martedì 27 aprile 2010

Lynyrd Skynyrd-Milano "Palasharp" 3 June 2009

Partiamo da Firenze alla volta di Milano in 5 (per poi trovare molti altri Amici li sul posto). All'arrivo il colpo d'occhio è incredibile;migliaia di confederati si sono ritrovati di fronte al Palasharp per l'appuntamento con una delle Leggende del Southern Rock e la cosa va al di la delle mie aspettative vista la crisi che attanaglia il nostro Paese e visto che venivamo da un lungo ponte ed era appunto giorno lavorativo. Moltissime le Rebel flags e quasi tutti con indosso magliette della celebre Band. Dopo una breve attesa entriamo all'interno della struttura ed il colpo d'occhio è stupendo:c'è il quasi esaurito e,ripeto,non mi aspettavo assolutamente un risultato del genere. Mi aspettavo molto da questo set,era in fondo la prima volta che vedevo la Band in azione avendo "bucato" la data del 1997 per motivi di lavoro,e quando si sono spente le luci ed una musica degli Ac/Dc (?) ha preceduto l'ingresso della Band sul palco ho avuto un lungo brivido... La nuovissima line-up prevede: Johnny Van Zant - lead vocals Gary Rossington - lead & rhythm guitars (unico membro originale supersite) Rickey Medlocke - lead & rhythm guitars, backing vocals Mark Matejka - lead & rhythm guitars, backing vocals Peter Keys - keyboards Robert Kearns - bass, backing vocals Michael Cartellone - drums Dale Krantz-Rossington - backing vocals Carol Chase - backing vocals L'inizio delle danze è la classica "Workin'For MCA" seguita da "Ain't The One" e,già da subito,mi accorgo che quelle che erano le mie paure stanno purtroppo diventando realtà;la Band dopo la scomparsa di Billy Powell ha perso quasi completamente quelle caratteristiche Southern che me la facevano tanto amare,non c'è più quella irriverenza,quella sfacciataggine quel "gusto" tipicamente sudista che faceva dei Lynyrd una Band al di fuori delle "regole". Si,daccordo,sono già tanti anni che non è più la stessa cosa ma i dischi degli ultimi 15 anni contenevano delle vere e proprie perle (come non citare le stupende ballate "The Last Rebel","Tomorrow's Goodbye","Never Too Late"o le più recenti "Red White And Blue","Life's Lessons" e "Lucky Man") ed il meraviglioso piano honky tonk di Billy ci faceva credere che la Family nonostante tutto poteva andare avanti nonostante le gravissime perdite che avrebbero azzerato chiunque altro. Il Grande Hughie Thomasson (ex-Outlaws) era stato un fantastico sostituto dei leggendari chitarristi che lo avevano preceduto e si poteva persino sopportare la vena hard di Ricky Medlocke che era rientrato alla base dopo la parentesi Hard Rock (non li ho MAI potuti definire una Southern Band) dei Blackfoot. Adesso però un pianista,Peter Case,addirittura imbarazzante ed il dilagante Medlocke,che sembra proprio abbia sempre peso maggiore all'interno del Gruppo,hanno indurito di molto il sound a scapito della vena Southern. Indubbiamente un concerto divertente,il Gruppo tira fortissimo e riesce a coinvolgere il folto pubblico con un'incredibile presenza scenica ed un carisma fuori dal comune...però per un vecchio fan,un lieve sapore amarognolo in bocca resta... Come dicevo riguardo al concerto dei Molly Hatchet del 2008,queste sono occasioni in cui bisognerebbe andar li senza troppi problemi,con addosso solo una sana voglia di divertirsi che indubbiamente viene soddisfatta,se non fosse che,le settimane che precedevano l'appuntamento mi ero messo ad ascoltare i vecchi dischi ed a guardare vari dvd della original line-up dei 70's pre-Baton Rouge...e,beh...purtroppo non è proprio più la stessa cosa... Questa è la scaletta della serata: 01. Workin For MCA 02. I Ain't The One 03. Saturday Night Special 04. What's Your Name 05. Simple Man 06. That's Smell 07. Whiskey Rock-A-Roller 08. Medley (Down South Jukin, Needle And The Spoon, Double Trouble, Tuesday's Gone) 09. Gimme Three Steps 10. Call Me The Breeze 11. Sweet Home Alabama 12. Freebird Come si può vedere sono stati previlegiati i classici della Band e pensare che dopo circa un mese,sarebbe uscito il loro nuovo disco (bello tra l'altro) "God & Guns"...niente dei brani (alcuni peraltro bellissimi)degli ultimi dischi,il brano più recente che hanno fatto è datato addirittura 1977... La mattina successiva,a volte il destino è proprio beffardo,ho ricevuto via posta dagli Stati Uniti il loro "Authorized Bootleg-Winterland-San Francisco,Ca 1976"...che differenza tra "quella" Band e quella(divertente ripeto) del concerto appena visto...

lunedì 26 aprile 2010

PISTOIA BLUES 2009-30th Anniversary Edition

E così ancora un anno è passato e siamo di nuovo qui a raccontare ricordi,emozioni e quant'altro dell'edizione appena passata.

E' stata questa un'edizione nata tra mille difficolta'...difficoltà che sono proseguite anche durante il suo svolgimento ma che non sono riuscite assolutamente ad intaccare la bellezza di un'atmosfera che si perpetua da trent'anni;un'atmosfera che solo questa celebrata e magnifica Piazza sa donare.
Come dimenticare le defezioni agli ultimi tuffi di Gary Moore,Pul Gilbert,Lauryn Hill ed a poche ore dall'inizio dell'ultima serata di Taj Mahal?
Qualsiasi altra manifestazione sarebbe caduta al tappeto senza possibilità di rialzarsi...invece no,Pistoia ha reagito presentando un cast,a mio avviso,indovinatissimo soprattutto per quanto riguarda la serata di sabato.Raramente siè avuto una serata piena zeppa di tanto gusto;ma andiamo con ordine.

