Questi di seguito sono, non in ordine qualitativo, i dischi, tra quelli ascoltati, che più mi sono piaciuti nell'anno appena trascorso.
THE ALLMAN BROTHERS BAND: “The 1971 Fillmore East Recordings”
THE ALLMAN BROTHERS BAND- “Play All Night- Live At The Beacon Theatre 1992”
VARIOUS ARTISTS- “All My Friends-Celebrating The Songs & Voice Of Gregg Allman”
LUCINDA WILLIAMS- Down Where The Spirit Meet The Bone”
DAVID CROSBY- “Croz”
WILKO JOHNSON & ROGER DALTREY- “Going Back Home”
DAVE ALVIN & PHIL ALVIN- “Common Ground”
OLD CROW MEDICINE SHOW- “Remedy”
GARY CLARKE JR.- “Live”
PAOLO NUTINI- “Caustic Love”
ST.PAUL & THE BROKEN BONES- “Half The City”
CHUCK E.WEISS- “Red, Beans and Weiss”
COUNTING CROWS- Somewhere Under Wonderland”
GUANO PADANO- “Americana”
THE BLACK KEYS- “Turn Blue”
RIPPIN' CHICKEN- “Rippin' Chicken”
MARC FORD- “Holy Ghost”
DAMIEN RICE- “My Favourite Faded Fantasy”
RICH ROBINSON- "Woodstock Sessions Vol. 3"
Concerto Dell'Anno:
Anche quest'anno è stato ricchissimo di concerti, ne ho visti moltissimi, sia per lavoro che per puro piacere.
Ne scelgo cinque che mi hanno davvero sbalordito.
ROLLING STONES- Roma, Circo Massimo- 22 Giugno
TEDESCHI TRUCKS BAND- Lucca, Summer Festival- 7 Luglio
LUCINDA WILLIAMS- San Francisco (CA), Golden Gate Park – 3 Ottobre
ST.PAUL & THE BROKEN BONES- San Francisco (CA), Golden Gate Park- 4 Ottobre
TOM PETTY AND THE HEARTBREAKERS- San Jose (CA), Sap Center- 5 Ottobre
martedì 30 dicembre 2014
domenica 28 dicembre 2014
Chuck Berry 1989, storia di un ritardo.
Il Pistoia Blues 1989 stava volgendo al
temine, era l'ultima serata di quel 2 Luglio e ci apprestavamo ad
accogliere l'ultimo artista in programma del cartellone, ricchissimo,
di quell'anno.
Era già piuttosto tardi ed il cambio
di palco, che si stava prolungando un po' troppo, stava iniziando a
spazientire il numeroso pubblico che riempiva la piazza piena di pubblico che attendeva
con impazienza l'arrivo di uno dei veri e propri Re del rock'n roll:
Chuck Berry.
Come spesso accade, anche quando non dovrebbe, un
po' di pioggerella aveva iniziato a cadere.
Attendevamo l'arrivo di Chuck Berry
che, come sempre faceva e tuttora fa, pretendeva di avere a sua
completa disposizione una Mercedes ultimo modello, in quel caso
trattavasi di un modello 500 SLE. Non fu un'impresa semplice per
l'organizzazione noleggiarla, visto che quel modello di auto
veniva difficilmente noleggiato.
Fu comunque trovata e fu affidata
all'artista che, anche questa consuetudine, pretese rigorosamente di
guidarla lui stesso.
Berry ed il suo staff alloggiavano
allora in un albergo della vicina Montecatini Terme, che dista da
Pistoia una ventina di minuti, con una guida tranquilla.
Avrebbero dovuti esser li da una
quarantina di minuti, però di loro non c'era ancora nessuna traccia.
Ricordo benissimo il suo tour manager
di allora che passeggiava nervosamente, affacciandosi ogni poco in
via Ripa Del Sale, la strada dove solitamente arrivavano gli artisti
a quel tempo.
Un'ora abbondante di ritardo; pioggia,
pubblico che inesorabilmente si stava spazientendo ma di Chuck Berry
nemmeno l'ombra.
Dovete pensare che in un epoca in cui
non c'erano telefoni cellulari, la comunicazione tra lo staff di un
artista che partiva da una località per raggiungere il luogo del
concerto, non era poi così semplice.
Fu chiamata la reception dell'albergo
di Montecatini, dalla quale confermarono che l'auto, con alla guida
Mr.Berry, era partita da circa un'oretta abbondante.
Preoccupazione a mille, sguardi
interrogativi, misti a sguardi minacciosi, tra noi
dell'organizzazione ed il povero tour manager che appariva sgomento,
però niente da fare; Chuck Berry non arrivava.
Improvvisamente dal fondo della stretta
strada vedemmo spuntare il muso di una imponente Mercedes, con alla
guida Berry stesso che, parcheggiato l'auto in mezzo alla stretta stradina,
ne scese con già l'abito di scena indosso, abito di scena che
consisteva in una camicia rossa con sgargianti disegni multicolori e,
lanciando le chiavi della macchina ad un sempre più sgomento tour
manager, si precipitò cavallerescamente ad aprire lo sportello del
passeggero seduto accanto alla guida.
Ne scese una signora bionda sulla
quarantina abbondante, truccata in maniera abbastanza vistosa e con
indosso un abito dall'ampio scollo che metteva ampiamente in mostra
un notevole, anche se non più giovanissimo, seno.
