sabato 17 aprile 2010

Bruce Springsteen-Live"Datchforum"-Milano 28/11/07

La data del Boss a Milano si presentava sotto i migliori auspici,con un sold out da circa due mesi.

L'attesa si era fatta trepidante e da giorni e giorni i vari forums dedicati all'Artista si sbizzarrivano su quale sarebbe stata la scaletta del concerto,visto che nelle date che la precedevano erano tanti i pezzi del passato che venivano inseriti in scaletta,soprattutto del periodo "Wild and Innocent" e "Born To Run";ci chiedevamo insomma tutti quali sarebbero state le immancabili sorprese.


Il colpo d'occhio del Datch Forum era incredibile,gremito all'imverosimile dal solito spettacolare pubblico di springsteeniani.
Immancabili gli striscioni ed immancabile pure quello inneggiante alla Mamma del Boss di origini italiane (Thanx Adele!).
Alle 21.20,con un lieve ritardo sull'ora stabilita (cosa molto rara nei suoi concerti),si spengono le luci ed un boato accoglie i musicisti tutti di nerovestiti.
Spicca l'assenza di Patti Scialfa rimasta nel New Jersey (ma Bruce non manchera'di salutarla) e di Danny Federici rimasto anch'egli a casa,purtroppo,per curarsi una grave malattia,sostituito per l'occasione da Charles Giordano della Seeger Session Band.


Raccontare un concerto del Boss è cosa molto,molto difficile…chi non ha mai avuto occasione di vederlo difficilmente con le parole scritte (anche se appassionate) riuscirà a cogliere quella particolare "Magia" (perché di quello si tratta!) che si sprigiona tra lui ed il suo affezionatissimo pubblico (uno dei più belli in assoluto,garantisco!).
Io ho avuto occasione di vederlo ben sette volte nel corso delle varie fasi della sua carriera (compreso la prima mitica volta allo Stadio S.Siro nell'85),ed ogni volta è stata un'esperienza che mi ha letteralmente lasciato esausto ed estremamente soddisfatto.

Nessun preambolo e via con "Radio Nowhere" brano perfetto per aprire un concerto,la Band gira a mille,e dal brano successivo si capisce immediatamente che Bruce "sente" la data italiana come poche altre:"The Ties That Bind";nessuna pausa e subito "Lonesome Day" dall'album "The Rising"…il Dutch e' già praticamente in mano sua!

Lui riesce a prendere per mano tutto (sottolineo TUTTO) il pubblico presente e vedi dal primo sotto la transenna all'ultimo spettatore sulla gratinata che alza le mani all'unisono e scandisce il ritmo accompagnandolo in questa festa (si,perché di questo si tratta:una festa!).

Via via scorrono i brani vecchi e nuovi,pescati in un repertorio che ha dell'incredibile."Gipsy Biker" (bellissima nella dimensione live!),poi si avvicina al microfono ed in italiano dice "…L'America sta vivendo un tempo in cui le bugie sono verità e la verità si trasforma in bugia…E' bello essere qui con i miei amici.Ora una canzone che parla di trucchi…" e parte il brano che dà il titolo all'ultimo lavoro"Magic";si prosegue con"Reason To Believe" (iniziata con un giro di Blues!)"Adam Raised A Cain" che se non sbaglio era dal tour di "Tunnel Of Love" che non eseguiva in versione elettrica,e presentata qui con una grinta ed una cattiveria che poche altre volte ho avuto occasione di ascoltare."She's The One" con il tributo a "Mona" del vecchio Bo Diddley,la scanzonata "Living In The Future".

Davanti a me ci sono un ragazzo ed una ragazza che ogni volta che Lui si avvicina,sollevano un fogliettino stropicciato (ne hanno uno ciascuno) con su scritto "Please: Incident";io riesco chiaramente a vedere che lui lo legge e…avvicinandosi al microfono…dedica questa canzone a quei due ragazzi!!! INCREDIBILE!!
"Incident On 57th Street" del lontano 1973…potete immaginare i due ragazzi di cui sopra…si abbracciano e lei scoppia immediatamente a piangere!