VENERDI' 3 LUGLIO:
Aprono la manifestazione i RADIO HELL da Prato,il loro è un breve set (3 brani) molto energico,un Rock duro (come lo definiscono loro) dalle venature Southern,soprattutto all'interno della ballata (Sunset Of Fire) che conclude il loro tiratissimo set,bravi!
A seguire LORENZO DEL PERO alla sua seconda apparizione al Festival.Con una Band di "veterani" del movimento musicale toscano,tra le cui fila anche il bravo sassofonista Cris Pacini,Lorenzo ha prodotto un set breve ma piuttosto tirato,dando sfoggio delle sue notevoli doti chitarristiche e vocali.
GUTHRIE GOVAN è un giovane chitarrista inglese.Preferisco però non ripetere i miei giudizi su questo tipo di chitarristi che fanno della tecnica pura la loro arte.
Non mi ha entusiasmato.
ALVIN YOUNGBLOOD HART accompagnato dagli W.I.N.D. Fabio e Silver sale sul palco e già impressiona per la sua mastodontica figura.
Il primo brano (Big Mama's Door) è già un biglietto da visita di quello che sarà il suo set,roccioso e tirato il Bluesman ci dà dentro con grinta e tecnica accompagnato degnamente da quella "macchina da guerra" che è la ritmica degli W.I.N.D.,bel set da ricordare.
KAKI KING ha proposto un set diviso tra acustico ed elletrico;personalmente ho trovato che la parte elettrica del suo set sia stata,almeno a mio avviso,un po' noiosetta,al contrario del set acustico che ha confermato le sue doti indiscutibili.
JON SPENCER HEAVY TRASH è il nuovo progetto dell'eclettico Spencer.Il loro set mi ha davvero divertito,un rockabilly anfetaminico trascinante e coinvolgente.
Non hanno assolutamente fatto rimpiangere Paul Gilbert...anzi!
Finale con i CHICKENFOOT.



Personaggi assolutamente carismatici nel backstage,tipici Artisti che "la sanno lunga".
Devo dire che ero piuttosto dubbioso sulla scelta di questo supergruppo per la serata di apertura del Festival,invece devo dire che,pur non avendomi entusiasmato,sono riusciti (almeno per la prima mezz'ora del loro set) a lasciarmi a bocca aperta per la loro padronanza della scena,cosa che avrei dovuto aspettarmi visti i trascorsi dei rispettivi componenti che ricordo essere il bassista e cantante dei Van Halen,il batterista dei Red Hot Chili Peppers e Joe Satriani,per il loro incredibile "muro di suono" e,perchè no,per le loro composizioni che non sono assolutamente male,anzi si sono rivelate piuttosto piacevoli,anche se siamo pur sempre e solo nel "divertimento" e niente di più.
Non ho mai amato chitarristi dello stile di Satriani,è risaputo,però quando suona la chitarra in maniera più "rock" ed evita le solite masturbazioni musicali (vedi G3) risulta molto ma molto meno fastidioso alle mie orecchie.

Passo adesso al mio personale racconto della seconda giornata,giornata a mio avviso in cui si è riusciti a creare un ensamble di suoni e musiche che si sono integrate come gli affluenti che fluiscono in un fiume.Raramente ho percepito questa cosa in una serata del Festival,la serata di sabato è stata in questo senso spettacolare.

SABATO 4 LUGLIO

Iniziano i WALKING TREES,quartetto di ragazzi calabresi dalle profonde radici Rock-Blues con alla voce una ragazza (Teresa) dalla voce incredibile.
Il loro breve set fa capire la grinta e la tecnica del gruppo,una bella versione di "Woman Across The River" degli Allman ci fa capire che nel dna dei ragazzi si trova del Southern Rock in quantità notevoli.
Durante il cambio di palco,Teresa viene richiamata dalla presentatrice Chiara Buratti,per intrattenere il pubblico con una versione a cappella di "Mercedes Benz".
Cambio di palco effettuato e sale sul palco il fiore all'occhiello del Blues Toscano (Pistoiese doc in questo caso),la punta di diamante del chitarrismo made in Pistoia:NICK BECATTINI che questa volta si presenta con le coriste al seguito (le Nickettes).
Un concerto di Nick è per me sempre qualcosa di speciale,data l'amicizia ventennale che mi lega al chitarrista,ogni volta però rimango sbalordito dalla sua tecnica,dal suo gusto e dalla sua grinta.
Inizia con "Gotta Pay My Bill" uno slow-blues scritto da Angelo Rossi e Nick stesso e ci regala un concerto tirato e divertente con una "Shake Your Money Maker" finale che fa ballare tutta la Piazza.
Tocca all'astro nascente del Blues made in Usa:MICHAEL BURKS.
Non so voi ma a me è piaciuto da matti...per carità niente di nuovo,classico Blues ma fatto con una grinta,un tiro pazzesco!
Il trio (circa 400 kg in tre!) è rocciosissimo e snocciola Blues duri e slow con una facilità ed una naturalezza che ultimamente poche volte avevo riscontrato.
Arriviamo a quello che secondo me è stato il set che ricorderemo come quello più significativo di questa edizione:DEREK TRUCKS BAND.


Innanzitutto è doveroso ricordare la disponibilità e assoluta cortesia del ragazzo.
E' una costante che si è ripetuta con tutti gli appartenenti agli Allman che sono passati da questa Piazza (Gregg Allman,Warren Haynes e Lui),solo Dickey Betts era leggermente più riservato ma non per questo non disponibile,anzi...però si sa,Dickey è un cowboy!
Ha passato il pomeriggio girellando per la Piazza,firmando autografi e fotografandosi con tutti,davvero una bella persona.
Cosa dire della sua Musica...beh,la cosa più giusta penso me l'abbia detta Nick Becattini stesso (e se lo dice Lui...):Derek ha letteralmente inventato uno stile!
Il modo in cui usa la mano destra,quel far "ruggire" la chitarra (come dico io) sono unici...set m-e-m-o-r-a-b-i-l-e!

Tocca alla bellissima e dolcissima Joss Stone,accompagnata da una Big Band di bianco vestita,con tre coriste,Joss ci delizia con una voce stupenda che già dall'iniziale "Super Duper Love" ci fa capire che la ragazza ha un indiscutibile talento e,soprattutto dal vivo,non cede alle lusinghe dello star system,badando al sodo e regalando ala Piazza una performance di assoluta classe.