La signora in questione sembrava un po'
disorientata da tutto quel via vai di persone che si stavano dando un
gran daffare (avevano infatti oltre un'ora di ritardo sull'orario
stabilito), dal suono degli strumenti che si stavano accordando e dal
pubblico che oramai non rumoreggiava soltanto, ma stava gridando e
fischiando a più non posso.
Berry cercava con lo sguardo attorno a
se; capii che era il momento di presentarmi a lui come il
responsabile della sicurezza, cosa che feci con tutta la calma
possibile e guardandolo direttamente ed in maniera ferma negli occhi,
per trasmettergli quella fiducia che necessitano certi subitanei
approcci.
Lui infatti mi sembrò sollevato ed i
muscoli tiratissimi del suo viso si rilassarono un attimo.
Nel guardarlo negli occhi capii però
immediatamente che costui era un tipo con cui non ci sarebbe stato
assolutamente da scherzare, come sapeva benissimo anche Keith
Richards che, durante un concerto di un po' di anni prima, pensò
bene di fargli una sorpresa, salendo a sua insaputa sul palco, alle
sue spalle, per unirsi a suonare con lui. Non l'avesse mai fatto;
Berry sentita una presenza dietro di se si era voltato ed aveva
centrato il malcapitato Richards con un diretto in pieno volto!
Quella sera però, capito
istintivamente che di me poteva fidarsi, Berry mi affidò
personalmente quella che in quel momento pareva essere la persona a
cui teneva di più, vale a dire la vistosa signora bionda.
Si raccomandò che avesse una
sistemazione comoda dietro agli amplificatori direttamente sul palco
e, una volta da me rassicurato su tutto questo, andò di filato nei
camerini a prendere la sua fida Gibson per salire on stage.
Rimasto solo con la signora in questione
le chiesi di seguirmi per farla sistemare sul palco, come da Berry
richiestomi.
Lei mi trattenne per un braccio e,
guardandomi in maniera interrogativa, mi disse: “Mi scusi, posso
farle una domanda?”, alla mia risposta affermativa mi domandò:
“...ma chi diavolo è costui???”, al che aprì il palmo della
mano destra mostrandomi un rotolo di banconote da centomila lire
arrotolate con un elastico e disse “Mi ha dato tutti questi soldi e
mi ha detto, tu vieni con me!”
La rassicurai dicendole che, con molta probabilità, al termine della serata avrebbe ricevuto dal signore in questione altro denaro; nel frattempo avrebbe dovuto fare quello che le chiedevo e la feci sistemare sul palco, dietro gli amplificatori, come Mr.Berry mi aveva chiesto...Rock'n Roll!!
La rassicurai dicendole che, con molta probabilità, al termine della serata avrebbe ricevuto dal signore in questione altro denaro; nel frattempo avrebbe dovuto fare quello che le chiedevo e la feci sistemare sul palco, dietro gli amplificatori, come Mr.Berry mi aveva chiesto...Rock'n Roll!!
Il concerto di Chuck Berry fu una
lezione di rock'n roll; i suoi brani, uno dietro l'altro, furono una
vera e propria lezione di storia del genere; da “Roll Over
Beethoven” a “Sweet Little Sixteen”, a “Maybellene”,
all'immancabile “Johnny B. Goode”, “No Particulare Place To
Go”, “You Never Can Tell”, insomma tutto quello che ci si
sarebbe aspettato da lui, compreso anche il suo celebre “duck walk”, caratteristica camminata fatta saltellando su di una gamba,
mentre suona la chitarra, mossa che tra l'altro ha ripreso anche
Angus Young degli Ac/Dc.
Terminata la sua esibizione, recuperò
armi e bagagli (signora bionda compresa), risalì sulla enorme
Mercedes e, sgommando, si dileguò nella notte toscana.
(la foto di Chuck Berry sul palco del Pistoia Blues 1989 è di Michele Lotta)
lunedì 21 luglio 2014
My Name Is Ernesto
Un concerto, immaginario, di Tom Waits al Mandela Forum di Firenze; un ragazzo, immaginario, arriva in treno per il concerto; Matteo L., ascoltatore assiduo di Rai Stereonotte dagli anni 80 e la sua voglia incredibile di conoscere la sua voce preferita di quel programma, quella di Ernesto De Pascale.
Il corollario di amici, collaboratori, musicisti e addetti ai lavori di Ernesto, incontrati durante la giornata trascorsa da Matteo nella Firenze di questi giorni.
Ognuno di questi personaggi, tra i quali ci sono anche io, Silvano, amico di Ernesto dal lontano 1972, nel ruolo di me stesso, dato che mi occupo del servizio d'ordine al concerto di Tom Waits, racconta qualcosa; un aneddoto, un ricordo, il modo in cui l'ha conosciuto, una giornata trascorsa assieme, giornate lavorative passate assieme a lui; insomma un insieme di racconti che daranno a Matteo la sensazione di saperne più su di lui di quante sarebbe riuscito a saperne direttamente dalla sua bocca.
Un'intera giornata passata ad inseguire Ernesto nei suoi luoghi abituali della "Firenze musicale", fino alle poltroncine del Mandela sulle quali Ernesto abitualmente siede per assistere ai numerosi concerti.
Un avvincente romanzo che consiglio caldamente di leggere a tutti quanti; quelli che conoscevano Ernesto De Pascale ed anche a quelli che ne hanno soltanto sentito parlare o ascoltato la sua voce dai microfoni.
