sabato 21 gennaio 2023

DAVID CROSBY & GRAHAM NASH Pistoia Blues Festival 1998



L'edizione del 1998 aveva un cartellone al solito molto ricco e, oltre a Jeff Beck, Buddy Guy, la Blues Brothers Band, Taj Mahal, Jeff Healey, Robby Krieger e John Densmore dei Doors, c'era anche David Crosby che si sarebbe esibito durante la seconda serata della manifestazione.

Il vecchio Croz nei camerini si era dimostrato estremamente tranquillo ed affascinato dalla incredibile location dove, di li a poco si sarebbe esibito e, nel primo pomeriggio andai a prenderlo nel backstage dove si trovava per condurlo sull'assolato palco per effettuare il soundcheck.

Dovete sapere che proprio in quei giorni il suo vecchio amico e compagno Graham Nash si trovava in vacanza in Toscana e, saputo che Crosby avrebbe suonato a Pistoia, decise senza avvisarlo di venirlo a trovare.

Mentre appunto lo stavo guidando sul palco, appena uscito dal portone del palazzo comunale, dalla nostra destra arrivò una voce che lo chiamava e posso personalmente testimoniare l'incredibile luce di felicità che attraversò il volto di David, che si diresse immediatamente verso di lui ed i due suggellarono l'incontro con un forte abbraccio.



Ovviamente la sera Graham Nash fu ospite sul palco di Crosby, il quale lo annunciò dicendo: Vi presento il mio miglior amico, si chiama Graham Nash!

Iniziarono con un brano del comune amico Neil Young “Ohio” e, proseguirono con “Deja Vu”, “8 Miles” ed “Almost Cut My Hair” facendo rimanere sospeso per una buona mezz'ora il pubblico della meravigliosa piazza di Pistoia tra la Toscana e Woodstock.





lunedì 16 gennaio 2023

Dream Theater al Pistoia Blues 2015, un curioso aneddoto.


 

Un breve racconto di una delle tante cose curiose che mi sono successe durante la mia lunghissima militanza come responsabile della security al Pistoia Blues Festival, il più longevo Festival di genere in Italia.

Questa volta protagonisti furono i Dream Theather, o meglio, il loro cantante James LaBrie.

Ero all'interno del backstage nei minuti che precedevano l'esibizione dei Dream Theater e vedevo che il loro cantante James LaBrie stava cercando, di scaldare la sua voce. Notavo però, sapendo essere loro dei perfezionisti esagerati, un suo certo disappunto causato dai rumori che venivano dalla Piazza e dal rumore che stavano facendo gli addetti ai lavori nello spostare i vari strumenti; decisi così di andare a chiedergli se avesse bisogno di un posto un po' più tranquillo per prepararsi; mi guardò ed accettò entusiasta.

Lo accompagnai al piano di sopra dove si trova il museo, museo ovviamente chiuso a quell'ora, dove però c'è un bellissimo corridoio silenzioso, sovrastato dallo stemma della città e da alcuni quadri enormi che James guardò a lungo.

C'è anche il gabbiotto del custode, un ometto piuttosto anziano con un paio di grandi occhiali, al quale chiesi se potevamo espletare questo riscaldamento vocale proprio li, vicino a lui. L'ometto guardò il cantante, alzò le spalle e ci disse: fate pure, rituffandosi immediatamente nella lettura del suo giornale.

James iniziò a fare un po' di stratching ed ad emettere suoni sempre più acuti e alti che, nel volgere di un paio di minuti, diventarono altissimi.

Io, seduto su un divanetto, aspettavo che terminasse, mentre il custode, lo guardava perplesso al di sopra dei suoi spessi occhiali.

Dopo appunto un paio di minuti, sentìì che una persona stava velocemente arrivando su per le scale e, una volta entrato della porta laterale del corridoio con un bicchiere di acqua in mano, iniziò ad urlare "Franco, Franco!!!!!".

