sabato 29 dicembre 2018

My Best of 2018



Anche il 2018 è stato un anno molto ricco di buone uscite discografiche.
A volte, vista la gran quantità di dischi che mensilmente escono, si rischia di perdere qualcosa per strada, cosa che ovviamente succede ed è successa sicuramente anche a me, nonostante tutto cerco sempre di ascoltare con curiosità quante più cose nuove posso.
Queste, tra le tantissime cose ascoltate, sono quelle che personalmente ho preferito:

RY COODER - Prodigal Son
BRUCE SPRINGSTEEN - On Broadway
THE SHEEPDOGS - Changing Colours
KAMASI WASHINGTON - Heaven And Earth
GLEN HANSARD - Between Two Shores
BILLY GIBBONS - The Big Bad Blues
BOZ SCAGGS - Out Of The Blues
BUDDY GUY - The Blues Is Alive And Well
TONY JOE WHITE- Bad Mouthin'
MAGPIE SALUTE - High Water I
MARCUS KING BAND - Carolina Confession
ST. PAUL AND THE BROKEN BONES - Young Sick Camellia
JAMES HARMAN - Fineprint
ROCKWELL AVENUE BLUES BAND - Back To Chicago
JONATHAN WILSON - Rare Birds
ALLMAN BROTHERS BAND - Cream Of The Crop 2003
KURT WILE- Bottle In It
JACK PEARSON - Live
JOHN PRINE - The Tree Of Forgiveness
BEN HARPER & CHARLIE MUSSELWHITE - No Mercy In This Land
MALCOM HOLCOMBE- Come Hell Or High Water
THE DECEMBERISTS - I'll Be Your Girl
LITTLE STEVEN AND THE DISCIPLES OF SOUL - Soulfire Live!
COLTER WALL - Songs Of The Plains
NICK MOSS BAND feat. DENNIS GRUENLING - The High Coast Of Low Living
VAN MORRISON - The Prophet Speaks
KING CRIMSON - Live In Mexico
PAUL WELLER - True Meanings
PAUL McCARTNEY - Egypt Station
MARCIA BALL - Shine Bright
EUGENE HIDEAWAY BRIDGES - Live In Tallahassee

Concerti:

ATOMIC ROOSTER - London "Under The Bridge" 20/01/18
BILLY GIBBONS with SUPERSONIC BLUES MACHINE - Pistoia Blues 15/07/18
SEASICK STEVE - MusicaW, Castellina Marittima 14/08/18
MALCOM HOLCOMBE - Pistoia "Santomato Live" 06/12/18




giovedì 22 novembre 2018

EDDIE C. CAMPBELL (1939-2018)

Nato a Duncan, Mississippi nel 1939, Eddie, all'età di dieci anni, si spostò a Chicago.
Poco più che bambino, dopo che la madre lo portò a vedere un concerto di Muddy Waters al "Club 1125" di Madison Avenue, capì che quella sarebbe stata la sua vita e, soltanto quattro anni più tardi, il giovanissimo Eddie si guadagnò un posto proprio su quel palco.
Ben presto divenne uno dei musicisti più popolari della zona ed era facile vederlo sfrecciare su una fiammeggiante motocicletta viola (la motocicletta era una Honda CBX).
Eddie era già allora un personaggio eclettico, imparò il Karate e divenne pure un ottimo pugile dilettante con ben 16 ko all'attivo.
La sua chitarra Fender Jazzmaster rossa era però il suo amore più grande.
Suonò assieme a Otis Rush, Mighty Joe Young e Jimmy Reed.

Incise il primo album a suo nome nel 1977, "King Of The Jungle" era il titolo del disco, un robusto disco di "Chicago Blues", contenente alcune sue composizioni, come ad esempio la title track, o come il travolgente strumentale "Smokin' Potatoes", dove duettava alla grande con l'armonica di Carey Bell. Il disco conteneva inoltre alcune covers di artisti come Muddy Waters, Willie Dixon e Percy Mayfield.
Arrivò in Europa la prima volta nel 1979 con l' "American Blues Legend Tour".
Ebbi la fortuna di assistere ad una sua esibizione, che ricordo con grande piacere, nel 1987 al "Pistoia Blues Festival", per quell'edizione denominato semplicemente "Bluesin' 87", dove ero, come lo sono ancora adesso, responsabile della sicurezza, Festival dove si doveva esibìre assieme ai nostrani Model T-Boogie ma un ritardo lo vide esibirsi il giorno successivo assieme alla band, che si prestò per l'occasione, di Valery Wellington
L'ultimo album inciso all'epoca del concerto a cui assistetti, in quell'ormai lontanissimo 4 Luglio 1987 a Pistoia, risaliva a due anni prima, il 1985 e si intitolava "Baddest Cat On The Block"".
T-shirt bianca attillatissima, con su scritto "Blues Festival" in rosso, che metteva in mostra un fisico, ai tempi, molto allenato, capelli afro, stile primi anni '70, con basettoni d'ordinanza annessi, Eddie incarnava fisicamente, con un buon decennio di ritardo, il tipico nero da action movie della cosiddetta Blaxploitation targata anni '70.
Dal palco ci deliziò con il suo blues bello tirato e trascinante, dimostrando egli stesso di conoscere tutti i trucchi che servivano per ingraziarsi la platea, come suonare con i denti e dietro la schiena, la sua celebre Fender Jazzmaster rossa.