Passo adesso a darvi le mie impressions su quella che a mio avviso (e so di attirare stupore in queste mie considerazioni) considero la più debole delle tre serate,nonchè una delle più deboli degli ultimi anni.

DOMENICA 5 LUGLIO:

Il colpo d'occhio della Piazza non fa ben sperare,ha appena smesso di piovere,cartelli alle transenne annunciano la defezione di Taj Mahal (che si farà sentire...e come se si farà sentire...) ed in più,cosa assolutamente inedita per una serata delle tre canoniche,la platea conta un gran numero di sedie numerate .
Iniziano i SOUTHLANDS da Pavia,autori tra l'altro di un bel cd (recensito positivamente anche dal "Buscadero") "The Morning Sky".
Propongono una Musica molto "Americana" con influenze dei Grandi tipo John Hiatt,John Mellencamp e perchè no,Springsteen.
La loro non è una Musica molto immediata bensì un sound che cresce con gli ascolti e i soli tre pezzi che purtroppo hanno a disposizione non riescono sicuramente a farsi apprezzare appieno dalla platea invero non numerosissima.
A seguire un altro chitarrista,conosciutissimo ed apprezzatissimo a Pistoia: Emiliano Degl'Innocenti che con la sua Emiblues Band accompagna il bravo Sidney Selby,in arte GUITAR CRUSHER.
Amo molto questo Artista,una specie di Beautiful Loser del Blues,uno di quei personaggi che hanno sfiorato il successo nei 60's per poi non afferrarlo,complice anche il fatto di essersi sposato e trasferito in Germania.
Bellissimo il suo modo di prepararsi per il concerto in modo di offrire al suo pubblico una bella immagine di se,via quindi con scarpe di vernice,camicia bianca con cravattino texano e pantalone rigorosamente nero come il cappello.
Bellissima e molto intensa la sua voce dalle venature molto Soul.
Bel set,trascinante!
Tocca a ROBERTO CIOTTI che propone un lungo set unplugged;che dire,Roberto è uno che la sa lunga e la sua più che trentennale carriera parla chiaro,le sue composizioni non sono mai banali,però alla lunga,ho trovato il suo set leggermente noioso.
Avrei apprezzato molto un suo intermezzo unplugged nel contesto di un concerto elettrico.
E' poi la volta del "professore" Larry Carlton,lo definisco così perchè questa è l'immagine che mi dà,quella cioè di un professore della seicorde.
Niente da dire,professionista ineccepibile,chitarrista pauroso...però anche qui,a livello compositivo,un po' di noia verso la fine del set comincia a farsi largo nelle mie emozioni...
Ricordo che quando venne assieme a Steve Lukather nel 2001 ed iniziarono il loro set con "The Pump" dell'inarrivabile Jeff Beck,mi entusiasmò molto di più.
Per finire la PFM. Li avevo visti l'ultima volta due anni fa nell'ambito del Pop Eye Festival di La Spezia in una serata al fulmicotone.
In quella occasione proposero una prima parte dedicata alla loro carriera ed una seconda dedicata al tributo a De Andre'.Furono stupefacenti,con un'energia che trasudava da ogni nota.
Ricordo che buona parte del concerto la vidi dal palco e da li potevo notare l'energia che Franz Di Cioccio trasmetteva a tutti gli altri,ricordo che a partire dal 1972 ho visto la Band in azione una ventina di volte e quindi parlo da "esperto" di esibizioni live del Gruppo...bene,questa volta li ho trovati piuttosto stanchi e non eccezionalmente motivati.
Dopo un inizio col botto (21th Century Schizoid Man),non ho trovato azzeccato piazzare la lunga e articolata "Out Of The Roundabout" ad inizio concerto che ha decisamente freddato l'atmosfera...atmosfera che,personalmente,ho trovato piuttosto tiepidina per ben tre quarti del loro set e che poi si è riscaldata nel finale.
Insomma,per dirla con franchezza,una delle loro peggiori esibizioni a cui ho assistito (parere ovviamente personale).

Per concludere una buona (assolutamente non memorabile) edizione,con una punta molto elevata per quanto riguarda la serata di sabato ed una,a mio avviso,piuttosto fiacca (domenica).

L'appuntamento è per la prossima edizione del nostro amato Festival nella nostra amata Piazza per l'edizione numero 31!

PISTOIA BLUES 2008

E così è partito!
E' iniziato ieri,venerdì 11 Luglio 2008 il ventinovesimo Pistoia Blues.
E' iniziato con la grinta Rock Blues dei Rocktrain Slaves di Bologna,una delle Bands vincitrici del concorso "Obbiettivo Bluesin'", per nulla intimiditi dalla "Storia" del Festival e di questa meravigliosa Piazza così pregna di note che sono rimaste incastonate nelle mattonelle del palazzo comunale e sulla facciata del bellissimo battistero in ventinove anni di Good Vibrations.
A seguire i bravi Bantha da Roma...e poi,via con il Festival dei Grandi!



Watermelon Slim,che dire,persona di una simpatia e di una comunicativa fuori dalla norma.
In completino aragosta,sul colletto spicca una bella spilla con la dicitura "Vietnam Veteran Against The War".

Lui che riempie di mille complimenti la mia Fruz "...bella...bellissima segnorina...",sul palco,dove fa bella mostra di se accanto a lui una bandierina italiana, un autentico trascinatore,impossibile star fermi.
Prima di andarsene mi abbraccia ed in italiano mi dice "...grazie per tua ospitalità,molto gentile...saluta operai..." (sicuramente per "operai" intendeva i miei ragazzi della sicurezza).

Gli Hot Tuna...per descrivere il loro set,basterebbe dire che sono stati come......un sogno!
Sono riusciti con le loro magiche chitarre acustiche e le voci straordinarie a catapultarci in quell'epoca meravigliosa che furono gli anni settanta della costa californiana.
Kasady e Kaukonen,assolutamente disponibilissimi,si sono concessi a tutti senza nessun problema.