Era un altro giovane impiegato del Comune che immediatamente bloccai spiegandoli velocemente la situazione. Il ragazzo tirò un sospiro di sollievo, dicendo che aveva pensato che quelle urla così alte fossero state emesse dall'anziano custode che magari si stava sentendo male e la cosa mi fece ridere tantissimo, perchè mentalmente mi immaginavo l'ometto che emetteva dei suoni così estremi.

Dovetti successivamente spiegare al cantante, che ci guardava in maniera interrogativa non capendo quello che stava accadendo, la situazione e ci facemmo assieme delle grandi risate.



mercoledì 11 gennaio 2023

Jeff Beck (1944-2023). Un ricordo personale

 Stasera il mondo degli appassionati di musica ha ricevuto una notizia che non avrebbe mai voluto ricevere: ci ha lasciato Jeff Beck!

Parlare di lui e dell'importanza che la sua chitarra ed il suo suono hanno avuto, nel mondo del rock e non solo, è un'impresa che ho già fatto in passato proprio su queste mie pagine ed in questi giorni leggerete giustamente di tutto e di più su di lui e sulla sua enorme, immensa, inarrivabile carriera.


Voglio però, così di getto, raccontare un piccolo aneddoto, giusto un ricordo della prima volta che ebbi l'occasione di incontrarlo, come mio personale tributo alla figura di questo grande artista.

Eravamo al Pistoia Blues del 1998:

Ero piuttosto preoccupato nell'andare ad accogliere Jeff Beck. Il chitarrista era infatti uno dei miei idoli musicali fin da quando ero un ragazzino, sapevo però anche che aveva un carattere non proprio facile da gestire.

Già dal suo arrivo invece si dimostrò assolutamente tranquillo.

Come entrò nel Palazzo Comunale dove, da sempre, si trovava il backstage, vidi che guardava ciò che lo circondava con estremo interesse.

Mi feci così avanti e gli chiesi se fosse interessato ad andare a visitare il Museo Civico di Arte Antica al piano superiore. Il suo volto si accese di entusiasmo e chiamò ad accompagnarci anche la chitarrista Jennifer Batten, in precedenza chitarrista di Michael Jackson, in quel momento facente parte della sua band.

Ricordo che prima di accedere al museo, salirono lo scalone e si affacciarono al suggestivo balconcino che domina il cortile interno.

Una volta entrati nel museo vidi Jeff Beck trasformarsi da rockstar acclamata in tutto il mondo a uomo che, in rispettoso silenzio ed ammirazione, si trova davanti alla visione di opere che rappresentano l'intera storia artistica della città di Pistoia dal XII al XX secolo.

Mi ringraziarono moltissimo e mi confessò che non era mai stato a Firenze che sapeva essere molto vicina alla città di Pistoia; mi offrìì così di fargli da cicerone se avesse deciso un giorno di venire a visitarla e, ricordo, gi dissi che lo avrei accompagnato con la mia Harley Davidson, per fargli gustare appieno le bellezze della città.

Si dimostrò entusiasta e ci scambiammo il recapito telefonico.

Dopo il suo set, che lasciò il pubblico di Piazza Duomo a bocca spalancata per l'autentica lezione di chitarrismo che propose, mi confessò che aveva smarrito il mio biglietto da visita e me ne chiese un altro, cosa questa che mi fece pensare che fosse veramente interessato a venire.

Poi, come a volte accade, le cose non si realizzarono; si parlava infatti di uno dei più grandi chitarristi di sempre ed i suoi impegni saranno stati sicuramente molteplici; io ovviamente non mi sognai minimamente di disturbarlo, visto che appunto anche lui mi aveva lasciato un recapito.


Mi restò però l'enorme soddisfazione di averlo visto emozionarsi per un luogo così importante della città che mi ha dato i natali.

Adesso Jeff ci ha lasciato ed il mio dolore per la perdita di questo grande artista è enorme.


martedì 3 gennaio 2023

My Best Of 2022

 


Molti buoni dischi quest'anno ma, come oramai accade, per quanto mi riguarda, quelli che resisteranno all'incedere del tempo non moltissimi.