Il 20 Novembre scorso, già molto malato, Eddie ci ha lasciato.
L'ho appreso personalmente da un post letto durante la notte sulla sua pagina facebook.
Un altro grande esponente del "Chicago Blues" ci ha lasciato, rendendo tutti noi amanti del blues ancora una volta molto più soli.



(le foto di Eddie C. Campbell al Bluesin'87 di Pistoia sono di: Stefano Di Cecio
la foto nel backstage del Bluesin' 87 con Massimo Pavin e Dario Lombardo dei Model T- Boogie è di proprietà di Dario Lombardo)

martedì 23 gennaio 2018

ATOMIC ROOSTER live at the "Under The Bridge", London- January 20th 2018

Gli Atomic Rooster, creatura del compianto Vincent Crane, tastierista di enorme talento, scomparso purtroppo suicida all'età di 46 anni nel febbraio del 1989, sono da sempre stati una band da me molto amata fin dai primissimi passi.
Non erano conosciutissimi da noi all'epoca, lo sono divenuti, come spesso accade, una volta terminato il loro percorso artistico. Io invece trovavo in loro una vena underground particolare, quasi maledetta. Percepivo, pur non conoscendo ovviamente i dettagli visto che la stampa musicale dell'epoca non si occupava moltissimo di loro, un certo carattere spigoloso da parte del leader ed anche un certo disagio; le formazioni che cambiavano ad ogni disco, come anche un particolare episodio accaduto nell'agosto del 1972, quando li aspettavo a gloria per un concerto che avrebbe dovuto tenersi al "Piper 2000" di Viareggio e che invece misteriosamente fu cancellato (avremmo saputo di li a qualche giorno che il tastierista se ne sarebbe fuggito col malloppo, lasciando gli altri membri della band a piedi, tanto che il batterista Rick Parnell sarebbe rimasto in Italia, trovando alloggio presso gli Ibis di Nico Di Palo).
Tutte queste cose facevano accrescere in me una curiosità pazzesca nei confronti di questa band, mentre continuavo ad ascoltare i loro bellissimi albums, come "Death Walks Behind You" o "In Hearing Of".

E' stato dunque con grande felicità che,in occasione di un mio breve viaggio a Londra, ho scoperto che la band si era riformata e che avrebbe tenuto un concerto proprio nei giorni della mia permanenza in città.
Due membri della formazione relativa al mio album preferito della band, vale a dire "In hearing Of" , il cantante Peter French ed il chitarrista Steve Bolton (in realtà in quel disco il chitarrista non era Steve Bolton, bensì John DuCann ma Bolton ne avrebbe preso il posto all'indomani dell'uscita del disco stesso), con il beneplacito della vedova di Vincent Crane, hanno aquisito i diritti del marchio della band ed hanno riportato il Galletto Atomico on the road.

Il locale dove si sarebbe svolto il concerto è un club chiamato "Under The Bridge" e si trova proprio davanti allo stadio del Chelsea, a Stamford Bridge appunto.
Arriviamo prima dell'inizio del set e vedo Peter French, che tra l'altro è stato il cantante dei Leaf Hound e dei Cactus, intrattenersi a parlare con amici. Mi avvicino e lo saluto, visto che tramite Facebook lo avevo avvertito che dall'Italia sarei venuto a vedere questa data dei neoriformati Roosters.
Il tempo di scattare qualche foto, salutarci e darci appuntamento a dopo il set.
La nuova formazione, oltre ai due veterani, comprende Adrian Gautrey alle tastiere, Shug Millidge alla batteria e Bo Walsh al basso.
Dopo la presentazione da parte di Johnny "Guitar" Williamson, la band sale sul palco ed attaccano subito con "Sleeping For years", titolo altamente esplicativo, dal momento che la band era inattiva dalla metà degli anni '80, tratto dal loro secondo album.
Colpisce immediatamente il sound che riporta in maniera incredibile a quei primissimi anni '70, come del resto l'attitudine dei musicisti stessi sul palco.
Il pubblico presente, molto variegato e numeroso (la sala è piuttosto grande), aiuta in questo i musicisti sul palco ed è molto partecipe e coinvolto.
Peter e Steve sono chiaramente i due leaders e, indubbiamente, gli occhi dei più sono rivolti a loro, come i miei del resto, visto che il loro modo di stare sul palco è proprio quello di due musicisti che la sanno davvero lunga e sanno come fare a catalizzare l'attenzione del pubblico di fronte a loro.
Soprattutto Peter French che ha davvero l'attitudine della rockstar vecchio stampo, sia per come si muove sul palco, sia per come tiene l'asta del microfono che per i suoi atteggiamenti.
Seguono l'hit "Tomorrow Night" e la sinuosa "Black Snake", ma è con il quarto brano "A Spoonful Of Bromide Helps The Pulse Rate Go Down" che, dal momento essere uno strumentale, l'attenzione si rivolge al resto della band e, devo dire in tutta sincerità, che mai mi sarei aspettato da questa formazione una resa così ottima e così vicina a quello che era il sound dei loro esordi.

