzionale per concerti,happening e discoteca rigorosamente Rock. Locale che ha visto esibirsi tra le sue mura gruppi come Canned Heat,Atomic Rooster,Fields,Rpory Gallegher, Jimmy Smith, Brian Auger,Van Der Graaf Generator, Strawbs,Audience, Renaissence e moltissimi altri.





E' esattamente l'8 di Novembre del 1972 ed allo Space è annunciato il concerto dei Nucleus di Ian Carr (se non li conoscete cercateli...assieme ai Soft Machine erano fra i più accreditati esponenti del cosiddetto filone Jazz-Rock; consiglio i loro primi 4 album,almeno fino a "Belladonna", disco appunto di quella turnee).
Entro allo Space, come al solito con largo anticipo, per poter così gustare l'atmosfera pre-concerto e per potermi intrattenere con gli amici musicofili dell'epoca.
Prima degli attesi Nucleus c'è però una graditissima (e non annunciata)sorpresa, ad aprire il concerto ci sono questo nuovo gruppo di musicisti di cui si dice un gran bene e di cui, tra l'altro,avevo già acquistato da pochi giorni il primo LP "Arbeith Macht Frei" (con pistolona sagomata inserita all'interno della busta!): gli Area.

Inutile dire che il loro set fu incredibile, tra l'altro (cosa rara) si esibirono con la loro primissima formazione in cui militava ancora il sassofonista Eddy Busnello.

Finito il loro stupendo set, mi recai in bagno per...un piccolo bisogno urgente.
I bagni di noi maschietti hanno la particolarita, all'epoca come adesso, di avere gli orinatoi attaccati al muro.
Mi appropinquiai ad espletare le mie funzioni (scusate...so che è ridicola questa parte del racconto...ma fu così che andò!), quando mi accorsi che qualcuno stava facendo lo stesso accanto a me...mi voltai, con un certo imbarazzo (anche perchè guardarsi in certe occasioni è' oltremodo imbarazzante!) e riconobbi...Demetrio Stratos!

Non so perchè,ma mi venne di chiedergli:

S.:"...ma...tu sei Demetrio Stratos...?"
D.:"...si..esatto!"
S.:"...quello che cantava nei Ribelli?"
D.:"...si,esattamente...(e cantando) Puuuugni Chiusi....!!!"

...un sorriso e...via,per la sua strada!
Da notare che queste brevi frasi furono dette mentre ambedue stavamo...ehm...facendo pipì!

Poi in seguito Lui è diventato quello che è diventato (il PIU' grande cantante Italiano e non solo) ed io ho avuto occasione di vederlo ben altre 4 volte nel corso degli anni 70, senza però aver più occasione di parlare con Lui.


Tutto questo per far capire l'atmosfrea dell'epoca,quando gli Artisti dopo aver suonato andavano a far pipì nei bagni del locale assieme ai clienti e poteva succedere anche episodi come questo, che poi,nella mente di un ragazzino appassionato come ero io...sarebbero rimasti impressi nella memoria.

(L foto pubblicate e da me personalmente scattate non sono di quel concerto, bensì del concerto tenuto da gli Area al "Parterre" di Firenze il 23 Settembre 1978)