venerdì 14 agosto 2015

ROXY MUSIC Live in Modena at "Bob Club 2000", April 24, 1973

Era il 24 aprile del 1973, avevo 17 anni e, badate bene, i 17 anni del 1973 non erano assolutamente paragonabili ai 17 anni di un ragazzo di oggi; i tempi erano diversi e le abitudini dei genitori anche.
La mia vera fortuna infatti è stata quella di avere due genitori fantastici, in più amanti della musica, soprattutto mia Mamma, per cui potevo avere liberamente il permesso di andare a vedermi i concerti dei miei artisti preferiti, anche se questi si tenevano il località non proprio vicinissime a casa; eh si, perché anche le distanze all'epoca erano diverse e Modena, ad esempio, appariva molto più lontana da Firenze allora che non al giorno d'oggi.

I Roxy Music erano, in quel momento, la novità più sconvolgente ed allo stesso modo eccitante del panorama musicale mondiale; qualcosa che ci appariva veramente nuovo, sia dal punto di vista musicale che da quello puramente estetico.
L'anno precedente era uscito quel disco meraviglioso che era il loro primo album,assieme a “Virginia Plain”, singolo che veniva passato anche nei locali dove, prima dei concerti, si ballava, cosa abbastanza consueta all'epoca.
Il concerto si teneva appunto a Modena, in un locale come quello che ho appena descritto, una discoteca, che si chiamava “Bob Club 2000”.
Era il loro primo tour nel nostro paese a non potevo certo perdermeli.

Assieme a Sandro, una altro di quegli appassionati fiorentini che non si perdevano mai un concerto, prendemmo il treno alla stazione di Firenze e ci recammo a Modena.
Il “Bob Club 2000” era un locale abbastanza moderno, una discoteca all'avanguardia per i dettami dell'epoca e per entrare bisognava salire una lunga scala esterna alla struttura.
Entrammo e ci sistemammo a sedere a terra, visto che non esisteva un vero e proprio palco e la strumentazione della band era sistemata praticamente sul pavimento del locale, solo un gradino la poneva pochi centimetri più in alto di noi.
Ricordo che, come sempre facevo, mi misi ad osservare la fauna locale, il pubblico, cosa che mi faceva sentire parte di una vera e propria tribù. E' difficile far capire ad un giovane di oggi quanto fosse forte il senso di appartenenza, a quella specie di tribù appunto, che eravamo noi che ascoltavamo la musica rock a quei tempi. Il rock era ribellione, ribellione vera e questo ci faceva sentire diversi dai benpensanti che all'epoca erano la maggioranza nel nostro paese che in quegli anni, è bene ricordarlo, era piuttosto arretrato rispetto a quelli che erano i paesi guida di questo tipo di musica.
L'apertura della serata fu affidata ad un certo Lloyd Watson, un chitarrista che in solitaria ci intrattenne per una venticinquina di minuti. In seguito questo chitarrista comparirà negli albums solisti di brian Eno "Here Come The Warm Jets" e di Andy McKay "In Search Of Eddie Riff".
La sua esibizione mi lasciò comunque quasi totalmente indifferente.
Dopo una breve attesa partì una musica ipnotica (si trattava di “The Pride And The Pain”, retro del singolo “Pyjamarama” uscito appena un mese prima) che ebbe la funzione di introduzione all'ingresso dei musicisti sulla scena.
Eccoli! L'impatto visivo fu incredibile, erano vestiti esattamente come all'interno della copertina del loro primo album; ricordo che non avevo mai visto niente di simile prima di allora.
Brian Ferry, con il suo ciuffo impomatato mi apparve come un Elvis Presley del 1973 e le sue movenze imitavano appunto “The King”. Brian Eno, che si sistemò dietro alle sue tastiere ed ai suoi mille aggeggi, era una presenza quasi di un altro mondo, truccatissimo e con i lunghi capelli che gli partivano praticamente da metà cranio, una presenza androgina, carismatica, ipnotica.
Paul Thompson, il batterista, in canottiera dietro ai suoi tamburi era un picchiatore infaticabile.
Andy McKay, anche lui con un ciuffo incredibile si piazzò a gambe larghe, imbracciando il suo sax, proprio davanti a me.
Avevano delle scarpe con tacchi e zeppe altissime e coloratissime, come i dettami della moda glam insegnavano, però loro avevano un qualcosa in più degli altri gruppi glam, erano delle creature del passato proiettate nello spazio, proiettate in un party che aveva tra gli invitati anche Alex DeLarge e i suoi Drughi, Amanda Lear, all'epoca modella di Salvador Dalì e tutti i personaggi più all'avanguardia del momento.