Ma non è finita "…questa non credo di averla mai suonata in Italia…forse…" e parte con "The E-Street Shuffle" tiratissima…Mammamia…Siamo ancora nel 1973 e l'album e' lo stesso "The Wild"…E' tutto perfetto,ma a lui non basta,deve ancora spingere sull'accelleratore che tocca a fondo le corde dell'emozione e ci regala cinque brani da brivido:la prima è una versione altamente drammatica (già su disco lo era) di "Devil's Arcade" bilanciata immediatamente da "The Rising";poi il brano che forse mi ha più toccato…il Boss si piazza a gambe larghe davanti al microfono,la telecaster imbracciata come fosse un fucile winchester,gli occhi chiusi,concentratissimo ed una "Last To Die" al massimo…impossibile non essere emotivamente coinvolti con Bruce che si chiede chi sarà l'ultimo a morire per un errore…!
Poi ancora (ma a questo punto potrebbe cantare qualsiasi cosa…anche le previsioni meteorologiche…andrebbe bene comunque!) "Long Walk Home" ed infine "Badlands"...cosa altro dire?
Saluti,inchini e via...

Broooce,Broooce,Broooce…pochi attimi ed eccoli ancora sul palco;sorrisi disarmanti,Big Man si inchina a mani giunte,salutando ai tre lati,Giordano guarda il pubblico con gli occhi sbarrati,il Boss dedica la canzone che segue a tutte le ragazze presenti chiedendo loro di farsi sentire (immaginate voi!) ed in particolare ad una ragazza rimasta in New Jersey e parte con "Girl In The Summer Clothes".
Le canzoni successive sono "Tenth Avenue Freez Out","Thunder Road" "Born To Run" (e qui sta letteralmente per…saltare tutto!),una versione molto più rock che su disco di "Dancing In The Dark" ed una bellissima,festaiola "American Land",degna conclusione di una Festa che con molta probabilità si ripeterà il 25 Giugno prossimo allo stadio S.Siro…non mancate…sarebbe un vero peccato!

La cosa più bella,tutte le volte che esco da un concerto del Boss e che mi diverto a fare ogni volta,e'guardare le facce della gente…li sta scritta,su quelle facce,la risposta a chi domani mi chiederà come è stato il concerto…già,ma come fare a spiegarglielo?

ZZ TOP Live in Lyon (France) "Halle Tony Garnier" 08/07/08

Dopo un viaggio di circa sette ore da Firenze alla volta di Lione e dopo un circa trent'anni di attesa (per me),finalmente ci accingiamo a vedere per la prima volta (per tutti e sette è così) il mitico trio Texano:gli ZZ Top!

Partiamo per il viaggio in sette:io,la mia Fruz,Paolino,Alec,Jameson,Giuseppe e Roby.
Dopo aver ritirato i biglietti in un grosso negozio in centro città ed aver lasciato i bagagli all'alberghetto già fissato in precedenza,arriviamo alla Halle Tony Garnier verso le 20.
La Halle vista da fuori è maestosa e la fila tranquilla che si snoda lungo la strada mi fa intravvedere un tipo di pubblico abbastanza eterogeneo,con età media abbastanza alta.
Molte magliette di gruppi Rock,con preponderanza ovviamente dellla Band che andremo a vedere.

