C'è stato un periodo, nel nostro
paese, in cui i grandi tours degli artisti più importanti del
panorama musicale mondiale, passavano accuratamente lontano
dall'Italia.
Troppi gravi problemi avvenivano ogni
qualvolta arrivava un artista straniero significativo. I terribili fatti che
avevano riguardato alcuni di loro nei periodi allora più recenti (Santana e
Lou Reed ad esempio) avevano fatto propendere i tour managers degli artisti di rilievo del rock a fare
una specie di embargo nei confronti del nostro Paese.
Fu un quinquennio piuttosto triste, quello che andò dal 1975 al 1979, per
tutti gli appassionati italiani che si dovettero accontentare di
assistere alle esibizioni dei soli artisti di casa nostra, anche se cose buone
ce n'erano anche da noi in verità, più alcuni esponenti di generi tipo
Disco Music e derivati, che non venivano minimamente toccati da
questioni riguardanti gli autoriduttori.
Nella vicina, per me, Versilia, avevamo
la fortuna di avere un posto dove poter assistere a concerti
anche piuttosto importanti; questo posto si chiamava “Bussoladomani”
ed era praticamente un tendone da circo, o tensostruttura che dir si voglia, adibito a concerti, una
specie di Teatro Tenda ante litteram.
L'aveva creato quel grande imprenditore
che rispondeva al nome di Sergio Bernardini, fodatore e patron della
mitica “Bussola”delle Focette, luogo che aveva visto transitare
sul suo palco artisti di fama internazionale (Ray Charles, Ella Fitzgerald, Shirley Bassey, Tom Jones, Wilson Pickett, Chet Baker, la nostra Mina e moltissimi altri) ma che, da un po' di
anni aveva iniziato a perdere smalto.
Sul palco di “Bussoladomani” avevo
già visto svariati concerti nei due anni che precedevano quell'estate del 1978, tipo: Barry White, Gloria Gaynor,
Premiata Forneria Marconi, Boney M, Renato Zero, Roberta Kelly, Donna
Summer, Patty Pravo e Tina Turner, però quell'appuntamento del 23 di
Luglio del 1978 mi pareva piuttosto azzardato, come accoppiamento,
per non andarmelo a vedere.
Si teneva infatti un doppio concerto,
concerto di due gruppi che più distanti tra loro non potevano
essere: i grandi, grandissimi Area di Demetrio Stratos, gruppo che
avevo già visto un'infinità di volte ma che aveva da poco
pubblicato un album che mi era davvero piaciuto molto “1978: Gli
Dei Se Ne Vanno, Gli Arrabbiati Restano” ed un gruppo che era un
po' l'ultimo grido della musica che veniva ballata in discoteca e che
parevano usciti da Marte con i loro travestimenti scenici, i francesi
Les Rockets.
Non avevo idea di quale fosse il gruppo
che avrebbe aperto la serata ma, non appena arrivai all'interno del
tendone, capii immediatamente, dalla strumentazione posizionata
sulla destra, proprio sul bordo del palco, che ad aprire sarebbero
stati gli Area.
Mi salì immediatamente un po' di
rabbia; non ritenevo giusto infatti che una band storica come loro si
trovasse costretta ad aprire per un gruppo che aveva si e no un paio
di hits in classifica, uno dei quali tra l'altro era il rifacimento
in chiave “space rock” (?) del celebre successo dei Canned Heat
di un decennio prima, la famosissima “On The Road Again”.
Pochi preamboli e gli Area attaccarono
subito, senza dire una parola, con “L'Elefante Bianco”, seguito
da “Interno Con Figure e Luci”.
La formazione era quella celebre a
quattro, con Demetrio al Fender Rhodes e voce, Ares Tavolazzi al
basso, Patrizio Fariselli alle tastiere e Giulio Capiozzo alla
batteria.
Breve introduzione di Demetrio per il brano successivo, “Il Bandito Del Deserto” che dichiarò essere ispirato alla poesia araba “Il Bandito” di Shanfara.
Breve introduzione di Demetrio per il brano successivo, “Il Bandito Del Deserto” che dichiarò essere ispirato alla poesia araba “Il Bandito” di Shanfara.
Brano tiratissimo che strappò persino
qualche applauso al numeroso pubblico accorso alla serata più che altro per vedere i Rockets.
“Acrostico In Memoria Di Laio” che
fu così introdotto: “ Laio era il padre di Edipo, che fu quello
che andò con la mamma, questo è dedicato al padre, che dopo molti
anni paga ed il testo è di un signore che si chiama
Lacan...Acrostico In Memoria Di Laio...”