Non lasciarono nemmeno sfumare quella fantastica, ipnotica introduzione e fu subito “Do The Strand”, dal loro secondo album “For Your Pleasure”, uscito appena due mesi prima, che vedeva sulla propria copertina proprio quell'Amanda Lear con una pantera al guinzaglio.
Seguirono “Grey Lagoons”, “Beauty Queen” e la martellante “The Bogus Man”, tutte suonate in maniera piuttosto fedele agli originali sui dischi ma con un volume impressionante.
Per ascoltare qualcosa dal primo disco dovemmo aspettare il quinto brano ma la sequenza tratti da quel disco fu impressionante: “Ladytron”, con una coda in cui improvvisarono un finale pazzesco, con Eno che fece quasi scoppiare i suoi synth; “In Every Dream Home a Hearache”, brano quasi commovente ed a seguire “If There Is Something”.
Questo fu il momento in cui Brian Ferry pronunciò le prime parole tra un brano e l'altro, fino a quel momento avevano sparato i brani l'uno dietro l'altro ed annunciò un brano dal loro nuovo album; fu la volta infatti di una ”Edition Of You” tiratissima con Eno e McKay scatenati. Poi eseguirono il brano che più amavo di loro in quel periodo, annunciato da un “are you ready for rock'n roll?” ecco “Re-Make/ Re-Model” che era il travolgente inizio del loro primo album e che loro, in quell'occasione, riproposero in maniera trascinante e con il prolungamento dei famosi stacchi strumentali al termine dalla canzone.
Il bis fu ovviamente il loro hit più grande, vale a dire il singolo “Virginia Plain”.

Tornammo a casa e, come accadeva sempre quando vedevo un concerto che in qualche modo mi segnava, mettevo sul piatto a ripetizione i due albums e i due singoli della band appena vista ed andavo a rileggermi gli articoli di “Ciao 2001”, l'unica vera Bibbia per noi appassionati dell'epoca, che parlavano di loro, mangiandomi con gli occhi le loro foto, visto che altri sistemi per vederli, oltre ad andare al concerto, in quei tempi non ce n'erano.

Ovviamente mi registrai tutto il concerto su una cassetta C-90, cassetta che ho ancora oggi e che mi ha aiutato nei ricordi e nel racconto di quella lontana serata.



2 commenti:

  1. Ciao Silvano , ho letto con attenzione il tuo bel ricordo del concerto dei Roxy a Modena, nel complimentarmi per la stesura e la descrizione dell'epoca e del gruppo , ti ringrazio in quanto .....anche io sono del 56' , avevo esattamente la stessa età perché sono di Febbraio , appassionato di concerti e live music specie anni 70-80 ....e infine per avermi ricordato dopo 42 anni che il locale , che ora si chiama Mac2 , allora si chiamava Bob Club 2000 .....io ci avevo visto gli Atomic Rooster con Palmer e il Banco del MS...formatosi da un paio di anni ! Grazie ancora dei bei ricordi
    Loris

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  2. Ciao Loris
    Grazie mille per le belle parole, mi fa piacere aver risvegliato in te dei bei ricordi e delle buone vibrazioni.
    Un abbraccio.
    Silvano

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