So Long Ernesto...So long...
Ascolto consigliato durante la lettura del libro: "Blue Valentine"- Tom Waits
Il corollario di amici, collaboratori, musicisti e addetti ai lavori di Ernesto, incontrati durante la giornata trascorsa da Matteo nella Firenze di questi giorni.
Ognuno di questi personaggi, tra i quali ci sono anche io, Silvano, amico di Ernesto dal lontano 1972, nel ruolo di me stesso, dato che mi occupo del servizio d'ordine al concerto di Tom Waits, racconta qualcosa; un aneddoto, un ricordo, il modo in cui l'ha conosciuto, una giornata trascorsa assieme, giornate lavorative passate assieme a lui; insomma un insieme di racconti che daranno a Matteo la sensazione di saperne più su di lui di quante sarebbe riuscito a saperne direttamente dalla sua bocca.
Un'intera giornata passata ad inseguire Ernesto nei suoi luoghi abituali della "Firenze musicale", fino alle poltroncine del Mandela sulle quali Ernesto abitualmente siede per assistere ai numerosi concerti.
Un avvincente romanzo che consiglio caldamente di leggere a tutti quanti; quelli che conoscevano Ernesto De Pascale ed anche a quelli che ne hanno soltanto sentito parlare o ascoltato la sua voce dai microfoni.
So Long Ernesto...So long...
Ascolto consigliato durante la lettura del libro: "Blue Valentine"- Tom Waits
venerdì 16 maggio 2014
"SOGNI DI GLORIA" un film in due episodi di John Snellinberg
Ieri sera al Cinema Odeon di Firenze si
è svolta la premiere del film “Sogni Di Gloria” del Collettivo
John Snellinberg, un gruppo di giovani ragazzi toscani, di Prato per
la precisione, con già alle spalle alcuni progetti degni di nota,
come ad esempio il film precedente “La Banda Del Brasiliano”, pellicola che non si poteva neppure definire a basso costo, visto che per la
realizzazione del film stesso, le spese erano ammontate a soli
duemila euro.
Per questa nuova opera le spese sono
lievitate non di molto, visto che di euro ne sono stati spesi pochi
di più, circa venticinquemila che sono veramente niente nel panorama
cinematografico, visto che si inizia a parlare di films a basso costo
di opere che abbiano a disposizione circa cinquecentomila euro di budget.
Cinema strapieno in ogni ordine di
posti, con gente purtroppo rimasta fuori, applausi prima dell'inizio
del film a tutto lo staff presente alla proiezione e dopo, al
termine, applausi a spellarsi le mani dal termine dell'ultima
struggente scena fino alla fine dei titoli di coda, oltre a molti,
tanti occhi lucidi.
Il film, che tra l'altro ha vinto come
Miglior Film al RIFF- Rome Indipendent Film e addirittura come
Miglior Film e Miglior Montaggio al Worldfest Houston International
Film negli Stati Uniti, è un piccolo gioiellino indipendente.
Film in due episodi, alla maniera delle
pellicole italiane dei sessanta. Un film dove, oltre alle
irresistibili scene di una comicità tipica della terra Toscana,
vengono toccati argomenti attualissimi e scottanti, come quello della
Religione, senza dare alcun giudizio in merito ma riuscendo in
maniera straordinaria a far riflettere; temi come la disoccupazione,
l'integrazione razziale, la disillusione di un certo modo di fare
politica del passato, memorabile ad esempio la battuta dell'Avvocato, uno
straordinario Giorgio Colangeli perfettamente nella parte, “Non
dimentichiamoci che ho fatto il '68”, e questo detto dal
personaggio più scorretto e sgradevole della pellicola.
Volti e caratterizzazioni azzeccatissime, come ad esempio il becchino che altri non è che il celebre e leggendario punk toscano Dome La Muerte, come le terribili Sposine, coppia di giocatrici di carte, assieme dal 65 e dalla lingua tagliente, capaci di farti letteralmente piangere dalle risate, come Niccio il batterista/fabbro interpretato da Luke Tahiti che sta a John Snellinberg come Kurt Russel stava a John Carpenter o come Michael Madsen sta a Quentin Tarantino; l'incredibile "il Disumano" interpretato dal bravissimo Luca Spanò, uno dei volti più interessanti del nuovo cinema italiano.
Tra l'altro ultima prova
dell'indimenticabile Carlo Monni, uno dei migliori attori che la
nostra regione abbia mai partorito ed anche forse uno dei più
sottovalutati. La sua caratterizzazione del personaggio di Maurino,
un vecchio giocatore di carte, è magistrale; una vena comica e
assieme melanconica caratterizza questa stupenda recitazione.
Spero vivamente che questa bella prova
riesca a rendergli, in termini di pubblica riconoscenza, quei
riconoscimenti che gli sono stati negati quando era ancora tra noi.
Soundtrack, splendida, ad opera dei Calibro 35.
Soundtrack, splendida, ad opera dei Calibro 35.
Si ride (molto), si pensa ed infine ci
si commuove.
Film girato con una classe ed uno stile invidiabili, lo avvicinerei ad uno splendido blues nelle sue parti più malinconiche, acceso ogni tanto da qualche splendido assolo, che sono i non rari momenti comici. Ovviamente da vedere e rivedere; consigliatissimo.