Poi è la volta di Johnny Winter,il texano sta molto meglio dell'ultima volta che è salito sul palco di Pistoia (aveva problemi per i postumi di una frattura all'anca),anche se oramai è quasi completamente cieco,però gran tiro ed una "Hideaway" e una "Red House" (Jimi docet) da brividi lungo la schiena!
Sopra il palco,alla sinistra di Winter,c'è un tipo dietro gli amplificatori,che non riesce a star fermo;baffoni spioventi e cowboy-hat in testa,sigaretta all'angolo della bocca...no,decisamente non riesce a trattenersi,impugna una chitarra e sale sulla scena di fianco a Johnny Winter ed è così che per un paio di brani,un sogno diveiene realtà:Johnny Winter,il mitico albino texano duetta con Dickey Betts,uno dei due chitarristi della leggenda Allman Brothers (l'altro,un tempo,agli inizi era un certo Duane Allman...)
magie di questo Festival,magie di questa meravigliosa Piazza...
Per finire...quello che a mio avviso è stato il punto assolutamente più alto dell'edizione numero 29:Dickey Betts & The Great Southern!
Chi ama il mitico suono della Bands sudiste come gli Allmans non sarà certamente rimasto deluso;una autentica orgia chitarristica con le chitarre di Betts (in forma strepitosa),del figlio Duane (eccellente) e di Andy Aledort (con cowboy's hat),una ritmica favolosa con i due batteristi Franki Lombardi e Jasmes Varnado (il suo assolo è stato uno degli assoli di batteria più strabilianti che io ricordi) ed il bassista Pedro Arevalo.,alle tastiere e voce Mike Kach (unico neo a mio avviso,la voce che cercava di ricalcare un po' troppo quella dell'inarrivabile Gregg Allman).
"Where It All Begins","One Way Out",una fantascientifica "In Memory Of Elizabeth Reed" con inserito un passaggio di "Third Stone From The Sun" (non c'è niente da fare Hendrix E' in questa Piazza!),"Ramblin' Man"...
Inutile dire che per me,che amo Gli Allman Brothers come una delle Bands migliori della Storia della nostra Musica,il concerto di Dickey Betts e della sua congrega di fuorilegge,è stato un set memorabile.


Una giornata decisamente molto meno appassionante della prima (a livello di quello che abbiamo visto sul palco),ma con alcune esibizioni decisamente da ricordare,questa seconda giornata del Festival.

Sicuramente una delle esibizioni da ricordare è quella,brevissima,della Band che ha aperto i battenti di questa seconda giornata.Una delle Band vincitrici del concorso "Obbiettivo Bluesin'" : i Confusion Quintet.
Vengono da Prato e propongono un grintosissimo Funky-Fusion (definito da Fabio Drusin degli W.I.N.D.:Smooth-Prog-Jazz...),tutti vestiti con delle belle camicie arancioni,il quintetto ha trascinato gli ancora pochi presenti (avevamo aperto i cancelli da poco) con 10 minuti da ricordare:bravi!

Molto bravi anche i Cigarbalblues,anche loro da Prato, con il loro Rock-Blues,che mi hanno portato i saluti del Brother Fabione Treves.

Il Festival vero e proprio è partito con un set che mi ha davvero colpito per l'energia e la grinta profuse,quello di Commander Cody.
Non mi aspettavo,e la cosa mi ha fatto davvero piacere,di trovarlo così in tono.Un vero e proprio concentrato di grinta,energia e voglia di fare Musica!

A seguire i supercollaudati Nine Belowe Zero,autori del più classico (e trascinante) Blues inglese,con il leggendario (e disponibilissimo) bassista Jerry McAvoy,bassista che ha acompagnato il Grande Rory Gallagher nell'arco di quasi tutta la sua carriera.

Tommy Emmanuel ha stupito la Piazza con il suo fingerpickin' ispirato dal Maestro Chet Atkins.
Da solo sul palco,di fronte ad un pubblico che ricordo era li soprattutto per vedere i Deep Purple,che non sono propriamente dei raffinati suonatori in punta di dita,ha letteralmente catturato la Piazza con il suo set: mitico!

...A questo punto iniziano le dolenti note...
Andy Timmons...Davvero fastidioso (alle mie orecchie) il suo suono,ridondante e gonfio,nella peggiore tradizione dei chitarristi che non amo...e mi fermo qui...

E' poi la volta di una delle Bands più celebrate nella Storia del Rock e la Piazza,finalmente piena,dimostrava che il pubblico non si è dimenticato di questo marchio...appunto,un marchio,perchè di questo ormai si tratta.
Niente da dire sulla ritmica dei veterani Glover e Paice che sono tutt'ora un bel "treno",Glover tra l'altro fa sempre la sua grande figura sul palco,con le sue tipiche movenze del bassista Rock anni settanta,niente da dire nemmeno sul sostituto dell'inarrivabile Jon Lord,il nuovo Don Airey,dall'ottimo tocco di Hammond;però io continuo a sostenere che Steve Morse c'entri come il cavolo a merenda e trovo Ian Gillan ormai sinceramente...imbarazzante!



Da sotto il palco riuscivo a vedere la smorfia di fatica del suo volto che si contraeva a ricercare la sua voce che è purtroppo un ricordo lontano...

Inutile stare a ricordare la scaletta del concerto che ha pescato a piene mani dall'immenso repertorio di classici della Band a cui il pubblico (molti giovani alla ricerca del Mito) ha tributato applausi a non finire...


Le previsioni del tempo,per la terza ed ultima giornata, ci avevano fatto temere il peggio,infatti al mattino un sonoro acquazzone ci aveva fatto capire che le intenzioni di Giove Pluvio non erano delle migliori...poi fortunatamente è intervenuto il Dio del Blues ed ha fatto si che i nuvoloni fossero spazzati via da un bel sole estivo.
Sole estivo che ha fatto si che tutti i numerossissimi presenti (circa 8.000 persone) abbiano potuto gustarsi in tranquillità (senza ombrelli) una giornata del Festival che sicuramente rimarrà nella Storia di questa fantastica kermesse toscana.