Dopo aver ringraziato Demetrio presentò il brano successivo dicendo: “...questo è un pezzo del '73, si
chiama Areazione”. Bellissima e lunga versione del brano apparso
sul loro album “Are(A)zione”, uscito nel 1975.
Demetrio introdusse così il brano
che seguì: “Prossimo brano si chiama “Return From Workuta” che
non è il titolo di un film western; Workuta è il nome di un campo
da tennis vicino Stalingrado”.
Rammento che mi chiesi immediatamente cosa sarebbe arrivato di tutto questo al pubblico che stava guardando il set di questa storica band, di cui non sapeva sicuramente quasi nulla, a bocca aperta e continuavo a chiedermi quale
mente contorta poteva aver concepito un abbinamento come quello ma
tant'era, gli Area stavano tenendo un ottimo concerto e forse, chissà,
qualcuno dei ragazzi presenti, si sarebbe magari appassionato anche a questa strana musica; gli applausi che si prese Demetrio durante l'introduzione vocale del brano (era davvero mostruoso dal vivo) mi confortarono non poco.
Ultimo brano in programma fu “Vodka-
Cola”, presentato come “un cocktail”.
Brano stupendo e perfetto, con quei
coretti finali in stile anni 50, per concludere il loro set.
Circa quarantacinque minuti di set
furono dunque ciò che gli Area concessero al pubblico quella sera.
C'è da dire però che i concerti in quegli anni raramente superavano
l'ora di durata.
Tralascio il racconto del concerto dei
Rockets che furono si divertenti, con esplosioni mai viste prima,
raggi laser e costumi incredibili ma che, visti dalla mia posizione
appoggiato al palco, non potevano nascondere ai miei già esperti occhi di fare un largo, larghissimo uso di basi preregistrate.
grazie per questa testimonianza, di questa accoppiata Rockets / Area non la sapevo, è incredibile che abbiano messo insieme due band cosi diverse e distanti musicalmente.
RispondiEliminaIl periodo dell'embargo,.. si me lo ricordo erano anni neri per i concerti, chi poteva andava a Nizza, Lugano con pullman organizzati, io ero ancora minorenne e quindi andavo a vedere tutto quello che passava a Firenze....c'era un grande fame !
ora chiedo il tuo aiuto: ho un vago ricordo di un concerto di John MacLaughin Orchestra alla piscina Costoli, forse era il 1977, me lo sono sognato...? non ho trovato riscontro su internet, ti ricordi qualcosa ?
Un saluto,
ci vediamo qui :)
Ciao Paperinik
Eliminasi effettivamente John McLaughlin suonò alla Piscina Costoli, precisamente il 12 Luglio del 1977, però non con la Mahavisnu Orchestra, bensì con la formazione degli Shakti.
A presto!
Grazie !!
Eliminanessuno dei miei amici se lo ricordava, cominciavo a pensare di averlo sognato... :) ciao
No, no, non te lo eri sognato assolutamente!
EliminaQuesto commento è stato eliminato dall'autore.
EliminaMcLaughlin con Shakti suonò anche a Bussoladomani, nel 1977! Un anno prima del concerto degli Area. Ero presente anche a quel concerto di McLaughlin. Più che la musica (che a me che avevo 15 anni era parsa piuttosto noiosa) mi ricordo della straordinaria bellezza di una ragazza bionda che era seduta vicino a McLaughlin sul palco. Ce n'era una anche vicino al violinista. Non fecero nulla per tutto il concerto, semplicemente se ne stettero sedute là a farsi guardare.
EliminaC'era anche io alla Costoli luglio 1977, il giorno dopo avevo un esame all'università, passò un amico a prendermi, ha insistito e non ho saputo resistere, non mi sono pentito e l'esame l'ho pure superato! jankadjstrummer
RispondiEliminaGrande!
EliminaGrazie di cuore per questo prezioso post! Ero presente a quel concerto. Chiesi a mia madre di accompagnarmi perché avevo 16 anni e dunque senza patente. Che ricordo meraviglioso! Stratos viveva nella mia cittadina (Salsomaggiore Terme) e lo incontravo spesso al negozio di dischi. Ora è sepolto qui, in un piccolo cimitero fuori città. Fu un concerto straordinario e ero curioso di ritrovare il giorno esatto. Il tuo post ha fatto ancora di più: ha ricostruito la scaletta di quel concerto! Così ora posso mettere in fila i brani e "ricostruirlo" per riviverne il ricordo. Ho visto solo il primo brano dei Rockets. Sono uscito subito per non rovinarmi il ricordo del concerto degli Area.
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