Adrian alle tastiere è una vera forza della natura ed il suono del suo Hammnd ricalca alla perfezione quelli che erano i suoni del suo illustre grandissimo predecessore ed il batterista Shug è un percussionista dal suono preciso e potente, molto potente, mentre il roccioso Bo al basso, elemento nuovo per la formazione, visto che in precedenza i bassi venivano suonati direttamente da Vincent Crane, è uno stantuffo instancabile.
Tutto davvero molto bello e coinvolgente.
Tutto il repertorio è tratto dai primi tre albums della band, ad eccezione di "Don't Loose Your Mind" che proviene da "Atomic Rooster" del 1980 e da una inaspettata "Fire" di Arthur Brown, con cui Crane suonava ad inizio carriera, proposta come bis.


Al termine del concerto ho fatto i miei complimenti vivissimi a Peter ed a Steve Bolton, che mi ha confessato che il gruppo è intenzionato a pubblicare un disco di materiale inedito quanto prima.
A questo punto non vediamo davvero l'ora.


martedì 16 gennaio 2018

DOLORES O'RIORDAN, IL MIO RICORDO.

Era l'edizione del 2000 del prestigioso Lucca Summer Festival ed era la terza edizione in cui ricoprivo il ruolo di responsabile della security della manifestazione.
Quell'anno il cartellone era ricchissimo ed accanto ad artisti del calibro di Joe Cocker, Ray Charles, Joan Baez, Lionel Richie, i Buena Vista Social Club, Pat Metheny e Natalie Cole, si sarebbero esibiti anche gli irlandesi Cranberries e sarebbe stata per me la prima volta che li vedevo.

Era il tour successivo all'album "Bury The Hatchet", uscito nell'aprile dell'anno precedente a le canzoni "Animal Instinct" e "Promises" continuavano a girare nelle varie radio, quando queste avevano ancora una programmazione che poteva definirsi tale.
Ad aprire il set era stato chiamato lo svedese Andreas Johnson, il cui singolo "Glorius", tratto dal suo secondo album, aveva ottenuto anch'esso un buon successo, anche per aver fatto da colonna sonora ad alcuni spot importanti.

Ricordo che poco prima dell'inizio del concerto fui chiamato dagli organizzatori ed entrai nei camerini per parlare con il tour manager della band e fu li che vidi per la prima volta Dolores. Se ne stava seduta ed aveva il pancione; era in stato interessante ed io non lo sapevo. ma mi colpirono i suoi occhi: uno sguardo intenso, bellissimi!
Il Tour manager mi informò che Dolores non si sentiva sicura, non stette a spiegarmene il motivo, però chiese di avere due persone della sicurezza, uno dei quali avrei dovuto essere io, ai lati del palco, per proteggerla da qualsiasi cosa sarebbe potuta accaderle.
Mentre lui parlava io mi voltai a guardarla ed i suoi occhi mi parvero a momenti taglienti ma allo stesso tempo quasi impauriti.

Durante il set mi piazzai alla sua sinistra e non la persi d'occhio un attimo, tenendo allo stesso tempo sotto controllo tutto quanto accadeva davanti al palco tra il pubblico.
Tutto filava liscio, finchè alcuni solerti impiegati di un'ente, non sto a farne il nome, ottusi come solo dei burocrati italiani sanno esserlo quando svolgono le loro funzioni, decisero di fare un controllo proprio nel bel mezzo del concerto.
A niente valsero le richieste da parte dell'organizzazione di aspettare la fine dello spettacolo, niente da fare, volevano parlare con me a tutti i costi e volevano farlo immediatamente!
Alla fine di un brano, dopo aver chiamato per radio uno dei miei ragazzi a sostituirmi in quel delicato compito, incrociai lo sguardo di Dolores che mi guardava preoccupata andare via dal mio posto, con lo sguardo le feci capire che ci sarebbe stato un altro al posto mio e mi voltai per scendere ed andare incontro a chi mi cercava.
Quella fu l'ultima volta che vidi quei due occhi meravigliosi, perchè quei tipi mi trattennero per tutta la durata del concerto e persino fino a quasi tutto il load out (che sarebbe quando gli artisti se ne vanno e si procede allo smontaggio dell'attrezzatura).