Aprono le danze i bravi Saro And The Blues Revolution da Livorno che con i due pezzi proposti (anche una bella cover di "Walking The Dog") fanno capire che il Blues in Toscana è una cosa seria.

Il primo Artista in cartellone è John Lee Hooker Jr...ed una volta tanto un figlio d'arte non è...solo un figlio di un grande (in questo caso grandissimo) padre!

John Lee Jr.è un consumato animale da palcoscenico che conosce tutti i trucchi,ed anche qualcuno in più,per catturare la Piazza gremita che certamente non è li per lui...dal palco ho avuto l'opportunità di vedere il pubblico divertirsi un sacco e ballare al ritmo del suo trascinantissimo Blues.
Apro qui una piccola parentesi per dire che questo interagire tra generi (Hooker e Kravitz) diversi,non può che fare un gran bene alla causa del Blues (che in questo momento qui da noi non versa in condizioni di salute eccellente per quel che riguarda le attenzioni della grande massa della gente).
Quanti ragazzi,che prima di ieri non avevano sentito una sola nota di Blues,oggi stesso saranno quantomeno incuriositi da questo genere così bello e affascinante? Io penso in molti...

Cambio di palco piuttosto lungo ed appare un bellissimo pianoforte in plexiglass trasparente tutto bordato in oro,come la batteria anc'essa con pregevoli finiture in oro...ed è il momento del set che,credo,abbia sbalordito anche i più scettici (ed erano molti)...Lenny Kravitz dal vivo è una vera e propria bomba!!!
Tutti rimasti a bocca aperta ad ammirare Lenny che si è dato completamente allla folla in delirio.
Rock,Funky,Soul...addirittura un lungo intermezzo con pregevoli fraseggi jazzati di una Band con i controfiocchi (i fiati in questo genere di Musica sono la classica ciliegina sulla torta).
Lenny che scede in platea e sale in piedi dritto sulle transenne (con me che mi sono quasi sfasciato un ginocchio per aiutarlo a star su!) come un messia ed il pubblico completamente in delirio in un'orgia di Funky.



Davvero un grande spettacolo che mette a tacere tutti i prevenuti su questo grosso Artista (davvero).
"Bring It On","Field Of Joy","Love Revolution","It Ain't Over 'Till It's Over",il million seller "I'll Be Waiting" fino al finale con la classica "Are You Gonna Go My Way" sono alcuni dei brani che hanno fatto da menù di questo supertrascinantissimo concerto.

...Peccato davvero per chi non c'era...quanta differenza dalla sera precedente con i Deep Purple dello sfiatato Gillan (e spero davvero che fosse soltanto un calo di voce temporaneo)...

E così è terminata anche questa bella edizione del Pistoia Blues con alcune esibizioni da tenersi strettissime nello scrigno dei ricordi personali (per me soprattutto Dickey Betts,Lenny Kravitz,Watermelon Slim e John Lee Hooker Jr.) ed altre da dimenticare (su tutti l'inascoltabile Andy Timmons ed in parte gli obsoleti Purple).

L'appuntamento è per la prossima edizione...l'edizione del trentennale!