Complimenti davvero a questi ragazzi
che intelligentemente riescono in un'impresa davvero difficile di
questi tempi.
PS. Sono tra l'altro orgogliosissimo di
aver dato il mio piccolissimo contributo in una scena del film.
lunedì 31 marzo 2014
La Musica per i giovani di oggi e le differenze tra loro ed i giovani degli anni passati.
Gli anni '60-'70; i "veterani" di un'epoca musicale forse irripetibile; i giovani di oggi ed il loro modo di fruire musica rispetto ai tempi dei loro fratelli maggiori (in certi casi anche padri), ma soprattutto il rapporto, a volte difficile, tra gli uni e gli altri..
Io ho vissuto quell'epoca e posso garantirvi che per noi amanti di un certo tipo di musica, quella che bene o male, derivati e non, viene ascoltata da molti miei lettori, non era così semplice. L'italia non era certo un Paese all'avanguardia come l'Inghilterra e trovare i dischi non era impresa da poco. C'era tra noi un passaparola continuo e chi aveva già "Lizard" dei King Crimson o il "III" dei Led Zeppelin in edizione originale (con la ruota che gira mostrando le facce dei 4 Zep sulla front cover) era guardato con un misto di invidia ed ammirazione.
Noi da Firenze dovevamo andare a Bologna dove c'era un negozio (Nannucci) che importava i dischi dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti almeno un mese prima che arrivassero da noi.
Ogni album acquistato era dunque una piccola conquista e, spesso, ci riunivamo a casa di uno e dell'altro per ascoltare gli ultimi acquisti e le novità e per valutarle assieme.
Frequenti erano le registrazioni dei dischi su cassetta, per aiutare in un certo modo, quelli che non avevano le possibilità economiche per acquistare tutto quello che di buono usciva in quei lontani giorni.
Le trasmissioni radio erano pochissime e ad orari scandalosi.
La principale rivista del settore era "Ciao 2001" dove Manuel Insolera e Enzo Caffarelli trattavano prevalentemente Prog Inglese ed italiano, facendoci perdere l'interesse per quasi tutto quello che veniva dalla West Coast e dal Sud degli Stati Uniti, però noi non ci disperavamo e con le armi che disponevamo (registratori a cassetta, viaggi all'estero con ritorni carichi di vinili, ecc.ecc.) alimentavamo quella passione che era spaventosa.
Chiaramente vivere quella passione in quel preciso periodo storico era fantastico perchè vivevi le cose nel momento che "accadevano",ti trovavi così a veder nascere la Premiata e il Banco, ad assistere alle prime calate sul nostro suolo di Artisti come Canned Heat, Rory Gallagher, King Crimson, Genesis (quelli veri con Peter Gabriel), Deep Purple (anche loro quelli VERI!), Grand Funk con Humble Pie di spalla; insomma vivevi la cosa nel momento che accadeva ed era splendido.
Gli Amici che mi son rimasti vicino da quegli anni sanno a cosa mi riferisco, come me hanno visto grandi gruppi sciupare il loro stile, vendersi al Dio denaro o solo semplicemente perdersi per strada per poi magari ritrovarsi; tutto questo ha fatto parte di una storia arrivata fino ai nostri giorni ed anche noi arriviamo ai nostri giorni...
Ho la fortuna di condividere la mia passione più grande, quella per la musica appunto, con la mia ragazza che appartiene a questa generazione, essendo molto più giovane di me ed essendo però, oltre che appassionata, anche musicista.
Spesso mi ha visto strabuzzare gli occhi leggendo alcune cose scritte sia su facebook sia su altri social network da presunti pseudointenditori dell'ultim'ora ed è così che ho deciso di fare un attimo di chiarezza.
Tempo fa le feci un esempio di quello che penso riguardo a quello che accade, in molti casi, ad un ragazzo che inizia ad approcciarsi al mondo musicale:
prendete un ristorante dove sapete che il cibo è ottimo, vi sedete e, dopo un ottimo antipasto, ordinate un buon primo, un secondo con uno stuzzicante contorno, innaffiate il tutto con un vino di una particolare annata, casomai un dessert, un caffè ed un liquorino per digerire il tutto e, se nel frattempo il fegato non vi ha salutato per andarsene ad un concerto di Bruce Springsteen, chiedete il conto e ve ne andate.
Prendete invece lo stesso ristorante e provate a pensare se tutte le cose che avete ordinato, vi fossero invece portate in un'unica zuppiera!
Mangereste tutto assieme!
Questo è un po' quello che può succedere ad un ragazzo di magari diciotto anni che inizia a seguire la musica oggi.
Alcuni più fortunati, iniziano magari ascoltando Heavy Metal, spinti magari da amici già appassionati a quel particolare genere e poi, incuriositi e vogliosi di capire da dove viene quella musica per loro così affascinante e contenente quello spirito di ribellione che non hanno le musiche ascoltate dai coetanei in discoteca, iniziano un percorso a ritroso, che li porterà prima a scoprire i precursori degli anni '70 delle bands che ascoltano, tipo Led Zeppelin, Black Sabbath, Grand Funk, eccetera e poi arriveranno piano, piano a scoprire i padri fondatori del Blues, fino addirittura a Robert Johnson, in un percorso che arricchirà la loro cultura. Altri invece, incameranno una tale quantità di Musica di anni, epoche, periodi storici diversi che inevitabilmente e non per colpa loro, produrrà della confusione.