Avrei rivisto i Cranberries solo due anni dopo all'allora Palasport di Firenze, dove andai per accompagnare la mia fidanzata dell'epoca a cui piacevano molto ma non ebbi modo di incrociare nuovamente quei fieri occhi irlandesi e quello sguardo che tanto mi avevano colpito.

Perchè racconto tutto questo? perchè ieri Dolores O'Riordan se n'è andata, alla giovane età di 46 anni ed oggi, mentre sui social parte la stucchevole sequenza, da parte dei soliti personaggi privi della benchè minima delicatezza, che ci tengono a far sapere al mondo intero quanto la sua voce non gli piacesse, io ho invece ricevuto una inaspettata, quanto bellissima foto, che ci cattura assieme su quel palco; lei con il microfono tenuto tra entrambe le mani mentre sta cantando ed io alla sua sinistra (sulla destra nella foto), mentre a gambe larghe controllo che l'incolumità di questo scricciolo dagli occhi bellissimi e dalla voce meravigliosa, si perchè aveva una voce meravigliosa, sia salva.
...ed immagino che stia cantando proprio "Animal Instinct".


- foto di Dolores di Alcide Lucca 2000
- foto di Dolores e me scattata da Alessandra Corbelli
- Articolo tratto dal quotidiano "La Nazione" del 19 Luglio 2000

mercoledì 20 dicembre 2017

My Best Of 2017



Anno indubbiamente ricco di buone uscite discografiche, con alcune vette altissime, come il testamento musicale di Gregg Allman.
Già, purtroppo anche quest'anno sono molti i musicisti che ci hanno lasciato ed alcune perdite mi hanno toccato in maniera particolare, come ad esempio quelle di Gregg Allman e Tom Petty. Il mondo della musica è davvero molto più povero adesso.
Quelli che seguono sono dunque, non in ordine qualitativo, i dischi tra quelli che ho ascoltato che più mi sono piaciuti:

GREGG ALLMAN- Southern Blood
CHRIS STAPLETON- Fom A Room Vol. 1
CHRIS STAPLETON- From A Room Vol. 2
COLTER WALL- Colter Wall
TEDESCHI TRUCKS BAND- Live From The Fox, Oakland
LITTLE STEVEN & THE DISCIPLES OF SOUL- Soulfire
ROBERT RANDOLPH & THE TRAVELLIN' BAND- Got Soul
THE MAGPIE SALUTE- The Magpie Salute
BANDIDOS- Visions
FANTASTIC NEGRITO- The Last Days Of Oakland
SANTANA & THE ISLEY BROTHERS- Power Of Peace
GARY CLARKE JR. Live North America 2016
ARIANNA ANTINORI- Hostaria Cohen
VAN MORRISON- Roll With The Punches
GOV'T MULE- RevolutionCome...Revolution Go
DERBERT McCLINTON & SELF MADE MAN- Prick Of The Litter
JOHN MELLENCAMP- Sade Clown & Hillbillies
TAJ MAHAL & KEB MO- Tajmo
MISS VELVET & THE BLUE WOLF- Bad Get Some
CHEAP WINE- Dreams
ROYAL BLOOD- How Did We Get So Hard?
GEORGE THOROGOOD- Party Of One
SELWYN BIRCHWOOD- Pick Your Poison
JASON ISBELL & THE 400 UNIT- The Nashville ASound
MANUEL TAVONI- Back To The Essence
COREY DENNISON BAND- Night After Night
SIMO- Rise And Shine
NATHANIEL RATELIFF & THE NIGHT SWEATS- Live At Red Rocks
SUPERSONIC BLUES MACHINE- Californisoul
RHIANNON GIDDENS- Freedom Highways
GABRIELE DUSI- Startin' Point
LEE BAINS III + THE GLORY FIRES- Youth Detention
MISS GOLDEN MESSENGER- Halleluja Anyhow
JAKE XERXES FUSSELL- What In The Natural World
MICHAEL CHAPMAN- 50
SNOWY WHITE ANDTHE WHITE FLAMES- Reunited