PISTOIA BLUES 2007

I miei ricordi legati alla manifestazione Pistoia Blues sono molteplici.Inizierò trascrivendo integralmente i miei racconti di alcune edizioni del Festival toscano,iniziando proprio con l'edizione 2007. E così finalmente è partito! E' partito il più bel Festival italiano della stagione. E' partito con Gregg Allman che già dal primo pomeriggio gironzolava per la Piazza e per le stradine adiacenti firmando autografi e,addirittura,dicendo di essere emozionato (?!)di suonare qui (lo giuro,non è uno scherzo,lo ha detto alla conferenza stampa!). E' partito con Jeff Beck (uno dei più Grandi chitarristi della Storia della Musica),che ha fatto un soundcheck di circa mezz'ora sotto il sole (praticamente un piccolo concerto) per i pochi fortunati che si trovavano a transitare per la Piazza assolata e non ancora chiusa al pubblico. E'partito con Patti Smith assolutamente disponibile e serena che dispensava strette di mano e sorrisi a chiunque. E' partito con l'incontro con i numerosi Amici e aficionados del Festival che ogni anno,a dispetto di chi sindacalizza periodicamente sulle scelte del cast da parte degli organizzatori della manifestazione stessa,si ritrovano per vivere questo evento di tre giorni di immersione totale nelle "good vibrations". E' partito con i Neraluce,vincitori,tra gli altri,del concorso "Obbiettivo Bluesin'" che ogni anno porta alla luce interessanti novità del panorama musicale nostrano,che con la loro simpatia hanno acceso l'interruttore della Musica di questo Festival. ...In mezzo...tanta,tantissima Musica,grande Musica! Un sacco di immagini,come quello di una bellissima ragazza in prima fila,aggrappata alla transenna,che piange mentre Jeff Beck suona una "A Day In The Life" di Beatlesiana memoria,in una Piazza ammutolita...gli occhi spalancati di un'altra giovane ragazzina,mentre incredula incrocia Gregg Allman e si fa una foto assieme a lui,oppure un'altra ancora mentre stringe la mano di Kim Wilson dei Fabulous Thunderbirds...Kim and the T-Birds,incredibili! Disponibilissimi e bravi che hanno letteralmente incendiato la Piazza con il loro Rock-Blues al fulmicotone,sull'onda del loro recente "Painted On" e con addosso una carica pazzesca! Insomma,giornata indimenticabile,terminata alle due di notte con una visita inaspettata e graditissima: Nico Di Palo,il grande chitarrista dei New Trolls,venuto per omaggiare il suo idolo Jeff Beck e che si sofferma a parlare amichevolmente con me ed alcuni Amici,di un passato mai troppo lontano... Seconda,incredibile giornata,in un'atmosfera fantastica ed estremamente "friendly" fra pubblico ed Artisti che si sono esibiti. Aprono le danze gli W.I.N.D. dell'Amico Fabio Drusin,subito dopo le esibizioni delle Bands emergenti e caricano "L'artiglieria pesante",come nella loro recente esibizione di Castel S.Pietro a cui ho assistito e forse ancor di più!Penso che l'atmosfera stessa del Festival carichi particolarmente il combo,dato che tutte le volte (e sono alla loro terza esibizione al Pistoia Blues),l'impressione è che suonino meglio e più carichi della volta precedente. A seguire il giovanissimo chitarrista Eric Steckel che ha lasciato tutti quanti a bocca aperta per i suoi incredibili fraseggi...il ragazzo ha certamente talento,come era facilmente intuibile dai suoi dischi. Personaggio estremamente simpatico,sempre sorridente (mi ha dato l'idea di un Valentino Rossi in miniatura,se mi passate questa somiglianza),dopo il suo set,è sceso dal palco per firmare autografi a tutte le persone delle prime file,dispensando sorrisi e strette di mano,stupito per il successo che la Piazza gli ha tributato. Poi è la volta di "The British Legend":Mr.John Mayall. In formissima,capelli cortissimi,tirato e grintosissimo,ha offerto un set che mi ha lasciato davvero stupito (me che l'ho visto ben nove volte in varie fasi della sua lunga carriera). Anche Lui quest'anno estremamente disponibile,ha rivisitato i suoi mille classici mischiati a brani dei suoi ultimi lavori;gran bel set Sig.Mayall! Infine,a chiusura di un'ottima giornata,quello che personalmente considero,uno dei set in assoluto più belli della Storia immensa di questa manifestazione: quello di Gregg Allman & Friends. Personaggio dotato di un carisma fuori dal comune,è come circondato da un alone di maestosità e,guardandolo,ti viene da pensare a tutto quello che può aver passato nella sua incredibile vita di "midnight Rider"... Apre con un trio di brani da infarto "I'm No Angel","Just Before The Bullets Fly" e "House Of Blues"...e la Piazza è già tutta sua! Lo accompagnano Musicisti dal curriculum "pesante" ed una menzione particolare voglio farla per il chitarrista Mark McGee e per Bruce Katz alle tastiere. Dopo una "Melissa" che ci ha sciolti tutti come dei gelati sotto il sole di Ferragosto,il picco è stato il finale con "Midnight Rider","Whipping Post" e gli encore "Dreans","Sweet Feeling" e "Statesboro Blues".Un mio caro Amico, Ernesto De Pascale (giornalista stimato e compagno di mille e mille concerti),mi ha ripetuto per ben due volte,che non mi aveva visto così eccitato ad un concerto da tempo...la magia del vecchio Gregg! Andy J.Forest & Washboard Chaz,coinvolgenti al massimo,hanno l'onore di aprire la terza ed ultima giornata con il loro sound di New Orleans che ha trascinato il pubblico presente. Un buon ritorno quello di Andy che oggi vive negli Stati Uniti ma che in passato è stato una presenza fissa al Festival,di cui è stato anche il presentatore ufficiale per alcune edizioni. Danny Bryant,secondo me,è stato la rivelazione di questa edizione del Festival. Una chitarra,la sua,dal suono caldo e coinvolgente,un set intenso e vissuto...non so perchè (anzi lo so benissimo) ma ho sempre subito il fascino del suono dei chitarristi di Blues inglesi.A mio avviso,il perfetto tratto di unione tra la grande tradizione di questi ultimi ed il futuro di questa giovane speranza. Con mamma,moglie,padre (al basso!) ed amici al seguito,questa piccola carovana girerà l'Europa fino a Dicembre e spero vivamente di avere l'occasione di vederlo ancora. Thanks Danny per la tua semplicità,simpatia e bravura. Cambio di programma dovuto a motivi di salute (ma anche ai gravi ritardi di Bonamassa) di Joe Cocker,quindi inversione delle ultime due esibizioni. Entra in scena il Leone di Sheffield: Mr.Joe Cocker! Lo avevo visto almeno cinque volte negli ultimi vent'anni ed in vari stati di forma. Questa volta l'ho trovato bene,a dispetto dei piccoli problemi di salute che hanno causato l'anticipo della sue esibizione,anche se un po' ingrassato. Solito ottimo concerto con gran spolvero dei suoi classici e di brani minori del suo immenso repertorio.Per quelli che non l'avevano mai visto in precedenza (e credo che ce ne fossero molti in Piazza,viste le molte facce di giovanissimi nelle prime file),sicuramente un ottimo concerto;il vecchio Joe tira ancora,eccome! Poi...come in tutte le cose,potevo anche aspettarmi una delusione;a me si è materializzata alla chiusura di questa splendida edizione del Festival. Mi aspettavo molto dall'esibizione di Joe Bonamassa,ero stato uno tra quelli che avevano esultato leggendo il suo nome in cartellone,ebbene...non mi è piaciuto! Voglio dire,gran tecnica,grinta da vendere...poi...nient'altro! Un concerto che non mi ha comunicato assolutamente nulla e che,in alcuni momenti,mi ha ricordato il Jeff Healey (con tutto il rispetto per il Jeff Healey meraviglioso degli inizi) delle prove più fracassone. Niente più di un Rock (pericolosamente vicino ai territori dell'Hard) ad alto tasso di ottani e,se permettete,quando cerco questo genere di emozioni mi rivolgo verso altri Artisti del genere ben più titolati di lui. Figura a mio avviso anche piuttosto antipatica sul palco,con quel suo richiedere continuamente l'applauso con la mano all'orecchio,tipico delle Rockstar. Penso che di chitarristi americani bianchi di Blues di questo livello ce ne siano a tonnellate (premetto sempre che questo è il mio personalissimo parere e che i suoi dischi,soprattutto il primo ed i live,mi erano piaciuti parecchio). Taccio poi sull'arroganza e la mancata disponibilità di Joe nel backstage,quando si rifiutava di posticipare la sua esibizione per permettere di anticipare quella di Cocker che,ricordo,necessitava di cure mediche. Comunque a parte questa piccola delusione,che può starci nell'ambito dell'intera manifestazione,complessivamente è stato un ottima edizione del Festival,con alcune esibizioni (su tutte quella di Gregg Allman),degne di entrare nella Storia e nei ricordi di questo Festival,giunto quest'anno al suo ventottesimo capitolo.

venerdì 23 aprile 2010

Nick Becattini

Ho da sempre, nel campo musicale, avuto un debole per i chitarristi. Ritengo, se mi è possibile un azzardato paragone, il chitarrista un po' come il vecchio “numero 10” delle squadre di calcio, penso ai vari Platini, Maradona, Baggio, quei particolari giocatori che, senza un ruolo ben definito, erano capaci, con una magia, di farti capire il perchè del tuo amore verso il gioco del pallone.