Entriamo e ci sistemiamo nei nostri posti,l'accoglienza da parte dello staff dell'organizzazione è molto efficiente e gentile,i nostri posti sono molto vicini al palco leggermente spostati lateralmente.
Ci sediamo e,non posso fare a meno di notare la bellezza del luogo del concerto dove,in qualsiasi posto tu sia seduto,la visibilità del palco è più che ottima.
L'acustica pressochè perfetta confermerà la mia altissima valutazione delle cosiddette "sale per la Musica" che oramai in tutta Europa esistono (tranne che da noi,ovviamente!)
Alle 20:20 si spengono le luci ed una musica assordante accompagna l'alzata delle tende che scoprono un palco molto scarno,dove al centro troneggia una stratosferica batteria con disegnate sulle casse delle enormi testate di un motore Harley Davidson (Evolution per la precisione) fiammeggianti!
Un altro boato accompagna l'ingresso on stage del trio:Billy Gibbons si sistema sulla destra (guardando il palco),Dusty Hill a sinistra e Frank Beard dopo aver dato un'ultima tirata alla sigaretta si siede alla sua batteria.
Le mitiche lunghe barbe del chitarrista e del bassista rendono le due figure estremamente simpatiche e particolari.

Partono subito sparati con "Got Me Under Pressure",seguita dalle arcinote "Waitin'For The Bus" e "Jesus Just Left Chicago" del lontano "Tres Hombres" (1973)...ancora più indietro con "Chevrolet".
Praticamente viene ripetuto lo Show del nuovissimo dvd "Live in Texas" e,devo dire che dal vivo è veramente un gran bel sentire!
Alcuni brani che non sono contenuti nel dvd come "Planet Of Woman" e il bel Blues "I Need You Tonight" vengono immediatamente riconosciute dall'attento pubblico.
Billy e Dusty sono due consumati animali da palcoscenico e non mancano di divertire il pubblico con le loro numerose "scenette",come quando un tecnico vestito da cowboy arriva sul palco per accendere un cigarillo a Billy o quando regalano in platea una bottiglia della loro "Official ZZ Top Cheap Tequila"!
Il loro suono è molto ma molto potente e l'acustica perfetta del luogo rende il concerto davvero trascinante (mi immagino un suono "pieno" come il loro in un posto con l'acustica del Datch Forum di Milano o del Palamalaguti di Bologna ?!).
Dopo il consueto bis "La Grange/Sloopy Drunk/Bar-B-Que" e "Tush",vengono di nuovo richiamati a gran voce per un'incandescente "Jailhouse Rock".
Poi,tutti ad acquistare l'immancabile maglietta ricordo e via verso l'albergo.
Da notare che il pubblico era costituito da circa 6.000 unità...ma da considerare che nella stessa sera allo Stadio,distante circa 2-3 chilometri dalla Halle Tony Garnier,c'erano i R.E.M.!!!
...Che tristezza pensare alla misera accoglienza che riserviamo dalle nostre parti agli Eroi della Musica che più amiamo (le 2.500 persone di Neil Young a Firenze ne sono un esempio!)
Al ritorno ovviamente abbiamo praticamente rivissuto il concerto con pareri e giudizi personali,tutti ovviamente positivi.
Saludos Mescaleros!

RORY GALLAGHER-Viareggio 1972-Pistoia 1994

So che sono molti gli ammiratori del fenomenale chitarrista irlandese,vi racconterò quindi due dei miei "incontri" con questo genio della chitarra.
Dunque: Estate 1972 e più precisamente il 23 Luglio,"Piper 2000"di Viareggio,concerto pomeridiano (eh si,pare incredibile,ma allora i concerti,o meglio gli spettacoli come venivano chiamati allora,erano due,uno al pomeriggio e l'altro alla sera; pensate voi una cosa del genere adesso!? ) Io ed un mio carissimo Amico, Ernesto De Pascale, oggi stimatissimo Musicista, produttore, giornalista e voce storica di Rai Stereonotte, ci recammo al concerto.