Sicuramente il live monumentale di Tom Petty con i suoi fidi Heartbreakers sarà uno di questi, anche se il live in questione fu registrato nell'oramai lontanissimo 1997.

Molti artisti promettenti, molte cose nuove che al primo ascolto possono risultare un po' ostiche ma che meritano di essere ascoltate e molte conferme per quanto riguarda quelli conosciuti ed oramai giunti ad uno status quasi leggendario.

Questi comunque, tra quelli che ho ascoltato, sono i miei preferiti per quanto riguarda l'anno oramai terminato, come sempre l'ordine è casuale e non qualitativo.


MARCUS KING- Young Blood

THE BLACK CROWES- 1972

CHRISTONE "KINGFISH" INGRAM- 662

THE BLACK KEYS- Dropout Boogie

THE SHEEPDOGS- Outta Sight

PAOLO NUTINI- Last Night In Bittersweet

FANTASTIC NEGRITO- White Jesus Black Problems

DAVE WELD AND THE IMPERIAL FLAMES- Nightwalks

TOM PETTY AND THE HEARTBREAKERS- Live At Fillmore 1997

LEE FIELDS- Sentimental Fool

THE DELINES- Sea Drift

TEDESCHI TRUCKS BAND- I Am The Moon

FONTAINES D.C.- Skinty Fia

ERIC CLAPTON- Nothing But The Blues

LEO BONI- The Ring

CHARLIE MUSSELWHITE- Mississippi Son

HANK WILLIAMS JR.- Rich White Honky Blues

THE SWEET THINGS- Brown Leather

WILLIE NELSON- A Beautiful Time

DRIVE BY TRUCKERS- Welcome To Club XIII

BUDDY GUY- The Blues Don't Lie

ERIC GALES- Crown

UMBERTO PORCARO- Take Me Home

THE MELTDOWN- It's a Long Road

DANGEROUS MOUSE- Cheat Codes

WEYES BLOOD- And In The Darkness/Hearts Aglow

DION LUNADON- Beyond Everything

THE BRIAN JONESTOWN MASSACRE- Fire Doesn't Grow On Trees

ZZ TOP- Raw

WILCO- Cruel Country

LARKIN POE- Blood Harmony



CONCERTI:


GOV'T MULE- Pistoia Blues 09/07

CHRISTONE "KINGFISH" INGRAM- Lucca Summer Festival 17/07

FANTASTIC NEGRITO- Fiesole 20/07

DION LUNADON- Torino 05/11

martedì 26 aprile 2022

LEO BONI


 FIRENZE. Improvvisa e inaspettata la scomparsa nel sonno del musicista fiorentino, ma cittadino del mondo Leo Boni, aveva iniziato la sua carriera alla Berklee School Of Music nel 1984, ha lasciato sconvolti i numerosi amici, appassionati e musicofili toscani. Leo non era solo un grande, enorme, chitarrista, ma era un artista che, una volta visto, non potevi certo dimenticare. I suoi lineamenti facevano della sua sagoma una maschera caratteristica inconfondibile, tanto che l'amico di sempre, il sassofonista Cris Pacini, l'altra metà dei Coguari di Cinta, duo che allietava le serate nei club toscani, si divertiva a caricaturizzare in tutte le maniere possibili sulle varie locandine che annunciavano le loro serate. Con quella sua criniera leonina, il suo inconfondibile naso e la sua voce cavernosa, che lo faceva addirittura sembrare un cantante di colore di New Orleans e un carisma da tipico artista d'oltreoceano da dove proveniva, era impossibile che, una volta visto appunto, venisse dimenticato.