Era da tanto tempo che avevo intenzione di scrivere qualcosa su un chitarrista nostrano, oltretutto un amico, un amico vero che ritengo, senza timore di smentita, uno  dei talenti chitarristici più cristallini e puri, anche se forse non apprezzati quanto il suo valore reale meriterebbe, che il nostro Paese può vantare.
Questo chitarrista si chiama Nick Becattini; Nick Becattini da Pistoia.
Non starò a fare qui la disamina della sua, pur pregevole, discografia; mi incentrerò maggiormente sulle emozioni che il suono della sua chitarra ha, da sempre,g enerato in me ma per fare questo bisogna analizzare anche la persona.
Persona, a detta di molti, soprattutto da chi lo conosce in maniera superficiale e occasionale, dal carattere per così dire difficile, spigoloso.
Molto schivo e non amante della “mondanità”, Nick preferisce starsene al calore della sua splendida Famiglia e ad insegnare la sua prestigiosa arte a numerosi allievi  che, giustamente, lo venerano come un Dio, salvo ogni tanto, metter su una Band (spesso con i controfiocchi), incidere un disco e fare qualche concerto. La promozione, il marketing, lo show-business sono cose a lui sconosciute.
Se lo incontrate, magari dopo un suo concerto e andate a fargli i complimenti, niente di più probabile che lo vediate schernirsi, quasi a minimizzare i complimenti che gli state facendo. Ho toccato più volte con mano questo suo aspetto.
A volte dentro di me mi sono pure arrabbiato per questa sua mancanza di giusta “arroganza” fuori dal palco che molti suoi colleghi molto meno dotati di lui hanno; eppure alcuni di loro sono spesso più considerati, forse perchè ricorrono a trucchi ed espedienti come spaccare le chitarre sul palco, vestirsi come emuli di Jimi Hendrix, o forse semplicemente perchè sono maggiormente spinti da certa stampa musicale con gli occhi volti solo verso il “fenomeno” del momento; quanti piccoli fenomeni di dodici-quindici anni abbiamo visto nascere e venir celebrati come i “nuovi Stevie Ray", per poi scomparire al compimento della maggiore età?.
Poi ho capito che questo è, volenti o nolenti, il suo carattere ed è così che bisogna accettarlo ed apprezzarlo perchè è anche in forza del suo carattere se la Musica che produce è di così alto spessore.



Noi siamo un insieme di sensazioni, emozioni, carattere, stimoli e le cose che facciamo, nel caso specifico di Nick la sua Musica, non possono prescindere da questo insieme di cose.
Eppure Nick possiede quel qualcosa in più che solo i più grandi hanno; quel tocco che solo i palati fini possono apprezzare.
Vi giuro, nella mia carriera ho avuto modo di avvicinare praticamente tutti i più grandi nomi della seicorde, meno purtroppo il più grande di tutti, Jimi Hendrix ,eppure non sono molti quelli che sono riusciti a farmi venire il famoso nodo in gola, quella sensazione bellissima che si avvicina pericolosamente alla commozione; ebbene Nick c'è riuscito e più di una volta; quando dal vivo esegue “Suffering People”, tratto dal recente disco "Nick Becattini and The Nickettes", inciso assieme appunto alle Nickettes, le tre fantastiche coriste Donatella Pellegrini la rossa, Indra Bocchi la mora e Cristina Salotti la bionda, quando parte con quel suo assolo verso la fine della canzone, riesce ad inumidirmi gli occhi; oppure nella sua “Pistoia Blues” autentico atto d'amore verso città che ha avuto il pregio di aver creato un Festival Blues, il primo, che ha gettato i semi per quella che sarebbe diventata una delle regioni più Blues d'Italia, oppure ancora nella rilettura magistrale di “Five Long Years”, contenuta nel suo bel CD “Uffizi Blues”,o  quando, durante un suo concerto, i volumi si abbassano e il suono della chitarra si fa leggero leggero quasi ad ampli spenti, territori questi dove la stragrande maggioranza dei suoi colleghi si smarrisce; ecco è qui che la grandezza di Nick Becattini esce fuori prepotentemente, è qui che lui è in grado di prenderti per mano e trasportarti sulle corde della sua chitarra, dove pochi, pochissimi altri riescono a portarti, in luoghi fantastici credetemi, io in quei luoghi ci sono stato  molte volte grazie a lui.
Il solo rimpianto è che se fosse nato in un luogo diverso, sul Delta del Mississippi magari, o nella fredda Chicago ad esempio, luogo dove Nick ha vissuto per alcuni anni tra l'altro, suonando nella band di Sons Seals, il nostro Nicola si sarebbe tolto forse qualche soddisfazione in più ma tant'è; noi siamo qui, come un piccolo esercito irriducibile, ad attendere che lui abbia ancora voglia di farci provare nuove sensazioni, che sicuramente non mancheranno di arrivare.

lunedì 19 aprile 2010

UNA MAGICA PIAZZA

Questo è un racconto che scrissi alcuni anni fa, a proposito di una Piazza, per gli amanti del Blues "LA" Piazza per eccellenza: Piazza Del Duomo a Pistoia,il luogo dove da più di trent'anni si perpetua la magia di un Festival Meraviglioso, il Pistoia Blues Festival.