Dovete sapere che il suddetto locale era una costruzione ad un solo piano molto basso, con una pista per ballare scavata ed il palco era praticamente sopra due gradini rispetto al pubblico. La capienza era piuttosto bassa, diciamo circa 5-600 persone.
Il concerto fu bellissimo, lui con la sua Fender scorticata ed il fido Gerry MacAvoy (ora Nine Below Zero) al basso con capelli-afro,Rod De Ath alla batteria e Lou Martin alle tastiere al suo fianco.
Era appunto l’Estate del ’72 e Lui arrivo per un breve tour estivo nel nostro Paese sull’onda del fenomenale “Live! In Europe”, infatti gran parte del concerto ricalcò proprio la scaletta del disco, con “Messin’ With The Kid”, ”In Your Town” e “Bullfrog Blues” sugli scudi.

Disseminati per il locale c'erano vari cuscini bianchi imbottiti, che permettevano al pubblico di stare seduti un pò più comodi. Quando attaccò il bis, una infuocata versione di "Laundromat", i ragazzi, presi dalla gioia, iniziarono a lanciare i cuscini in aria; lui mentre suonava, guardava divertito la scena. Io ed il mio amico scattammo alcune foto del concerto (Ernesto per la precisione scattò quelle foto), concerto che rimase nella nostra memoria per molto tempo.

Pistoia Blues 1994: Ancora Rory Gallagher ed ancora concerto S-P-E-T-T-A-C-O-L-A-R-E!
Questa volta a differenza di ventidue anni prima, non sono più un semplice spettatore, ma ho una maggiore responsabilità, sono il responsabile, infatti ,della Security del Festival. (mi si può vedere nella foto, accucciato sul palco con dei pantaloni mimetici bianchi e neri, praticamente sotto la gamba alzata di Rory)

Lui, a differenza di ventidue anni prima appariva appesantito nel fisico ed affaticato (anche se non si risparmiò certo sul palco!).

Indossava una camiciona a maniche lunghe di jeans con sopra un giaccone nero in pelle!
Tenete presente che la temperatura in quel Luglio era molto alta, quindi potete immaginare.

Iniziò il set con un’accoppiata da brivido: “Continental Op” e “Moonchild"; tiratissimo, passo d’oca Chuck Berry-Style, grinta fuori dal comune; chitarra tenuta a mò di fucile  e pugno finale al microfono al temine di “Moonchild”!
A seguire una lunghissima e sentita “I Wonder Who” ed una stupefacente “Tattoo’d Lady”.
Concerto terminato con una incredibile “La Bamba” che fece ballare la strapiena Piazza del Festival di Pistoia.
Al termine del concerto io ed Ernesto con cui avevo condiviso l'esperienza del concerto di Gallagher al Piper di Viareggio,a ventidue anni di distanza decidiamo con uno sguardo d’intesa di renderlo partecipe della grande emozione che ci fece vivere in quella lontana Estate.

…”Per la miseria Silvano,sarebbe stato bellissimo portargli una delle foto che facemmo al Piper…ma purtroppo me ne sono completamente dimenticato!” esclamò Ernesto, cosa che invece non avevo fatto io! "Ho scelto la piu bella dove si vede benissimo Lui con la sua fida Fender e parte del pubblico presente nel piccolo locale!” risposi.


Lo incontrammo nei camerini (era letteralmente stravolto), dopo gli ovvi complimenti per il suo set , gli dissi che avevo un piccolo regalo per Lui e gli consegnammo la foto; lui la guardò, ci ringraziò ed abbozzò un sorriso un pò triste che tradiva forse un certo imbarazzo nel rivedersi giovane ed in perfetta forma fisica, sussurrando "...the pillows!" ( i cuscini!); si ricordava perfettamente di quel concerto!

Purtroppo pochi mesi dopo lasciò questa terra, lasciando però in tutti gli amanti del suono bello e pulito della sua Fender una bella discografia che non ha praticamente punti bassi ed il ricordo di un personaggio estremamente schivo ma per questo immensamente grande.