CONCERTI:
LITTLE STEVEN & THE DISCIPLES OF SOUL- Pistoia (Pistoia Blues) 04/07/17
FANTASTIC NEGRITO- Poggio A Caiano (Villa Medicea) 17/07/17
KAMASI WASHINGTON- Bologna (Botanique Festival) 19/07/17
ROBERT RANDOLPH & THE TRAVELLIN' BAND- Chicago (The Space) 07/09/17
ROYAL BLOOD- Milano (Fabrique) 02/10/17


martedì 14 novembre 2017

Una Giornata a Macon, Georgia

Progettato a suo tempo, assieme alla fidanzata Francesca, un nuovo viaggio nel Sud degli USA, ci è sembrato logico includere una tappa in Georgia ed in particolare Macon, città che ha dato i natali ad una delle band che più amiamo, la gloriosa Allman Brothers Band.
Visto che già da un po' avevo stabilito dei contatti con Kirk West, lo storico fotografo e tour manager del gruppo (iniziò ad esserlo durante la reunion della band del 1990, in occasione dell'uscita dello splendido “Seven Turns”), abbiamo deciso di fargli visita.
L'appuntamento è fissato presso la sua “Gallery West”, situata vicino alla downtown della incantevole Macon.
Dopo gli abbracci ed i saluti di rito, Kirk e sua moglie, la dolcissima Kirsten, ci mostrano subito la loro gallery, dove sono esposte alcune tra le più celebri foto pubblicate sulle riviste e copertine degli album degli Allman Brothers, di Gregg e non solo, come ad esempio la celebre foto di Bob Marley con i suoi dreadlocks sollevati in aria o la foto che compare sulle copertine dei due live “An Evening With The Allman Brothers Band”.

Kirk ci omaggia del suo libro “Les Brers”, la monumentale opera fotografica sugli Allman, lui è infatti stato il fotografo della band fin dal 1973. “Non ho foto del periodo di Duane, ci dice subito, che ho visto in concerto con la formazione molte volte, ero però un po' troppo per così dire, too high, per poter riuscire a scattare delle foto decenti, così che ho dovuto fare una scelta, o stavo too high o facevo il fotografo; scelsi di fare il fotografo!”
Su un banchetto all'interno della sala ci sono alcuni cd in vendita, soprattutto quelli provenienti dal suo personale ed immenso archivio live della band, cd di cui si occupa anche per la package production. Mi salta subito agli occhi la celebre antologia, da tempo fuori commercio, “One More Try: An Anthology”, doppio cd uscito nel 1997 e dedicata a Gregg Allman; disco magnifico di cui non mi sono mai spiegato il perchè fosse stato messo rapidamente fuori commercio. Visto che l'atmosfera tra di noi si è fatta assolutamente informale, chiedo a Kirk di questo disco, antologia che lui mi dice di tenermi ben stretta, dato che tra poco diventerà un'assoluta rarità.
Il doppio cd, mi dice Kirk, sarebbe dovuto uscire già nel 1995 ma Gregg non ne era convinto; era un periodo quello in cui Gregg, amava arrangiamenti diversi dalle ballate dal respiro roots contenute nell'antologia, prediligeva produzioni più complesse contenenti fiati, un suono pulito e levigato, mentre personalmente amavo, come amo ancora oggi, i suoni più naturali. Ad esempio quando in un brano si sente la rete del rullante che trema o altre, per così dire, imperfezioni che allora non erano così di moda in un disco; per cui dovetti attendere due anni prima del consenso alla pubblicazione, salvo poi un ripensamento di Gregg che decise di farlo frettolosamente ritirare dal mercato. Resto comunque assolutamente convinto della bellezza di quelle registrazioni.”
Un'altra domanda che mi è sorta naturale per Kirk, ma ne avevo un altro milione, sebbene non volevo trasformare la piacevole giornata in una fredda intervista, per cui lasciavo cadere una domanda ogni tanto, riguardava il perchè Johnny Neel, tastierista nell'album della reunion “Seven Turns”, venne allontanato dopo il tour successivo all'uscita del disco. “Johnny è un ottimo tastierista- mi ha risposto Kirk- ed il suo apporto all'album fu molto importante, purtroppo però dal vivo ebbe alcuni problemi con il vecchio materiale della band, a differenza degli altri nuovi entrati Warren Haynes ed Allen Woody, per cui fu scelto di proseguire con una formazione che potesse rispecchiare esattamente quella degli esordi”.
Mentre stiamo chiacchierarando amabilmente arriva il postino che consegna a Kirk un pacchetto contenente la prima copia da visionare del suo nuovo libro fotografico dal titolo “The Blues In Black & White”, un'altra gigantesca opera fotografica in bianco e nero sulle foto da lui scattate ai più grandi nomi del blues. Lo sfogliamo assieme ed è un libro stupendo, della stessa levatura di quello riguardante gli Allman, il formato è lo stesso, le foto in bianco e nero dei più grandi artisti di blues, sia bianchi che neri, sono fantastiche e ne consiglio vivamente l'acquisto non appena il libro sarà in vendita.
Kirk è felice come un bambino quando apre i pacchi sotto l'albero di Natale e ci ringrazia, dicendoci di avergli portato fortuna.