(scritto il 19/3/2007 alle 00:23)

"Ieri qua in Toscana era una giornata bellissima con un clima quasi estivo; era già da un pò che ci pensavo e, dopo pranzo, sono saltato sulla mia fida Harley Davidson (ebbene si,oltre che un amante del Blues e del rock sono pure un motociclista,anzi un "Biker") ed ho percorso la quindicina di chilometri che mi separano da Pistoia.
Ho parcheggiato la moto e mi sono incamminato verso il centro della città, lungo la strada dove, durante i fatidici tre giorni, viene allestito il mercatino. Camminando fra i ragazzi intenti a"fare le vasche", cioè a camminare avanti e indietro lungo il centro cittadino (cosa che è sempre accaduta e credo accada in ogni città d'Italia), qualche mamma con figli al seguito e qualche signore con il cane al guinzaglio, niente mi rimandava ai tre giorni di Luglio.
Mi sono fermato lungo la strada a bere un caffè in un bar ed anche li niente! Una ragazza stanca e un pò scocciata mi ha servito un caffè (peraltro ottimo) mentre con la testa stava da tutt'altra parte ma che non stava certamente, visto il tipo, pensando a chi avrebbe suonato la prossima estate al Blues. 
Un po disilluso sono entrato nella Piazza e mi sono andato a sedere sui gradini del palazzo comunale; sono stato un po li, assorto nei miei pensieri, quando all'improvviso nell'aria si sono chiaramente distinte le note di una chitarra..un'intro di un blues lento e sofferto; non credevo alle mie orecchie, è la chitarra di Stevie Ray, incredibile! Dopo poche battute se ne aggiunge un'altra più giocosa e scanzonata, si ma è lui è il babbo di tutti, B.B. il magico suono della Lucille di B.B.King! Via via tutti gli altri, i fraseggi nervosi di Albert Collins, il suono pulito e tecnico di Robert Cray, i riff incredibili del "Colonel" Steve Cropper, le note lunghissime di Mr.Buddy Guy, le svisate di Jeff Healey e la slide di Roy Rogers, la velocità incredibile di Alvin Lee ed il sapore latino della chitarra di Carlos Santana; insomma nell'arco di pochi minuti erano tutti li e ne potevo vedere i loro volti sorridenti, potevo vedere le loro mani che scivolavano sulle corde delle loro chitarre!
L'unica cosa che non capivo era che tutto intorno la gente sembrava non accorgersi di niente, le mamme continuavano a sgridare i figlioletti, più in la una giovane coppia si baciava e i cani continuavano la loro missione consistente nell'annusare ogni angolo...
Piano piano il blues è sfumato ed io mi son reso conto di essere stato il solo a sentirlo, però chissà perchè ma ero certo che se qualche amico, appassionato di Blues, fosse stato li con me certamente lo avrebbe sentito!
Mentre mi incamminavo verso la moto, mi sono voltato un attimo verso la Piazza ed ho pensato che è vero, c'è della magia in quel luogo e sono certo che la prossima estate nuovi suoni alimenteranno nuove emozioni"

sabato 17 aprile 2010

I tre "RE"..., Blues Boy,Albert & Freddy

Una cosa singolare che mi ha da sempre affascinato è che tre dei miei chitarristi Blues preferiti portassero lo stesso nome.
Sono tre colossi della Musica Del Diavolo,tre nomi da cui nessuno amante di questa Musica può prescindere,eppure sono tre Artisti (tutti e tre chitarristi) dalle notevoli differenze stilistiche.
Mi piace fare un piccolo punto su ognuno di loro (ignorando come sempre faccio "uichipedia"...troppo facile,oggi son tutti bravissimi a fare un copia-incolla e non molti amano spremere le meningi come una volta,magari facendo qualche ricerca su vecchi libri e vecchie riviste del settore,cosa questa molto molto più affascinante e,penso si noti per chi legge,con molto più cuore dentro).

B.B.KING

Da Itta Bena,Mississippi,questo è,volenti o nolenti,l'uomo che ha portato la chitarra solista dove nessuno prima di Lui aveva mai osato,è sicuramente une delle maggiori influenze per i chitarristi che più amiamo,cugino del Grande (in tutti i sensi) Bukka White,è il chitarrista di colore più famoso presso il pubblico bianco,la sua collaborazione (tour e brano nell'album "Rattle And Hum") con gli U2 gli aprirono ulteriormente il mercato dei fans del Rock e da allora la sua popolarità già grande divenne immensa.
Con la sua fida Lucille ha regalato autentiche perle soprattutto dal vivo.
Io che l'ho visto molte volte in concerto e con cui spesso sono stato a contatto,posso garantire sulla sua umanità,sulla sua estrema educazione e sulla sua squisita gentilezza...un vero signore.

ALBERT KING

Da Indianola,Mississippi,imponente,statuario,con la pipa perennemente accesa in bocca e la sua Gibson Flying V impugnata da mancino penzoloni sul petto,questo Maestro del Blues ha rappresentato per decenni il prototipo del Bluesman moderno,con il suono irruento e violento della chitarra contrapposto alla sua calda voce molto compassata.
E' stato una influenza molto pesante per un'infinità di chitarristi moderni (come Clapton,Stevie Ray,Robert Cray,Son Seals,Jimmy Johnson).
Il suo stile è riconoscibilissimo con uso quasi esasperato di acuti e corde tirate allo spasimo,molto vicino alle sue origini rurali.
Personalmente sono riuscito a vederlo in concerto una sola volta,ma non dimenticherò mai quella esperienza.

FREDDIE KING

Da Gilmer,Texas,"The Texas Cannonball" come veniva soprannominato,dalla taglia colossale,"...non posso suonare la slide,le mia dita sono troppo grosse per il bottleneck" diceva spesso,era una vera e propria forza della natura,molto influenzato da T-Bone Walker e da B.B.King di cui divorava i dischi fin da ragazzino,nei primi anni '60 divenne creatore di riff chitarristici che sono entrati nella Storia comune del Blues.
Il suo è un suono più "fisico" (se riesco a rendere l'idea) rispetto a quello degli altri due Maestri,con lunghe note cariche e aggressive che accompagnavano una voce che,soprattutto negli ultimi anni,si era fatta più scura e roca.
Dei tre è l'unico che,purtroppo,non sono mai riuscito a vedere dal vivo.


Inutile dire che i tre "RE" sono tre Maestri del genere,se non li conoscete a fondo (ma dubito di questo),studiateli a fondo,ritroverete note che conoscevate già suonate da altri chitarristi fenomenali molto più noti di loro...però indubbiamente loro allievi.