Domenica scorsa, la sua famiglia ha organizzato una commemorazione presso il club Combo di Firenze, dove si sono dati appuntamento i numerosi amici e conoscenti del musicista. Il palco ha accolto chiunque volesse suonare, come la Juke Joint Band di Sauro Ravalli, formazione dove Leo suonava la chitarra da una vita; Roberto Uggiosi, che altri non è che il 50% di Cappotto e Cammello (musica di un certo livello) incredibile duo, portato in scena per almeno tre lustri, che aveva in programma una serata proprio il giorno successivo alla notte in cui è scomparso Leo. Roberto, con il cuore gonfio di emozione e con le lacrime agli occhi, si è esibito con la chitarra di Leo.

Cris Pacini appunto, poi Emiliano Degl' Innocenti e via via moltissimi altri musicisti che, con le lacrime agli occhi, hanno suonato il blues tanto caro a Leo. Particolarmente toccanti sono stati gli interventi della sorella Marina e della figlia diciottenne Anita, che lui amava tanto, al punto da cambiare immancabilmente il testo di una canzone di Stevie Wonder, "Isn't She Lovely", da "Life is Aisha" a "Life is Anita"Anita, che con il suo intervento, è riuscita a far commuovere tutti i presenti. Come quando ha raccontato di come Leo le dicesse guarda che babbo che t'è toccato, facendo allusione al suo essere musicista e artista a tutto tondo, in fondo anche un po' zingaro, un gipsy alla Jimi Hendrix in salsa toscana, o meglio come avrebbe sicuramente detto lui, un Jimi Hendrix al lampredotto e lei, tra i singhiozzi, ha detto di essere stata orgogliosa di aver avuto un babbo così. Blues, swing, gypsy jazz, soul, persino manouche, il tutto però condito sempre da una vena scanzonata di fondo erano i suoi territori. Sarà impossibile dimenticare Leo Goodies, mancherà tantissimo la sua arte incredibile, la sua simpatia e il suo carisma. Ci lascia però tre importanti testimonianze discografiche che consiglio vivamente a chiunque di cercare e di ascoltare con attenzione, perché dentro c'è tutto il mondo incredibile di Leo Boni

Crocicchio (Babbeo Records- 2001)

Sogno Toscano (Babbeo Records- 2011)

The Ring (Redcat Music- 2020)


La foto della chitarra di Leo Boni è di Giuliana Monti

Le foto della Juke Joint Band e di Roberto Uggiosi sono dell'autore

martedì 5 aprile 2022

My Best Of 2021


 Non è stato, a mio avviso e per gli ascolti che ho fatto, un anno particolarmente ricco di grandi dischi; molti buoni dischi ma pochi quelli che veramente posso considerare album che resisteranno agli ascolti nel tempo, però tra questi che ho inserito sicuramente alcuni ci sono.

Ho infatti atteso molto per pubblicare questa mia lista, visto che siamo ad Aprile e normalmente ogni anno la pubblico al massimo a Gennaio.

Comunque questi sono, a mio personale gusto, i dischi che ho preferito dell'anno trascorso, ovviamente non in ordine di preferenza:


THE J. & F. BAND- Me And The Devil

CHRISTONE "KINGFISH" INGRAM- 662

CURTIS SALGADO- Damage Control

TEDESCHI TRUCKS BAND- Layla Revisited

LOVESICK DUO- All Over Again

JASON ISBELL & 400 UNIT- Georgia Blue

GOV'T MULE- Heavy Load Blues

THE BROTHERS- March 10, 2020 Madison Square Garden

CEDRIC BURNSIDE- I Be Trying

THE BLACK KEYS- Delta Kream

LUCINDA WILLIAMS- Lu's Juke Box Serie

SILK SONIC- An Evening with Silk Sonic

THE ALLMAN BROTHERS BAND- Down In Texas '71

MUDDY WATERS- The Montreaux Years

JAMES McMURTY- The Horses And The Hounds

THE BLACK PUMAS- Capitol Cuts (Live From Studio A)

SELVYN BIRCHWOOD- Living In A Burning House

CHRIS CAIN- Raisin' Cain

JOHN PAUL KEITH- The Rhythm Of The City

mercoledì 9 marzo 2022

Muddy Waters- Electric Mud (1968)

"Electric Mud" fu il quinto album inciso da Mississippi Muddy Waters. registrato nel Maggio del 1968 e pubblicato nell'Ottobre dello stesso anno, fu il tentativo a mio avviso riuscitissimo, di unire il Blues alla Psichedelia che tanto andava in quegli anni pieni di cambiamenti, sociali e musicali.