E' giunto il momento di andare a pranzo e dove se non al celebre ristorante soul food “H & H Restaurant” di Mama Louise, locale che ha sfamato un'intera generazione di musicisti southern, Duane, Gregg prima di tutti.
Mama Louise, quando una ancora squattrinata Allman Brothers Band andava a mangiare al suo ristorante ed ordinava un solo piatto per tutti, era solita recarsi in cucina scuotendo la testa tornando poi con un piatto per ciascuno di loro, come ci racconta un divertito Kirk.
Ci raggiunge, avvertito telefonicamente da Kirk, anche Chank Middleton, il miglior amico di sempre di Gregg Allman. Lo avevo incontrato al Pistoia Blues nel 2007 assieme a Gregg, in occasione dell'unica data tenuta dall'artista in Italia.
Chank è un tipo particolare, una persona assolutamente positiva e non fatico a capire come Gregg lo abbia avuto da sempre come amico, probabilmente la sua estrema positività e tranquillità riusciva a bilanciare i numerosi demoni che affollavano la sua mente.
Mama Louise non è più la proprietaria del ristorante, viene però pagata dall'attuale gestione perchè quotidianamente venga a presenziare nel luogo che fu il suo regno. La possiamo infatti vedere seduta su una poltrona a forma di piccolo trono, proprio di fronte alla cucina e controllare con lo sguardo che tutto sia in ordine.
All'interno del locale sembra che tutti si conoscano tra di loro ed i saluti a Kirk e Chank si specano; difatti al momento di pagare il conto, che mi offro di saldare, il titolare arriva dicendoci che il pranzo è stato offerto dalla casa!
Dopo l'immancabile sweet potato pie, tipica specialità del posto, West ci guida con la sua auto a visitare il Rose Hill Cemetery, dove riposano Duane e Gregg Allman e Barry Oakley 
e dove ci mostra la tomba di Elizabeth Jones Reed (In Memory Of Elizabeth Reed) e quella della piccola Martha Ellis, con la statua raffigurante la bambina con una rosa in mano (Little Martha, brano scritto da Duane Allman che raccontava di aver sognato Jimi Hendrix in una stanza di un Holiday Inn, mentre gli suona una nuova canzone impugnando un rubinetto come chitarra; al mattino, una volta sveglio, Duane impugnò la sua chitarra e scrisse questo dolce pezzo), a fianco della quale c'è un posticino assolutamente tranquillo dove, ci confessa Kirk, i ragazzi della band andavano a farsi di LSD.
Dopo il cimitero ci dirigiamo verso la celebre “Big House” e Kirk ci fa da cicerone all'interno di quella che per noi è un po' come un vero e proprio luogo di culto contenente una quantità impressionante di memorabilia riguardante la band. Per un certo periodo la casa è stata pure la residenza di Kirk e Kirsten, i quali ci confessano dell'esistenza di spiriti ancora presenti tra quelle mura. Uno di questi, ci dice Kirsten, è sicuramente quello di una donna visto che, forse per una sorta di gelosia, faceva scherzi proprio alle donne che abitavano in quel luogo. Infatti lei, come la precedente proprietaria, è caduta dalle scale della casa e oltretutto spesso le sparivano i trucchi, salvo poi magicamente riapparite qualche giorno dopo!
Mentre ci dirigiamo con la macchina di Kirk nel tragico percorso che portò alla morte di Duane il 29 ottobre 1971 in Hillcrest Avenue, ed a quello del bassista Berry Oakley, avvenuta a poco più di un anno dalla precedente e a soli tre isolati di distanza in Napier Avenue, rivolgo qualche domanda riguardo a Gregg ed in particolare sulla ultima parte della sua vita. “ Gregg aveva una personalità complessa, dice Kirk, e negli ultimi anni aveva deciso di accettarla e accettarsi,, come aveva invece cercato di fare per lunghi periodi della sua esistenza. Persino il rapporto con Dickey Betts, venuto al suo funerale assieme al figlio Duane, non era più vissuto in maniera conflittuale, riusciva ad accettare il modo di essere del rude chitarrista ed ultimamente gli piaceva suonare anche brani composti da lui. Pure il matrimonio con la giovanissima e dolce Shannon andava in questa direzione, lei lo amava e non cercava assolutamente di cambiarlo, così come faceva ed aveva sempre fatto il suo amico del cuore Chank”.
Dopo aver visitato l'abitazione che fu di Duane, vicina al luogo dell'incidente, Kirk ci racconta che Duane, in quel giorno fatale stava ritornando dalla Big House verso casa sua, poi Kirk ci conduce davanti all'edificio che un tempo fu la sede della prestigiosa Capricorn Record.
Una volta ritornati alla sua gallery, chiedo a Kirk delle band discendenti dall'albero genealogico degli Allman e lui mi risponde che l'eredità degli Allman è in ottime mani, soprattutto grazie alla Tedeschi Trucks Band ed ai Gov't Mule che possono considerarsi gli artisti più accreditati a portare avanti il discorso iniziato nel 1969 dai fratelli Allman.