Se poi uno dei ragazzi in questione ha pure la presunzione di essere un "intenditore" e dar lezione di "sapere" agli altri, nascerà il vero problema. La confusione aumenterà ancora di più.
Altro piccolo ed illuminante esempio: un ragazzo legge da qualche parte di un grande chitarrista inglese degli anni '60, tale Jeff Beck (così tanto per fare un nome), e pensa di cercare qualcosa.
apre wikipedia, e vede che è un chitarrista blues inglese, legge un paio di recensioni, apre youtube e si trova davanti qualcosa come centinaia di pezzi.
Quale scegliere? clicca a caso.
Apre itunes o Spotify o un qualsiasi altro portale dove si può comodamente ascoltare tonnellate di musica gratis e ascolta una canzone che magari è una delle più brutte che ha fatto.
chiude itunes (senza nemmeno finire la canzone) e decide che Jeff Beck non gli piace.
Stop. Fine.
Ma non solo. A quel punto parlerà con i suoi amici di Jeff Beck, dicendo loro che è un chitarrista ipertecnico (?!?) stile satriani (?!?) che però non è veloce e ipertecnico come i chitarristi del G3 (?!?)
Molte volte poi bisognerebbe tener conto appunto dei periodi storici in cui è stato concepito un album.
Un piccolo esempio, a tale proposito, riguarda una Band arciconosciuta: i Deep Purple. "Perfect Strangers" dei Deep Purple appunto, è un grandissimo album ma non avrà mai la forza dirompente che ebbe nel mondo del Rock un disco come "In Rock" del 1970 che coglieva la Band nel suo momento creativo migliore e soprattutto nuovo. Ecco quindi che la distanza temporale tra i due dischi risulta enorme per chi li ascolta per la prima volta uno dietro l'altro ma il valore storico di "In Rock" può essere percepito maggiormente da chi ha vissuto l'uscita del disco in prima persona.
A non aiutare un giovane nella sua crescita di una propria cultura musicale ha aiutato anche il terribile ventennio che abbiamo passato, che purtroppo sembra ancora ben lontano dall'essersi concluso.
Sotto il profilo culturale in generale, questo ventennio, è stato terribile. Le televisioni, con i loro reality show e con i loro programmi insulsi, non hanno certamente aiutato questa generazione a farsi una cultura musicale anche di base.
Nel passato, neppure troppo lontano, esistevano ad esempio programmi musicali, addirittura quotidiani come "DOC" di Renzo Arbore, a cui collaborava anche il mio indimenticato amico e compagno di mille avventure musicali, Ernesto De Pascale, che presentavano il meglio del panorama musicale del periodo, rigorosamente dal vivo.
Oggi? Oggi i giovani sono ridotti a tifare per ragazzi come loro, ragazzi mandati allo sbaraglio da un'industria discografica priva di scrupoli, che li sbatte davanti alle telecamere in un reality, a cantare canzoni sicuramente non scelte da loro stessi bensì da persone che "studiano" appositamente per loro il personaggio da cucirgli addosso per poter piacere ad altri ragazzi; fino al prossimo reality, dove saranno prontamente dimenticati in favore della nuova ondata. Praticamente masticati e sputati.
Come uscire da tutto ciò? Non è semplice; i social network possono essere una via. Chi ha vissuto periodi migliori metta a disposizione le proprie esperienze per aiutare gli altri a conoscere cose di cui si rischerebbe di perderne la memoria, cercando anche di restare attuali, perchè il fossilizzarsi sul passato, ancorchè splendido, può essere un pericolo ancora maggiore.
Musica bella c'è stata nel passato ma c'è anche oggi e ce n'è davvero tanta; basta avere la voglia di cercarla e scoprirla.
Io ho vissuto quell'epoca e posso garantirvi che per noi amanti di un certo tipo di musica, quella che bene o male, derivati e non, viene ascoltata da molti miei lettori, non era così semplice. L'italia non era certo un Paese all'avanguardia come l'Inghilterra e trovare i dischi non era impresa da poco. C'era tra noi un passaparola continuo e chi aveva già "Lizard" dei King Crimson o il "III" dei Led Zeppelin in edizione originale (con la ruota che gira mostrando le facce dei 4 Zep sulla front cover) era guardato con un misto di invidia ed ammirazione.
Noi da Firenze dovevamo andare a Bologna dove c'era un negozio (Nannucci) che importava i dischi dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti almeno un mese prima che arrivassero da noi.
Ogni album acquistato era dunque una piccola conquista e, spesso, ci riunivamo a casa di uno e dell'altro per ascoltare gli ultimi acquisti e le novità e per valutarle assieme.
Frequenti erano le registrazioni dei dischi su cassetta, per aiutare in un certo modo, quelli che non avevano le possibilità economiche per acquistare tutto quello che di buono usciva in quei lontani giorni.
Le trasmissioni radio erano pochissime e ad orari scandalosi.
La principale rivista del settore era "Ciao 2001" dove Manuel Insolera e Enzo Caffarelli trattavano prevalentemente Prog Inglese ed italiano, facendoci perdere l'interesse per quasi tutto quello che veniva dalla West Coast e dal Sud degli Stati Uniti, però noi non ci disperavamo e con le armi che disponevamo (registratori a cassetta, viaggi all'estero con ritorni carichi di vinili, ecc.ecc.) alimentavamo quella passione che era spaventosa.