Anche il cinema in quell'anno proponeva cose che rompevano un po gli schemi fino ad allora vigenti, tanto che persino un attore come Steve McQueen interpretò il ruolo di un detective, Frank Bullitt, nel film "Bullitt" di Peter Yates, detective piuttosto anticonformista che si muoveva all'interno di fumosi locali jazz in una San Francisco che recepiva quei cambiamenti storici in maniera perfetta.

Marshall Chess, fondatore dell'etichetta "Chess Records", label per cui incideva Muddy, ebbe l'idea di avvicinare il musicista ai più giovani, giusto per fargli guadagnare qualche soldo in più, visto che il Blues a quell'epoca non è che rendesse molto in termini economici.
In precedenza Chess aveva fondato un'etichetta satellite, che aveva chiamato "Cadet Concept Records", il cui primo album pubblicato era stato l'omonimo album di debutto dei Rotary Connection , una band psichedelica, il secondo fu appunto "Electric Mud"; per pura curiosità il terzo album pubblicato dall'etichetta fu l'album di debutto degli Status Quo "Picturesque Machtstickable Messages".
Per incidere l'album di Muddy, Marshall Chess radunò i più fighi musicisti "Jazz-Rock" sulla piazza in quel momento a Chicago : Gene Barge , Pete Cosey , Roland Faulkner, Morris Jennings , Louis Satterfield , Charles Stepney e Phil Upchurch.
Inserì pedali wha-wha e fuzzbox ed arricchì il suono di organo elettrico e sax.
Non era assolutamente un tentativo di fare di Muddy Waters un artista psichedelico, bensì quello di costruire una specie di concept album, per fargli guadagnare popolarità verso i più giovani ed, appunto, qualche soldo in più.


Anche la cover di "Let's Spend The Night Together", incisa l'anno precedente dai Rolling Stones, fece spalancare la bocca agli integralisti del genere, visto che la versione di Waters, cantata in stile Gospel/Soul, risentiva molto delle influenze di band, come i Cream o la Jimi Hendrix Experience ad esempio, che andavano per la maggiore in quel momento.
Addirittura l'ipnotico, ossessivo, quasi un sabba "She's Alright", contiene al termine di un delirio psichedelico, un accenno, che parte dal giro di basso seguito dalla chitarra, a quella "My Girl", incredibile successo dei Temptations di tre anni prima.

I puristi del Blues storsero il naso ma loro lo storcono immediatamente, non appena si esce dai consueti canoni e Muddy stesso, in seguito, lo ripudiò ma il risultato fu sorprendente.
Il problema fu che Muddy Waters aveva suonato l'album in studio con una band che non era la sua, per cui risultava praticamente impossibile riprodurre quelle sonorità psichedeliche dal vivo, a meno che non avesse sostituito completamente i sui musicisti con quelli che avevano inciso l'album.
Il disco fu all'epoca uno dei dischi più venduti di Muddy Waters ma l'accoglienza fu decisamente migliore in Inghilterra, molto più aperti nei confronti delle contaminazioni, che in USA.
Ovviamente guardato con gli occhi di un purista, soprattutto all'epoca, il disco poteva apparire addirittura blasfemo ma, visto ed ascoltato senza pregiudizi, il disco è bellissimo e addirittura seminale, tanto che influenze dello stesso si possono benissimo ritrovare negli anni a seguire nei Rolling Stones, nei Led Zeppelin, fino ai giorni nostri, in band come i Black Keys.