STEVIE RAY VAUGHAN Live at "Pistoia Blues 1988"

Quell’anno l’Organizzazione del “Bluesin 88” (perché quella all’epoca era la denominazione del Pistoia Blues Festival) aveva superato se stessa.
Nelle serate del 1-2-3 Luglio 1988 era riuscita a mettere assieme un cast che non aveva precedenti (solo il primo mitico Pistoia Blues poteva eguagliarlo).

Infatti il cartellone comprendeva nomi come, per la prima serata i bluesmen A.C.Reed e Maurice John Vaughan, il ritorno della band inglese Blues Band,il tour denominato “Gunslinger Tour” che comprendeva l’inedita accoppiata Ron Wood & Bo Diddley, l’armonicista Billy Branch ed il mitico albino texano Johnny Winter all’epoca ritornato prepotentemente in auge grazie ai suoi dischi per l’Alligator Records.




La seconda serata prevedeva un evento eccezionale come il debutto della reunion della Blues Brothers Band nella sua formazione originale (quella del film di John Landis) dopo la tragica scomparsa di John Belushi,che vedeva alternarsi alle voci Rufus Thomas,Sam Moore (del celebre duo Sam & Dave) e Larry Thurston; un'altra reunion che era quella di Booker T.& The MG’s, poi Zoot Money,il Grandissimo soulman Curtis Mayfield e nientemeno che una delle vere e proprie Leggende del Blues:il Grandissimo John Lee Hooker!

La terza ed ultima serata vedeva in cartellone la nostrana Treves Blues Band, Magic Slim, l’astro nascente della seicorde Melvin Taylor,il mitico Otis Rush e quello che per me era già il nome più atteso, di cui avevo consumato con ripetuti ascolti i suoi dischi in vinile: Stevie Ray Vaughan!

Presentava allora il Festival l’armonicista Andy J.Forest.

Come ormai succedeva da quattro anni, iniziai la mia collaborazione con il Festival nel 1985, ero il responsabile della Security del Festival.
Le prime due serate erano passate senza particolari problemi, ne’di intemperanze da parte del pubblico, ne’ per quanto riguardava la scaletta.
Registrammo soltanto, per la gioia dell’Organizzazione, il record di presenze, fino ad allora, al Festival durante la serata del sabato, quella con la reunion della Blues Brothers Band e, con disappunto di tutti, un maltempo che persisteva già dalla prima sera, con una fastidiosa pioggerella che aveva assunto il suo apice durante il concerto di Johnny Winter.

Anche quel pomeriggio del 3 di Luglio, le nubi all’orizzonte non si diradavano e, anche se ancora non stava piovendo, il tempo non prometteva niente di buono.

Si era già esibito, con successo, il bluesman Memphis Slim.
Sul palco c’era la Treves Blues Band con una mega Band comprendente due tromboni, tromba e tenore, più Dave Kelly della Blues Band alla chitarra ed io mi ero sistemato in cima alle scalette che portano sul palco; ero praticamente sull’ultimo scalino appoggiato al corrimano, da dove controllavo sia il frontepalco dove dietro le transenne avevo sistemato i ragazzi della sicurezza, sia quello che accadeva sul palco ed ai lati dello stesso, quando ebbi come la sensazione di avere qualcuno alle spalle,molto vicino; mi voltai di scatto e mi ritrovai davanti il viso, con un sorriso aperto, di Stevie Ray Vaughan che, quasi imbarazzato se ne stava dietro di me due scalini sotto e cercava di vedere qualcosa di quello che accadeva sul palco!



“Hi Mr.Vaughan, nice to meet you, my name is Silvano and i’m the Security chief”  biascicai. Lui mi strinse la mano con le sue manone, aveva delle mani enormi, con una stretta forte e decisa e mi chiese se poteva stare li o se dava fastidio visto che io stavo lavorando!
Ovviamente gli risposi che avrei mandato qualcuno a prendere una sedia per farlo accomodare direttamente sul palco di lato agli amplificatori, nascosto al pubblico, dove avrebbe potuto gustarsi il set di Treves e la sua Band, set che mi sembrava apprezzasse in maniera particolare.
Mi ringraziò molto, dimostrando un’educazione ed una simpatia fuori dal comune.