Chiaramente vivere quella passione in quel preciso periodo storico era fantastico perchè vivevi le cose nel momento che "accadevano",ti trovavi così a veder nascere la Premiata e il Banco, ad assistere alle prime calate sul nostro suolo di Artisti come Canned Heat, Rory Gallagher, King Crimson, Genesis (quelli veri con Peter Gabriel), Deep Purple (anche loro quelli VERI!), Grand Funk con Humble Pie di spalla; insomma vivevi la cosa nel momento che accadeva ed era splendido.
Gli Amici che mi son rimasti vicino da quegli anni sanno a cosa mi riferisco, come me hanno visto grandi gruppi sciupare il loro stile, vendersi al Dio denaro o solo semplicemente perdersi per strada per poi magari ritrovarsi; tutto questo ha fatto parte di una storia arrivata fino ai nostri giorni ed anche noi arriviamo ai nostri giorni...
Ho la fortuna di condividere la mia passione più grande, quella per la musica appunto, con la mia ragazza che appartiene a questa generazione, essendo molto più giovane di me ed essendo però, oltre che appassionata, anche musicista.
Spesso mi ha visto strabuzzare gli occhi leggendo alcune cose scritte sia su facebook sia su altri social network da presunti pseudointenditori dell'ultim'ora ed è così che ho deciso di fare un attimo di chiarezza.
Tempo fa le feci un esempio di quello che penso riguardo a quello che accade, in molti casi, ad un ragazzo che inizia ad approcciarsi al mondo musicale:
prendete un ristorante dove sapete che il cibo è ottimo, vi sedete e, dopo un ottimo antipasto, ordinate un buon primo, un secondo con uno stuzzicante contorno, innaffiate il tutto con un vino di una particolare annata, casomai un dessert, un caffè ed un liquorino per digerire il tutto e, se nel frattempo il fegato non vi ha salutato per andarsene ad un concerto di Bruce Springsteen, chiedete il conto e ve ne andate.
Prendete invece lo stesso ristorante e provate a pensare se tutte le cose che avete ordinato, vi fossero invece portate in un'unica zuppiera!
Mangereste tutto assieme!
Questo è un po' quello che può succedere ad un ragazzo di magari diciotto anni che inizia a seguire la musica oggi.
Alcuni più fortunati, iniziano magari ascoltando Heavy Metal, spinti magari da amici già appassionati a quel particolare genere e poi, incuriositi e vogliosi di capire da dove viene quella musica per loro così affascinante e contenente quello spirito di ribellione che non hanno le musiche ascoltate dai coetanei in discoteca, iniziano un percorso a ritroso, che li porterà prima a scoprire i precursori degli anni '70 delle bands che ascoltano, tipo Led Zeppelin, Black Sabbath, Grand Funk, eccetera e poi arriveranno piano, piano a scoprire i padri fondatori del Blues, fino addirittura a Robert Johnson, in un percorso che arricchirà la loro cultura. Altri invece, incameranno una tale quantità di Musica di anni, epoche, periodi storici diversi che inevitabilmente e non per colpa loro, produrrà della confusione.
Se poi uno dei ragazzi in questione ha pure la presunzione di essere un "intenditore" e dar lezione di "sapere" agli altri, nascerà il vero problema. La confusione aumenterà ancora di più.
Altro piccolo ed illuminante esempio: un ragazzo legge da qualche parte di un grande chitarrista inglese degli anni '60, tale Jeff Beck (così tanto per fare un nome), e pensa di cercare qualcosa.
apre wikipedia, e vede che è un chitarrista blues inglese, legge un paio di recensioni, apre youtube e si trova davanti qualcosa come centinaia di pezzi.
Quale scegliere? clicca a caso.
Apre itunes o Spotify o un qualsiasi altro portale dove si può comodamente ascoltare tonnellate di musica gratis e ascolta una canzone che magari è una delle più brutte che ha fatto.
chiude itunes (senza nemmeno finire la canzone) e decide che Jeff Beck non gli piace.
Stop. Fine.
Ma non solo. A quel punto parlerà con i suoi amici di Jeff Beck, dicendo loro che è un chitarrista ipertecnico (?!?) stile satriani (?!?) che però non è veloce e ipertecnico come i chitarristi del G3 (?!?)
Molte volte poi bisognerebbe tener conto appunto dei periodi storici in cui è stato concepito un album.
Un piccolo esempio, a tale proposito, riguarda una Band arciconosciuta: i Deep Purple. "Perfect Strangers" dei Deep Purple appunto, è un grandissimo album ma non avrà mai la forza dirompente che ebbe nel mondo del Rock un disco come "In Rock" del 1970 che coglieva la Band nel suo momento creativo migliore e soprattutto nuovo. Ecco quindi che la distanza temporale tra i due dischi risulta enorme per chi li ascolta per la prima volta uno dietro l'altro ma il valore storico di "In Rock" può essere percepito maggiormente da chi ha vissuto l'uscita del disco in prima persona.
A non aiutare un giovane nella sua crescita di una propria cultura musicale ha aiutato anche il terribile ventennio che abbiamo passato, che purtroppo sembra ancora ben lontano dall'essersi concluso.
Sotto il profilo culturale in generale, questo ventennio, è stato terribile. Le televisioni, con i loro reality show e con i loro programmi insulsi, non hanno certamente aiutato questa generazione a farsi una cultura musicale anche di base.