Siamo alla fine di una giornata stupenda ed è arrivato il momento di salutarci, ci diamo appuntamento in Toscana, terra che hanno già visitato qualche anno fa ed in cui vogliono assolutamente tornare.
Kirk West e signora si sono dimostrati assolutamente gentili e disponibili, tanto che al momento di ringraziarli, Kirk mi risponde “...i just did my best".

...And the road goes on forever.

(Articolo scritto per la rivista "BUSCADERO" N. 404 Ottobre 2017)
foto:
- Gallery West
- An Evening With The Allman Brothers Band (cd cover)
-  Les Brers by Kirk West
- One More Try- An Anthology (cd cover)
- Gregg Allman
- Silvano and Kirk West at The "H & H" Restaurant
- Kirk West, Silvano and Chank Middleton at the "H & H" Restaurant
- Mama Louise with Francesca and Silvano at the "H & H" Restaurant
- Duane Allman and Barry Oakley graves at the "Rose Hill Cemetery"
- Silvano, C, Francesca and Kirk at the Gregg Allman's grave at the "Rose Hill              Cemetery" 
- Silvano and Francesca at The Big House
- The Big House
- Old Capricorn Records building
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giovedì 15 giugno 2017

GREGG ALLMAN

Ho dovuto aspettare un po' di tempo prima di riuscire a scrivere qualcosa su Gregg Allman.
La scomparsa di quello che, per me, era uno degli ultimi eroi rimasti di un periodo lontano mi ha distrutto.

In quel fantastici anni vennero composte alcune tra le gemme più fulgide che la musica che amiamo ha prodotto e quelle prodotte dalla Allman Brothers Band erano tra quelle che per me brillavano di più.
Sapevamo tutti che le condizioni di Gregory Lenoir Allman, il suo vero nome, non erano delle migliori; stava sopravvivendo a tre tumori, ad un trapianto di fegato, a vari problemi respiratori e ad un'epatite C contratta, pare, nel 2007 a causa di un ago mal sterilizzato di un tatuatore.
All'inizio dell'anno in corso aveva annullato le date per tutto il 2017, però intimamente confidavo che questa vera e propria leggenda sarebbe sopravvissuta anche questa volta e che, magari sarei riuscito a vederla ancora una volta.
Invece quella maledetta sera, mentre eravamo a cena a casa di amici musicisti, alcuni messaggi mi avevano avvisato della scomparsa di quello che era, come quelli che mi conoscono sapevano benissimo, uno dei miei ultimi veri eroi rimasti.
A stento sono riuscito a trattenere le lacrime tanto che la mia ragazza, che mi conosce bene, mi è immediatamente venuta vicino per confortarmi.
Non starò certo a fare qui la storia di questo immenso musicista, di questa vera e propria leggenda che, assieme al fratello dal purissimo talento chitarristico, aveva fondato alla fine degli anni 60 quella che è rimasta fino a pochi anni fa un'autentica macchina da guerra, la Allman Brothers Band.
Troppe cose ci sarebbero da scrivere e tante ne sono già state appunto scritte.
Mi limiterò a raccontare di quell'unica volta, risalente oramai a dieci anni fa, in cui lo incontrai ed assistetti ad un suo concerto, in qualità di responsabile della security del Pistoia Blues Festival che ospitò quella che poi è rimasta la sua unica data nel nostro Paese, il 14 luglio 2007.