L’impressione che mi dette fu quella di un sano ragazzone texano,molto disponibile, educato e pieno di gioia in quello che faceva; contento di stare su quel palco e contento di essere quello che era, un musicista blues oramai apprezzato in tutto il mondo.
Assolutamente lontano da quello che pochi anni prima dipingevano le cronache, un musicista cioè, schiavo degli abusi dello star system.
La mia impressione fu avvalorata anche dai miei ragazzi della sicurezza di allora, molti dei quali non sapevano neppure chi egli fosse quindi assolutamente non condizionati.

Dopo Treves avrebbero dovuto salire sul palco Melvin Taylor e successivamente Otis Rush, per poi far concludere la serata all’headliner Stevie Ray, ma ne di Melvin Taylor ne di Otis Rush c’era traccia!

Le notizie li davano persi tra Montecatini dove avevano gli alberghi e Pistoia.
L’Organizzazione decise di aspettare ancora un po’ e Andy J.Forest si offrì di salire sul palco per intrattenere il pubblico con un set di armonica a bocca.
Con lui salirono sul palco anche Fabio Treves e Dave Kelly più tre musicisti della Band di Otis Rush.

Però come sempre, quando deve girare storta, le nubi che fino ad allora erano rimaste a controllare l’andamento del Festival dandoci solo di quando in quando qualche schizzo, decisero di iniziare ad aprire i loro rubinetti e, quella che all’inizio era solo una lieve pioggerella, piano piano si trasformo’ in vera e propria pioggia.
Ovviamente il primo a farne le spese fu il povero Forest che non sapendo più cosa fare per tener calma la gente rientrò nel backstage; purtroppo però di Taylor e Rush nemmeno l’ombra!

Momenti di tensione, lo staff organizzativo si interrogava sul da farsi. Chissa’ come la prenderà Vaughan se gli chiediamo di anticipare la sua esibizione? Questa era la domanda che preoccupava tutti.

Viene comunicata a Stenie Ray la richiesta di anticipare la sua esibizione ”..Ok..no problem!” la sua risposta, che dimostrò ulteriormente la sua estrema disponibilità.

L’atmosfera in quel momento diventò davvero concitata, c'era da montare sul palco tutta l’enorme attrezzatura del Texano e farlo nel più brave tempo possibile, dato che la gente era da quasi un’ora sotto l’acqua senza che nulla accadesse.
Il capo dei roadies, il tipo che vedete dentro la copertina di “Live Alive” nella foto dove sono tutti accucciati, con i baffoni ed un asciugamano bianco sulle spalle, venne da me e mi domandò se potevo prestargli qualche ragazzo della Security per portare su la strumentazione; mi misi personalmente anch’io a dare una mano e in breve il palco fu pronto.

Stava piovendo a dirotto,ho la pelle d’oca al solo ricordo credetemi; Stevie Ray salì su, nessun preambolo e fu subito ”Scuttle Buttin’ attaccata a “Say What! 
Capii che mi stavo trovando davanti ad un evento eccezionale; raramente succede questa cosa, perché le cose al momento che accadono, quasi mai hanno la considerazione che con il tempo avranno e feci una cosa che non avevo mai fatto e mai più, credo,rifarò, mi tolsi l’auricolare e mi sistemai sul palco, proprio dietro le tastiere di Reese Wynans , nel video della Rai riconosco benissimo la mia maglietta in alcuni momenti; avevo praticamente Stevie Ray a quattro-cinque metri da me.
Stavo lavorando ma non mi interessava  nulla e, con il senno di poi, sono stato felicissimo di quella mia decisione.