Nel passato, neppure troppo lontano, esistevano ad esempio programmi musicali, addirittura quotidiani come "DOC" di Renzo Arbore, a cui collaborava anche il mio indimenticato amico e compagno di mille avventure musicali, Ernesto De Pascale, che presentavano il meglio del panorama musicale del periodo, rigorosamente dal vivo.
Oggi? Oggi i giovani sono ridotti a tifare per ragazzi come loro, ragazzi mandati allo sbaraglio da un'industria discografica priva di scrupoli, che li sbatte davanti alle telecamere in un reality, a cantare canzoni sicuramente non scelte da loro stessi bensì da persone che "studiano" appositamente per loro il personaggio da cucirgli addosso per poter piacere ad altri ragazzi; fino al prossimo reality, dove saranno prontamente dimenticati in favore della nuova ondata. Praticamente masticati e sputati.
Come uscire da tutto ciò? Non è semplice; i social network possono essere una via. Chi ha vissuto periodi migliori metta a disposizione le proprie esperienze per aiutare gli altri a conoscere cose di cui si rischerebbe di perderne la memoria, cercando anche di restare attuali, perchè il fossilizzarsi sul passato, ancorchè splendido, può essere un pericolo ancora maggiore.
Musica bella c'è stata nel passato ma c'è anche oggi e ce n'è davvero tanta; basta avere la voglia di cercarla e scoprirla.
domenica 30 marzo 2014
DEVON ALLMAN Live at "Borderline" (Pisa) 15 November 2007
L'occasione è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire.
Dopo aver avuto modo di vedere il Grande Gregg Allman con la sua Band personale (Gregg Allman & Friends appunto), la scorsa estate e dopo aver visto in azione il fenomenale chitarrista degli Allman, Derek Trucks, soltanto poche settimane fa; non potevo lasciarmi sfuggire il figlio trentatreenne del biondo leader di una delle mie band preferite di sempre; anche perchè, sinceramente, il suo disco "Torch" mi era piaciuto non poco.
Arriviamo al locale con una buona oretta di anticipo sull'inizio del concerto.
Il "Borderline" è un delizioso locale (molto piccolo) nel centro storico di Pisa.
Dopo aver avuto modo di vedere il Grande Gregg Allman con la sua Band personale (Gregg Allman & Friends appunto), la scorsa estate e dopo aver visto in azione il fenomenale chitarrista degli Allman, Derek Trucks, soltanto poche settimane fa; non potevo lasciarmi sfuggire il figlio trentatreenne del biondo leader di una delle mie band preferite di sempre; anche perchè, sinceramente, il suo disco "Torch" mi era piaciuto non poco.
Arriviamo al locale con una buona oretta di anticipo sull'inizio del concerto.
Il "Borderline" è un delizioso locale (molto piccolo) nel centro storico di Pisa.
E'un locale in stile americano, molto Tex-Mex style, di questi tipici bar americani con attaccato alle pareti di tutto, dalle targhe automobilistiche, alle copertine di dischi,a poster di vecchi concerti autografati fino addirittura al muso di una vecchia Cadillac (Tarantino potrebbe tranquillamente girarci qualche scena di un suo film).
Il palco è piccolo e la sala, che ha una capienza si e no di duecento persone, ha i tavolini proprio a ridosso del piccolo palco.
Visto che il suo album e' un bel concentrato di stili, mi viene da chiedergli quali siano le sue influenze e, sorprendentemete (ma non troppo) mi cita immediatamente due Artisti che ama molto: Marvin Gaye e Al Green, oltre ovviamente la Band di famiglia, cosa che chiaramente emergerà dalle ben quattro covers che proporrà in seguito, durante il suo set, tratte dagli albums della Allman Brothers Band.
Mi dice anche che a livello chitarristico ama molto Stevie Ray Vaughan e, colgo così l'occasione per mostrargli, dal telefonino, la foto che mi ritrae assieme al grande ed indimenticato chitarrista texano, cosa questa che suscita in lui molta ammirazione nei miei confronti, dato che mi confessa di non aver mai avuto occasione di vederlo dal vivo.
Ama molto anche Billy Gibbons, con cui ha avuto l'occasione di suonare una One Way Out durante un concerto a Las Vegas un po' di tempo fa.
E' il momento di salire su, il locale si e' riempito (?!) di una quarantina di persone.
Devon ed i suoi Honey tribe, dove spiccano il batterista (potentissimo) Mark Oyarzar ed il bassista (altrettanto potente) George Potsos, suonano praticamente tutto il loro nuovo disco, dall'iniziale "Torch", alla latineggiante e santaneggiante "Mahalo", alla splendida e molto seventees "When I Call Home" (a mio avviso una delle più belle canzoni del disco), alla dura e ritmata "Mercy Mercy".
Nel mezzo c'è posto anche per un paio di covers; immancabile l'omaggio al padre, con una acclamatissima dall'esigua platea, "Midnight Rider" ed una sentita "Purple Rain" dal repertorio di Prince.
Devon, che imbraccia una Gibson Les Paul DeLuxe, autografata da Mr.Les Paul in persona (To Devon), non si risparmia, dimostrando una grande comunicativa con tutti noi ed una voglia di suonare che traspare da ogni sua nota.
Alla fine sono due i bis: una struggente "Melissa" ed una straripante ed acclamatissima "One Way Out".