Già dal pomeriggio, momento in cui si tenne la sua conferenza stampa, tutti erano stati allertati di non far domande a Gregg riguardanti suo fratello, per evitare di turbare l'artista.
Invece lui stupì tutti, iniziando a parlare proprio del rapporto che lo legava a Duane e di quello che quel meraviglioso musicista gli aveva lasciato.
In pantaloni neri e t-shirt rossa aveva poi gironzolato nella Piazza che avrebbe ospitato il concerto, concedendosi a foto ed autografi.
La sera poi, ricordo che sul palco stava esibendosi il giovanissimo Eric Steckel, che avrebbe preceduto il set di John Mayall, fino ad arrivare a quello, da me attesissimo, di Gregg, venni allertato del fatto che il leader della Allman Brother Band stava arrivando.
Mi avviai verso Via Ripa della Comunità, dove c'è la stretta porticina che da l'accesso ai camerini per andare a scortarlo verso, appunto, i camerini stessi.
Ricordo che vicino a me c'era una mia amica dotata di pass all areas; una bellissima ragazza che, in quell'occasione indossava un vestito leggero e piuttosto attillato, che metteva abbastanza in evidenza le sue forme.
Al momento in cui Gregg scese dall'auto lo salutai e lui mi dette immediatamente l'impressione di essere molto rilassato e gentile, dato che rispose al mio saluto poggiandomi la mano sulla spalla e, dietro ad un bel sorriso, mi disse "Thank you man, thank you".
La mia amica era appoggiata al muro vicino alla porticina e lui la guardò mentre entrava. Vidi sul viso di lei un certo stupore misto ad imbarazzo e, quando lui fu entrato, le chiesi cosa fosse successo; lei mi disse che lo sguardo che le aveva rivolto le aveva fatto quasi provare la sensazione di averci fatto in qualche modo addirittura l'amore; "mi sono sentita come posseduta dai suoi occhi" furono le sue parole esatte.
Il vecchio Gregg non si smentiva mai insomma, il leone riusciva a ruggire ancora e, con il solo peso di uno sguardo, riusciva a far vibrare una giovane e bellissima ragazza.
Prima del suo set si intrattenne un po' con tutti nel backstage, accompagnato dal suo amico di sempre Chank Middleton, l'uomo di colore un po' rasta ed un po' blues, con lui praticamente da sempre, che fungeva da tour manager, amico, accompagnatore e molto altro.
In un momento in cui lo vidi libero mi avvicinai con svariate copie di albums della Allman Brothers Band e suoi dischi solisti, chiedendogli di autografarmeli, cosa che lui fece con molta tranquillità ringraziandomi e dicendomi qualcosa circa ogni disco che gli porgevo.
Una gentilezza che andò oltre ogni aspettativa, confermata anche al momento in cui gli chiesi l'ovvia foto assieme, per me davvero un onore immenso. Mi misi accanto a lui e lui dette la macchina fotografica a Chank poi, mentre eravamo in posa pronti a farci immortalare, scosse la testa e disse che secondo lui in quel punto la luce non era giusta per la buona riuscita della foto, si spostò in due, tre posti diversi, chiedendo a Chank se secondo lui il posto era ok e, quando finalmente trovò il punto che per lui era giusto  mi chiamo ed io, sbigottito, mi misi accanto a lui per scattare quelle due foto che adesso tengo come due delle cose più preziose che ho della mia, oramai lunghissima, carriera.

Il suo set quella sera fu qualcosa di meraviglioso; a luci ancora spente, sulle note di un brano di Robert Cray, salirono sul palco e lui si posizionò dietro al suo Hammond, con Leslie dietro, posizionato in posizione più alta rispetto al resto della Band ed iniziarono le danze con "I'm No Angel" e "Just Before The Bullets Fly".
Ricordo che il mio, mai dimenticato, amico Ernesto De Pascale che era sotto al palco a scattare delle foto e con il quale avevo condiviso migliaia di concerti a partire dal 1972, dopo un po' che mi osservava esclamò che era da un pezzo che non vedeva una tale eccitazione in me durante un concerto.
Il successivo brano, "House Of Blues" riuscì quasi a commuovermi con quel sax e quella voce sul finale.
Concerto meraviglioso insomma.

Ricordo che quando scesero dalla scaletta e si infilarono nel Palazzo Comunale, che durante il Festival, da sempre, funge da backstage, io li accompagnai e chiusi il grande portone dietro di me, rimanendo con loro in attesa che risalissero sul palco. Gregg si tolse la camicia scura che aveva, oramai intrisa di sudore, restando a torso nudo (era ancora piuttosto in forma all'epoca), mostrando tutti i tatuaggi che lo ricoprivano, mischiati ad alcune cicatrici. Si asciugò il sudore e mi guardò sorridendo soddisfatto, mentre indossava una strana t-shirt nera con un grande serpente disegnato davanti.
Mentre lo guardavo pensai che quell'uomo era come circondato da un alone di magia, si muoveva come un vero divo, con quei lunghi capelli biondi che oscillavano ad ogni suo movimento; era senza alcun dubbio il "Midnight Rider" per eccellenza e la sua lunga ed avventurosa vita stavano li a dimostrarlo.

Nel Novembre dello stesso anno, ebbi occasione di assistere ad un concerto a Pisa, al "Borderline" di suo figlio Devon, assieme ai suoi Honeytribe.
Prima del suo set, mostrai a Devon le foto che mi ritraevano assieme a suo padre e lui mi disse che Gregg gli aveva parlato molto della sua data italiana, che era rimasto sbalordito dalla bellezza della location dove si era esibito (Piazza del Duomo a Pistoia) e dal calore e dalla simpatia del pubblico italiano, aveva inoltre detto a Devon che gli sarebbe piaciuto moltissimo tornare ad esibirsi li, in quella Piazza, con gli altri della Allman Brothers Band questa volta.

Purtroppo oggi questo suo desiderio, che era anche il mio e quello di molti appassionati della Band dei Fratelli Allman, resterà appunto un sogno...Dreams...

Adesso purtroppo anche lui se n'è andato, chiudendo quasi un cerchio, quello delle cosiddette Jam Band di cui, assieme a suo fratello, ne fu l'inventore e primo artefice.
Nei giorni successivi alla sua scomparsa, non ho vergogna a dirlo, ho pianto ascoltando i suoi dischi, ho pianto proprio come se se ne fosse andata una persona a me vicina e cara, come forse, in fondo, Gregg lo era davvero.