“Grazie” (in italiano!) “Hello everybody, You’re ready?”,cambio di chitarra,via la Number One ed ecco indossare una Fender rossa con manico montato al contrario come chiaro omaggio a Jimi Hendrix, suo idolo ed a seguire “Looking At The Window”

Non sto a rifare la cronaca accurata dei brani, anche perché come ho già detto, la memoria a distanza di vent’anni fa strani effetti.
Dico solo che fece una “Texas Flood” con mezzo brano con la chitarra dietro la schiena!





Non era un uomo quello che stava suonando e la versione adrenalinica di “Superstition”, una delle più belle che abbia mai eseguito, sta a dimostrarlo. In quel momento era realmente come posseduto.
Non ho mai visto un musicista così tutt’uno con quello che stava suonando; sudava in maniera incredibile, dato anche il suo abbigliamento piuttosto pesante; non concedeva molto alla scena ma si muoveva molto su se stesso, concentratissimo, il volto quasi sempre contratto nella smorfia di chi sente realmente quello che suona.

La cosa che mi fa capire che non era una cosa normale quella a cui stavo assistendo, fu anche la reazione del pubblico.
Stava ancora piovendo ed anche piuttosto forte ma la gente a poco a poco chiuse tutti gli ombrelli e fece sparire i teloni che usavano per ripararsi; rimasero tutti li a bocca spalancata quasi a farsi possedere da quell’uomo sul palco!

Sono certo di quello che dico, perché sono sicuro che si trattò di un qualcosa fuori dagli schemi. Sono convinto che in quella Piazza sia rimasto davvero qualcosa di quella sera e le fortunate persone che parteciparono se la porteranno addosso per sempre!

Dopo un’infuocata versione di “Couldn’t Stand The Weather” le sue testuali parole furono “…Thanks so much…Reese Wynans, Tommy Shannon, Chris Layton...i’m still Stevie Ray Vaughan...we still Double Troble and we glad to be here with you tonight.
God bless you...thank you very very much!”
...e via,nessun bis; giù dalle scalette  diretto all’interno del palazzo nel backstage.

I camerini si trovavano all’epoca all’interno del palazzo comunale dietro il palco ed erano praticamente dei gazebo.
All’interno del palazzo lui si fermò a firmare alcuni autografi, io stavo accanto per evitare che la gente gli si facesse troppo addosso.
Mentre stava firmando gli autografi si fermò, mi guardò sorridendo, non dimenticherò mai la sua espressione soddisfatta ,prese il pass che avevo al collo, lo tolse dalla plastica e dietro ci scrisse “To Silvano, Stevie Ray Vaughan”, senza che io gli avessi chiesto niente!


Si ritirò all’interno del suo gazebo per rilassarsi un po’, quando i numerosi giornalisti presenti chiesero di poter vedere e fotografare la sua fida Fender scrostata.
Lui mi pregò di farla vedere a tutti ma solo ed escusivamente di mano mia; cosa questa che irritò un po’ alcuni dei giornalisti presenti, come ad esempio quelli della rivista  “Ciao 2001” che non mancò di farlo notare in un articolo dell'epoca sul Festival.


Di quella serata mi rimangono alcune cose: tre foto che mi ritraggono con lui, l’autografo che mi fece, accuratamente incorniciato assieme ad una delle foto  e, soprattutto, la certezza di essere stato uno dei fortunati ad avere assistito ad una delle sue migliori esibizioni di sempre.


Per soddisfare la curiosità dei numerosi fans di Stevie Ray ,trascrivo le date e le locations delle uniche sei volte che si esibì nel nostro Paese:

14 Luglio 1985- Perugia “Umbria Jazz”
3 Luglio 1988- Pistoia “Pistoia Blues Festival 88” (o “Bluesin 88”)
4 Luglio 1988- Milano “Palatrussardi”
6 Luglio 1988- Lignano Sabbiadoro "Arena Andria"
7 Luglio 1988- Milano “Hiotfin Festival”
8 Luglio 1988- Salerno "Blues Festival"