Dopo il concerto i saluti di rito e la promessa, da parte sua di rivederci presto dalle nostre parti.
Peccato per chi non c'era, ottimo e robusto set di un artista che sicuramente ci riserverà non poche sorprese in futuro.
Chi non l'avesse ancora fatto si procuri il suo album "Torch".
Il palco è piccolo e la sala, che ha una capienza si e no di duecento persone, ha i tavolini proprio a ridosso del piccolo palco.
Quando arriviamo il locale è praticamente vuoto, ci saranno sette otto persone intente a bersi le loro brave birre.
Di lato al piccolo palco si aggira il biondissimo chitarrista; mi presento subito dicendogli che la scorsa estate ho avuto modo di lavorare ad un Festival dove il suo grande papà suonava e stabilisco così un immediato feeling con lui.
Il ragazzo è molto disponibile, con un contagioso e sincero sorriso, mi dice che la sera prima aveva suonato a Roma davanti a circa 150 persone ed era molto soddisfatto di cio' (!), dato che (testuali parole), nei posti troppo affollati la gente parla troppo e presta poca attenzione alla musica!
Di lato al piccolo palco si aggira il biondissimo chitarrista; mi presento subito dicendogli che la scorsa estate ho avuto modo di lavorare ad un Festival dove il suo grande papà suonava e stabilisco così un immediato feeling con lui.
Il ragazzo è molto disponibile, con un contagioso e sincero sorriso, mi dice che la sera prima aveva suonato a Roma davanti a circa 150 persone ed era molto soddisfatto di cio' (!), dato che (testuali parole), nei posti troppo affollati la gente parla troppo e presta poca attenzione alla musica!
Visto che il suo album e' un bel concentrato di stili, mi viene da chiedergli quali siano le sue influenze e, sorprendentemete (ma non troppo) mi cita immediatamente due Artisti che ama molto: Marvin Gaye e Al Green, oltre ovviamente la Band di famiglia, cosa che chiaramente emergerà dalle ben quattro covers che proporrà in seguito, durante il suo set, tratte dagli albums della Allman Brothers Band.
Mi dice anche che a livello chitarristico ama molto Stevie Ray Vaughan e, colgo così l'occasione per mostrargli, dal telefonino, la foto che mi ritrae assieme al grande ed indimenticato chitarrista texano, cosa questa che suscita in lui molta ammirazione nei miei confronti, dato che mi confessa di non aver mai avuto occasione di vederlo dal vivo.
Ama molto anche Billy Gibbons, con cui ha avuto l'occasione di suonare una One Way Out durante un concerto a Las Vegas un po' di tempo fa.
E' il momento di salire su, il locale si e' riempito (?!) di una quarantina di persone.
Devon ed i suoi Honey tribe, dove spiccano il batterista (potentissimo) Mark Oyarzar ed il bassista (altrettanto potente) George Potsos, suonano praticamente tutto il loro nuovo disco, dall'iniziale "Torch", alla latineggiante e santaneggiante "Mahalo", alla splendida e molto seventees "When I Call Home" (a mio avviso una delle più belle canzoni del disco), alla dura e ritmata "Mercy Mercy".
Nel mezzo c'è posto anche per un paio di covers; immancabile l'omaggio al padre, con una acclamatissima dall'esigua platea, "Midnight Rider" ed una sentita "Purple Rain" dal repertorio di Prince.
Devon, che imbraccia una Gibson Les Paul DeLuxe, autografata da Mr.Les Paul in persona (To Devon), non si risparmia, dimostrando una grande comunicativa con tutti noi ed una voglia di suonare che traspare da ogni sua nota.
Alla fine sono due i bis: una struggente "Melissa" ed una straripante ed acclamatissima "One Way Out".
Dopo il concerto i saluti di rito e la promessa, da parte sua di rivederci presto dalle nostre parti.
Peccato per chi non c'era, ottimo e robusto set di un artista che sicuramente ci riserverà non poche sorprese in futuro.
Chi non l'avesse ancora fatto si procuri il suo album "Torch".
POPA CHUBBY Live at "Auditorium Flog" (Firenze) 1 December 2007
Appena arrivato vado subito nel backstage e, come mi vede si alza in piedi ed esclama "aah Silvano, i'm very glad to see you!" e, con la sua zampona, mi stampa una megapacca sulla spalla dove il pomeriggio stesso ho fatto un nuovo grosso tatuaggio!….alla mia smorfia di dolore e alle successive spiegazioni…giù grosse risate!
L'atmosfera è, come sempre molto rilassata ed amichevole e, per una buona mezz'ora stiamo assieme a parlare.
Gli dico che ho ordinato il suo nuovo cd dal suo sito circa un mese fa e che ancora non l'ho ricevuto; lui, senza neppure farmi finire, prende una copia del nuovo disco da un borsone a terra, mi fa sopra una dedica col pennarello e me lo porge!
E' il momento di salire su; "ok Ted, i'll see you after the show…Keep on Blues'!" e via!
Nel frattempo mi ha raggiunto anche Fruz al suo primo appuntamento col mastodontico chitarrista del Bronx.
Dopo un finale incandescente dove Popa si siede alla batteria per un set a due col batterista, tutti nei camerini per i saluti di rito e l'appuntamento alla prossima visita del nostro caro Amico Ted in arte Popa Chubby.
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